BTP Italia: è la misura giusta rispetto ad altri strumenti?

Foggetti Filippo
Filippo Foggetti
25.5.2020
Tempo di lettura: 3'
Premio di fedeltà dell'8 per mille (8 euro ogni 1000 euro investiti) per chi manterrà i BTP fino alla scadenza. Quindi la presenza di un sistema premiante

A causa del lockdown si hanno aspettative fondate di crescita vertiginosa del debito pubblico italiano e la diminuzione marcata del PIL stesso

Dal punto di vista di strategia finanziaria dell'Italia i 22 miliardi di raccolta dovrebbero far scattare una sirena d'allarme

Il nuovo BTP Italia, con scadenza maggio 2025, è stato un vero e proprio successo se consideriamo che sono stati raccolti oltre 22 miliardi di euro.

La finalità dell'emissione è quella di coprire in parte le uscite finanziarie conseguenti ai provvedimenti sinora approvati per contrastare gli effetti economici del Covid-19.
Vediamo un po' le caratteristiche principali:

  • Durata 5 anni, dal 26 maggio 2020 al 26 maggio 2025;

  • Tasso di interesse annuale 1,40% minimo garantito;

  • Oltre al tasso di interesse è stato inserito un meccanismo di indicizzazione all'inflazione italiana con particolare riferimento all'indice FOI, ossia indice dei prezzi al consumo per le famiglie e gli operai italiani esclusi i tabacchi;

  • Premio di fedeltà dell'8 per mille (8 euro ogni 1000 euro investiti) per chi manterrà i BTP fino alla scadenza. Quindi la presenza di un sistema premiante.


Detto questo vado ad indicare i pro e contro:

I pro sono rappresentati dal fatto che proteggono dall'inflazione, hanno una scadenza relativamente breve e non ci sono costi di emissione.

Tra i contro da considerare che l'inflazione in questo momento (indice FOI) è negativa e presumibilmente si manterrà bassa per i prossimi anni a venire; il premio per il rischio è basso a mio avviso e poi attenzione massima al tema della diversificazione in quanto se investo tutti i soldi in BTP la mia diversificazione si annulla e quindi mi espongo ad un concentrato di rischio tutto italiano.

Un altro aspetto da considerare è il rischio default. E qui so di poter suscitare commenti irriverenti perché nell'immaginario comune si da per scontato che lo Stato Italiano non possa fallire.

Sicuramente sarà poco probabile ma questo è assai diverso da dire impossibile. Da tener conto infatti che la ricchezza privata italiana è ingente e su questa già da tempo qualcuno vorrebbe mettere le mani sopra.

A sostegno di questo elemento “contro” c'è la crescita, o meglio la non crescita del PIL italiano, che dal 2010 cresce sempre in misura minore rispetto a quello della media europea.

A causa del lockdown si hanno aspettative fondate di crescita vertiginosa del debito pubblico italiano e la diminuzione marcata del PIL stesso. L'altro elemento da tenere in considerazione è il rating dell'Italia.

La qualità del debito italiano è BBB, con outlook negativo e siamo quindi ad un passo dalla definizione di titolo spazzatura. L'Italia, secondo il sentiment, è alla pari della Grecia. 

Concludendo, se mi metto nei panni dell'investitore, l'acquisto di questo BTP può essere in un certo senso conveniente, ma non possiamo solo considerare il rendimento in sé.

Occorre infatti partire da un processo ben più ampio di pianificazione finanziaria, analizzando la specifica situazione economico finanziaria e ragionando in termini di obiettivi.

Semmai nell'ottica della diversificazione, sarebbe auspicabile ricorrere a ETF o fondi d'investimento efficienti e a basso costo che comprendono al loro interno più titoli di Stato europei e quindi anche quelli rappresentativi del debito governativo italiano.

Dal punto di vista di strategia finanziaria dell'Italia i 22 miliardi di raccolta dovrebbero far scattare una sirena d'allarme.

Se escludiamo le premialità e consideriamo solo il tasso d'interesse dell'1,4%, i 22 miliardi raccolti comportano nel quinquennio una spesa per interessi pari a circa 1,5 miliardi di euro. 

Facendo ricorso alle linee di credito garantite dal MES per ottenere la stessa cifra, gli interessi pagati dalle casse statali si aggirerebbe intorno a 110 milioni di euro in quanto il nuovo fondo salva stati garantisce prestiti con un tasso di interesse di appena lo 0,1%.

Un saldo negativo quindi di 1.4 miliardi circa che ovviamente sarà scaricato sui cittadini.

E concludo dicendo che a mio avviso si dovrebbe puntare molto più ad incentivi e programmi di sviluppo delle imprese, che darebbero una spinta al pil, all'occupazione, alla ripartenza dei consumi e ad una maggiore energia all'Italia.

 
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