Pillole di Finanza: Oltre l'80% dei fondi attivi non batte il proprio benchmark

Braglia Andrea
Andrea Braglia
11.10.2021
Tempo di lettura: 2'

I COSTI DEI FONDI IN ITALIA SONO TRA I PIU' CARI IN EUROPA

 

Un recente articolo ha evidenziato che i costi dei Fondi Italiani sono tra i più elevati in Europa e nonostante la Mifid II abbia posto un'attenzione crescente sulle commissioni, gli oneri a carico dei risparmiatori non sono ancora diminuiti.

Quando si decide di investire in un Fondo d'investimento, la principale dimensione da controllare è quella legata ai costi e questo vale soprattutto  in momenti in cui – considerando il livello dei tassi - anche per gli strumenti meno rischiosi i rendimenti sono modesti.


Uno dei report più recenti in materi di costi, è quello dell'ESMA (acronimo di European Securities Markets Authority), intitolato “Performance and costs of retail investment products in the EU”: lo studio dell'autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, un organismo dell'Unione Europea, raffronta oltre alle performance, anche i costi dei prodotti di investimento dell'area euro.

Per l'Italia l'ESMA ha aggregato dati da Consob (il paper “Il costo dei fondi comuni in Italia. Evoluzione temporale e confronto internazionale” del 2018) e Banca d'Italia (il documento “Il costo totale dell'investimento in fondi comuni” del 2017): il report dell'autorità di controllo delle borse e dei mercati finanziari, ha messo sotto la lente i Fondi di diritto italiano e di diritto non italiano (di altri stati europei), ma commercializzati in italia.

I prodotti con sottostante la componente azionaria costavano in media il 2,34% annuo, mentre quelli del comparto obbligazionario l'1,16% annuo: i primi, soprattutto, sono più alti che in altri stati europei come Lussemburgo, Irlanda e Francia e l'ampiezza dei costi, nel nostro paese, è la più alta in Europa, insieme al Portogallo e questa misura è superiore ai 2 punti percentuali.

Un'altra evidenza del report è che il 70% dei costi relativi al fondi remunera il canale distributivo, va cioè alla rete che colloca il prodotto e questo costo spesso non è neppure noto per il cliente, che quando si rivolge alla banca o all'intermediario, pensa di ricevere una consulenza gratuita, quando in realtà il costo del prodotto viene direttamente scalato dall'investimento.



L'analisi dell'ESMA prende in considerazione non solo i costi complessivi ma anche i componenti che li compongono, ossia ongoing costs (spese correnti), entry fees (commissioni di entrata), exit fees (commissioni d'uscita), distribution fees (spese di distribuzione) e performance fees (commissioni di performance): per quanto riguarda le spese correnti l'Italia si posiziona sopra la media europea.


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