Nel dubbio, meglio lasciare tutto in conto corrente. O no?

Zilio Michele
Michele Zilio
17.1.2021
Tempo di lettura: 2'
Pandemia, recessione mondiale, defaults, mercati finanziari in crollo, bolle speculative, disoccupazione: gli spettri che perseguitano i risparmiatori italiani si moltiplicano e i saldi dei conti correnti bancari e postali si impennano, arrivando a toccare i  1.700/1.800 mld di Euro (erano 700 solo 5 anni fa). 

 

Sicuramente lock-down e conseguente crollo dei consumi hanno aiutato la lievitazione dei saldi liquidi, ma la causa principale è la (a dir poco) lacunosa cultura finanziaria degli italiani: il conto corrente è l'unico strumento sufficientemente conosciuto, quindi, nel dubbio, lasciamo tutto lì. L'unica alternativa generalmente accettata è qualche BTP, ma in questo caso, per avere un rendimento degno di tale nome, bisogna accettare scadenze molto lunghe; e poi c'è sempre lo spettro  del default dell'Italia.

 

Io non sono in grado di stimare la probabilità di un tale evento, ma so che esistono altri argomenti certi o molto più realistici:


 


  • BAIL-IN: molto più probabile del default dello Stato è quello di qualche banca; la crisi economica in corso mieterà purtroppo molte vittime tra le aziende, anche di grandi dimensioni, sicuramente molto indebitate con le banche; i crediti deteriorati delle banche stanno crescendo rapidamente. Con l'introduzione del bail-in, in caso di default dell'istituto, dopo azionisti ed obbligazionisti della banca, saranno coinvolti anche i clienti con saldi dei conti superiori a 100.000 Euro (circa 250 mld ad oggi).




 


  • PATRIMONIALE: anche qui, stimarne la probabilità o le modalità di applicazione è piuttosto difficile; penso solo che la sua introduzione, magari da parte di un governo tecnico, risolverebbe gran parte dei problemi finanziari dello Stato: pensiamo che un'ipotetica imposizione del 2% sul saldo liquido attuale genererebbe un introito di 35 mld di Euro; potrebbe essere applicata anche sulla ricchezza complessiva, non si sa, ma di sicuro i conti correnti ne sarebbero coinvolti per primi.




 


  • INFLAZIONE: spesso non considerata un problema importante, perché è bassa, “irrisoria”. Però negli ultimi 20 anni, solo a causa dell'inflazione, i capitali liquidi sono stati erosi del 30% (fonte Istat), miracolo della matematica finanziaria, e dal capitale rimanente dobbiamo ancora sottrarre i costi bancari e l'imposta di bollo annuale.




 

Con queste argomentazioni non intendo sostenere che, in un periodo di incertezza come questo, una ponderata percentuale di liquidità non sia opportuna. Ma il prezzo da pagare per detenerla, in termini di costi e rischi, è indubbiamente sproporzionato rispetto alla sua utilità. Forse una corretta distribuzione del proprio risparmio tra attività diverse permetterebbe anche un rendimento e spesso senza aumentare troppo il rischio già presente.


 

Anche in anni difficili come quello passato, ci sono settori produttivi che hanno avuto uno sviluppo eccezionale (pensiamo all'informatica, all'e-commerce, al video streaming, alla biotecnologia). Ci sono poi settori, che nel 2020 hanno maggiormente sofferto per l'impatto della pandemia e del lock-down (turismo, ristorazione, automotive), ma che fisiologicamente recupereranno negli anni successivi.


Il risparmiatore ha a disposizione strumenti molto efficaci per diversificare l'allocazione del proprio capitale: penso ad esempio al piano di accumulo, che permette di entrare nel mondo produttivo progressivamente e mitigando i prezzi di acquisto, con risultati matematici sorprendenti; penso all'aiuto di un esperto Consulente Finanziario, che può accompagnare il risparmiatore nell'identificazione dei suoi obbiettivi e nella pianificazione degli strumenti più adatti per ottenerli, con costi e livello di rischio personalizzati. Il consulente può inoltre aiutare il risparmiatore ad aumentare la propria cultura finanziaria, in modo da renderlo più consapevole e meno spaventato dalle scelte corrette per lui.
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