Il vantaggio della felicità e il mestiere del consulente

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Davide Barberi
27.4.2022
Tempo di lettura: 3'
Tutti vogliamo essere felici, ma qual è il vero vantaggio della felicità? Si intitola proprio così un libro di Shawn Achor, esperto mondiale in psicologia positiva, che enuncia i sette principi di questa disciplina che alimentano il successo e la performance.

Credo che un libro del genere sia importante anche per chi esercita la mia professione. 

Mi occupo da oltre vent'anni di crescita professionale: gestisco un team di consulenti finanziari a Roma in Sanpaolo Invest.
UN'IDEA RIVOLUZIONARIA 

Alla base di questo libro c'è un'idea che io considero rivoluzionaria. Fin da piccoli ci hanno abituato a pensare che la felicità arriva dopo aver raggiunto gli obiettivi che ci siamo prefissati nella vita. Tutti lo pensiamo, ma è sbagliato: la felicità è una conquista quotidiana, non solo un obiettivo. Se sono felice e mi piace quello che faccio, sarò in grado di raggiungere il mio obiettivo anche più velocemente e facilmente. La felicità ci permette infatti di impegnarci di più (senza sentirne la fatica) in ciò che facciamo, e il lavoro è un'attività che deve darci una gratificazione. Questo concetto si può applicare anche all'attività quotidiana dei professionisti della consulenza finanziaria.

IL PROFESSIONISTA GUADAGNA MA NON È NECESSARIAMENTE FELICE

Quando frequentavo l'università avevo un docente che aveva già introiettato i principi di questo libro. Di fronte a noi disse: “Voi avete vent'anni, siete seduti su questi banchi e io posso già dirvi cosa diventerete un domani: o dirigenti dello Stato o professionisti. Ma chi è il professionista? Fondamentalmente un poveraccio”. Il professore si riferiva, ovviamente, NON all'aspetto economico, ma al fatto che un professionista, anche se guadagna bene, svolge comunque una prestazione dietro compenso, e questo gli garantisce di guadagnare ma non certamente di essere felice.

MANTENERE LA VOGLIA DI IMPARARE

Il docente aggiunse: “Per essere felici non dovrete essere professionisti. Dovrete invece essere professionali, ma allo stesso tempo in grado di mantenere l'entusiasmo, la meraviglia, la voglia di capire e di imparare dei dilettanti. Dovete rimanere in un certo senso dei dilettanti, non certo nella pratica, ma nella voglia di continuare a crescere e a porvi nuove sfide. Se riuscirete a mantenere questo approccio svolgerete il vostro lavoro con avidità di imparare e sarete felici. Non sarete semplicemente persone che fanno qualcosa dietro compenso, e quindi costrette a farle per ottenere qualcosa in cambio”. Il rapporto con gli altri non si può infatti limitare a un mero scambio di beni e servizi con una controparte economica, ma ci deve essere qualcosa in più. 

LA FELICITÀ È UN PERCORSO

La mia impostazione dei rapporti personali non può prescindere da questo reciproco scambio. Si dice spesso che la tristezza è uno stato mentale, mentre la felicità è un percorso.

 Per questo ogni giorno cerco di capire cosa può migliorare il benessere - psicologico, emotivo ed anche economico - dei clienti e della mia squadra. Un modo concreto per mettere in pratica questi propositi è fare le cose insieme: la condivisione allevia il peso del lavoro e moltiplica le energie. Se incontro una persona, le do un euro e lei mi restituisce un euro, alla fine avremo tutti e due la cifra di partenza. Ma se invece scambio un'idea con una persona, l'altro se ne andrà con la sua idea e la mia, quindi avrà moltiplicato il suo bagaglio, avrà due idee invece che una. E questo fa parte del percorso di crescita comune, della condivisione: in questo modo si riesce a generare felicità.
Opinione personale dell’autore
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