Il paradiso può attendere

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Silvio Frontini
9.12.2021
Tempo di lettura: 2'

Alcuni anni fa, durante una visita da un otorino, chiesi se esistessero rimedi per eliminare dei fastidiosi acufeni alle orecchie. Lo specialiste mi rispose, in modo illuminante: “al tempo dei romani non si avevano di questi problemi… si moriva prima”.
Il dottore aveva sintetizzato che la nostra generazione ha prospettive di vita notevolmente superiori a quelle di 2000 anni fa. Progressi scientifici e, di conseguenza, migliore tenore di vita, ci consentono di godere di molti anni di vita nel periodo della quiescenza.


Indubbiamente è un aspetto positivo, ma la risposta dello specialista ha fatto luce su due problematiche inesistenti negli anni in cui le prospettive di vita erano considerevolmente più basse.
La prima riguarda la qualità della vita. Avere maggior tempo a disposizione implica vivere per garantirsi un buon tenore di vita, non semplicemente sopravvivere.
La seconda riguarda la sopravvivenza alle proprie finanze.


In virtù di quest'ultimo aspetto, mi rivolgo principalmente alle nuove generazioni che hanno la fortuna di avere a disposizione diverso “tempo” per organizzare serenamente e con poche risorse il proprio futuro da pensionati. Per gli over cinquanta la possibilità di rimediare è pressoché impossibile. Si potrà lavorare su quanto accumulato fino all'età del pensionamento, trasferendo eventualmente qualche asset. Ma costruire un patrimonio necessario per un pensionamento felice avendo a disposizione così poco tempo è impensabile.


È difficile far capire alla generazione dei millennials questa necessità. La stragrande maggioranza pensa che non sia un proprio problema. Purtroppo saranno le nuove generazione a doverne fare le spese. Siamo in una società in cui governa la “solitudine “, nonostante l'enorme quantità di “amici” sui social. Manca il calore umano, laddove la vicinanza si dimostra solo attraverso un like o uno smile.


Nelle generazioni precedenti il valore della famiglia era estremamente importante. Diverse famiglie vivevano sotto lo stesso tetto ed erano gli anziani a provvedere ad accudire i più piccoli. In caso di bisogno di assistenza, c'era sempre qualcuno pronto ad aiutare. La maggior parte degli incarichi spettava poi alle donne, costrette a lasciare il proprio lavoro.


Oggi siamo di fronte a una condizione familiare completamente diversa, dove le donne possono, giustamente, conservare il proprio lavoro. Ma anche se molto spesso si parla di famiglie allargate, in caso di necessità, per provvedere al bisogno di assistenza da parte di un componente della famiglia, si richiede l'aiuto di persone esterne. Questo implica la necessità di mettere in gioco risorse economiche.


Immaginando di trovarsi in una circostanza simile, è bene, prima di pensare a come agire, interrogarsi sui rischi cui andiamo incontro.
Ciò che è certo, è che persone in età di pensione, che una volta erano considerate anziane, oggi sono molto attive. Per fare un esempio, la pubblicità in cui la bambina vestita da cappuccetto rosso pubblicizza un telefono adatto per persone molto avanti con gli anni, può essere ritenuta adeguata oggi se rivolta ai suoi bisnonni. Sarebbe considerata fuori luogo già se diretta ai nonni.


È chiaro quindi che il notevole cambiamento cui siamo andati incontro ha sovvertito le priorità, ma anche il bisogno di aiuto e la necessità di mettere in gioco le proprie forze finanziarie, con conseguenze per la costruzione del proprio futuro benessere. E con tutto ciò non possiamo non fare i conti, se desideriamo vivere, non sopravvivere.

Opinione personale dell’autore
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