Consulente patrimoniale: analogie e differenze tra due figure chiave

Roffredo Davide
Davide Roffredo
30.9.2021
Tempo di lettura: 2'
Consulente finanziario e consulente patrimoniale rappresentano due approcci professionali con caratteristiche comuni, ma con alcune differenze sostanziali. 

Sono entrambe figure che si occupano della gestione di particolari aspetti riguardanti il risparmio e gli investimenti finanziari dei clienti, ma uno, quello patrimoniale, rappresenta un'evoluzione nel rapporto di consulenza rispetto all'altro. 

Il consulente finanziario si occupa delle esigenze e dei progetti di vita del cliente da un punto di vista esclusivamente finanziario: si prende quindi la responsabilità di monitorare i mercati, gli strumenti finanziari e assicurativi messi a servizio del progetto di investimento e il buon andamento dello stesso in un percorso concordato con il cliente. 

Il consulente patrimoniale porta con sé delle competenze aggiuntive che gli permettono di contestualizzare le implicazioni di natura legale o anche fiscale delle soluzioni al problema o al progetto individuato insieme al cliente.

A questo si unisca la sua consolidata vocazione alla pianificazione che porta ad un'approfondita conoscenza del cliente e del suo contesto personale o famigliare.

Diventa quindi naturale esser chiamati ad ascoltare idee o esigenze da parte dei nostri assistiti senza che necessariamente la soluzione passi attraverso la finanza.

Per fare un esempio pratico, il suo ruolo si può paragonare a quello che ha il direttore dei lavori nell'ambito della costruzione o della ristrutturazione di una casa. In questi casi si inizia con la preparazione di un progetto, poi si dà il via ai lavori e il direttore, oltre alla sua professionalità specifica – normalmente si tratta di architetti o geometri – riveste la funzione di connettore tra le esigenze del committente e tutte le professionalità coinvolte materialmente nella realizzazione del progetto: muratori, idraulici, elettricisti e maestranze varie. 

E questa è la mia ambizione nell'ambito della consulenza finanziaria.

Una volta individuato insieme al cliente il problema da risolvere la sua soluzione passa attraverso l'apporto di varie professionalità. Così io, per conto del mio assistito, vado a cercare le figure professionali più adatte alla situazione o mi confronto con i suoi professionisti di fiducia, per avviare con loro un dialogo e costruire insieme le risposte più opportune.

CRISI D'IMPRESA E ALTRE SITUAZIONI STRAORDINARIE

Un esempio riguarda le crisi d'impresa: una fattispecie che rientra, anche se indirettamente, nell'ambito delle competenze di un buon consulente patrimoniale. 

Nel momento in cui vengo a conoscenza di qualcosa, una novità normativa o una particolare situazione che possa andare a condizionare il compito che mi viene dato dai miei clienti – nella maggior parte dei casi la protezione del patrimonio – ritengo mio dovere tenerli aggiornati. E questo anche nel caso di aspetti che non sono di mia diretta competenza, ma che potrebbero avere ripercussioni sulla gestione del patrimonio dei miei assistiti.

Ad esempio, il mio compito è predisporre incontri tra i clienti e i professionisti che potrebbero venire loro in aiuto prima che le nuove disposizioni legislative entrino in vigore.

LA FORMAZIONE, UN ASPETTO CHIAVE

Un aspetto del mio lavoro che definirei fondamentale è la formazione. 

Vale sia per me, per sentirmi più tranquillo nel momento in cui mi assumo la responsabilità della gestione del patrimonio dei miei clienti, sia per gli stessi miei assistiti, che devono dare per scontato che io sia aggiornato su tutti gli argomenti di cui parlo con loro. 

I miei clienti non devono sentirsi costretti a formarsi o informarsi per conto proprio, perché me ne occupo già io. 

Sentirmi utile per le persone che seguo è, in estrema sintesi, ciò che dà senso alla mia attività professionale.
Opinione personale dell’autore
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