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Vontobel, 2019 all'insegna della normalizzazione

05 dicembre 2018 · Francesca Conti · 5 min

  • Gli Usa sono vicini alla fine del ciclo economico e ci si aspetta un fisiologico rallentamento

  • Lo scenario di Vontobel prevede una normalizzazione per il 60%, uno slow down per il 25% e un blue sky scenario per il 15%

  • Per il gestore Gianluca Ungari “essere attivi dovrà fare la differenza” e “l’Alfa tornerà ad essere determinante”

Secondo la visione della banca privata svizzera specializzata nell’asset management, il 2019 sarà l’anno della normalizzazione. In uno scenario complessivo in progressivo peggioramento i fondamentali restano solidi e si deve puntare su una strategia di gestione attiva

Il prossimo anno si preannuncia essere caratterizzato da un’economia in progressiva normalizzazione. Ma le turbolenze legate ai rischi politici – in particolare guerra commerciale, Brexit e instabilità italiana – restano un peso sulle spalle degli investitori. “Quest’anno lo scenario complessivo è leggermente peggiorato”, spiega Gianluca Ungari, head of portfolio management Italy di Vontobel, tirando le fila degli scenari per il 2019 presentati a Milano dalla società. “Rispetto alle nostre previsioni siamo intorno al 60% per quanto riguarda una visione di normalizzazione, al 25% per uno slow down e al 15% per un blue sky scenario”, sottolinea il manager.

“Gli Stati Uniti si trovano verso la fine del ciclo economico, hanno ricevuto un grande impulso derivante dalla politica fiscale di Trump, però abbiamo assistito al più lungo ciclo economico della storia degli Usa per cui potremmo avere un fisiologico rallentamento, è naturale”. Rispetto all’anno scorso “si sono aggiunti ulteriori rischi politici – dalla guerra commerciale al rischio politico in Europa – e queste preoccupazioni stanno iniziando ad avere effetti anche sui dati macro: il terzo trimestre è stato debole non solo in Paesi come l’Italia ma anche ad esempio in Germania”, chiarisce l’head of portfolio management.

Dal Goldilocks lo scenario generale punta alla normalizzazione, uno status quo dove le cose non peggiorano”, prosegue Ungari. ‘Riccioli d’oro’, in inglese Goldilocks, appunto, rimanda alla favola di Robert Southey. Con questo termine, in finanza, si intende un andamento economico che procede al giusto passo, capace di evitare sia una recessione sia un surriscaldamento. Gli avvicendamenti politici degli ultimi giorni, come la tregua commerciale tra Cina e Stati Uniti e l’apertura al dialogo sull’asse Roma-Bruxelles fanno ben sperare in direzione di una normalizzazione: “Si ha una guerra commerciale dove almeno si inizia a negoziare, c’è stata un’apertura al dialogo tra Italia e Europa e la Brexit rimane un caso isolato che influisce su sterlina e azionari/obbligazionari Uk”, chiarisce Ungari. Per il manager “all’interno di questo scenario internazionale attuale la yield (con un rendimento del 7%) può essere interessante adesso, più dell’azionario (aggiustata la volatilità), perchè quest’ultimo rischiamo di avere ritorni di volatilità e quindi il timing diventa importante”.

“Quest’anno tutta la difesa del rischio non ha funzionato: volatilità, franco svizzero, oro e yen. Tutte le armi a favore del multi-asset non hanno fuzionato così bene da renderlo più efficiente di un bilanciato. Rispetto al bilanciato siamo ancora migliori in termini di relative performance ma non quanto mi aspettavo. Bisogna sfruttare assolutamente ogni asset class e diventa fondamentale la costituzione di portafoglio. Secondo me ritorneranno in voga dopo 4-5 anni disastrosi gli active managers. L’essere attivo dovrà fare la differenza. Ritornare a guardare l’Alfa tornerà ad essere determinante”, conclude il manager.

Ungari si lascia poi andare a un augurio per il prossimo anno: “Vorrei vedere un mercato che ragiona più sui fondamentali e non su Tweet e notizie. La difficoltà adesso è quella di lavorare con scenari dinamici. Se dovessimo entrare in uno scenario di nomalizzazione per cui i Paesi lavorano sui loro problemi, la liquidità smetterebbe di avere una funzione strategica e si potrà tornare a lavorarci”.

L’Italia

L’Italia presenta moltissime occasioni di investimento, ma da parte degli investitori – soprattutto Oltreoceano – rimane un forte scetticismo legato all’instabilità politica. “All’interno dei portafogli internazionali l’Italia normalmente viene inserita nel settore obbligazionario, mentre su quello azionario rimane sempre marginale”, spiega Ungari.

“Dal punto di vista del fixed income, Vontobel vede l’Italia come una grossa opportunità, sottolinea il manager, gestore di una boutique multi asset. “Nel mio lavoro ovviamente si guarda molto di più alla componente di rischio, suggerendo di puntare un po’ di più sul franco svizzero per pareggiare il rischio Italia. Il modo in cui alcuni portafogli stanno gestendo il rischio Italia è attraverso le banche”.

Secondo il manager, “i fondamentali del settore bancario in Italia sono estremamente interessanti, forse più di quelli di altre a livello europeo, e passare dagli istituti di credito è un modo per dotarsi di Btp”. Ma durante gli incontri con gestori e investitori di tutto il mondo, è un altro l’elemento che ha catturato l’attenzione del manager nell’ultimo anno. “La visione dell’Italia Oltreoceano – sottolinea Ungari – è estremamente negativa. Gli investitori americani restano molto scettici, perchè il rischio Italia comporta ancora il rischio euro. Non si sono tolte dalla mente degli investitori istituzionali alcune frasi di certi membri del governo a riguardo. Rimane nella testa degli investitori il pericolo che si possa uscire dall’euro. Da un punto di vista puramente finanziario è interessante”.

Francesca Conti
Francesca Conti