Venture capital, nel 2020 il focus sarà sulle società del deep tech

22 Gennaio 2020 · 3 min

Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, in Italia gli investimenti in startup hi-tech nel 2019 hanno raggiunto la cifra di circa 700 milioni di euro. Quale sarà il settore più promettente del nuovo anno? Secondo Stefano Peroncini, amministratore delegato di Eureka! Venture Sgr, il deep tech farà la differenza.

Venture capital: come si presenta oggi il mercato italiano?

“Il mercato italiano del venture capital è dinamico, sebbene ancora piccolo. Si muove, cresce, ma meno di quanto ci saremmo aspettati e quanto avremmo voluto. Viviamo in un mondo drammaticamente complesso, tecnologico, in cui gli investimenti in startup in America hanno raggiunto la cifra di 131 miliardi di euro nel 2018 e di 28 miliardi di euro in Europa, all’interno della quale l’Italia è tra gli ultimi posti. Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, nel 2019 in Italia sono stati investiti circa 700 milioni di euro, vale a dire 100 milioni in più rispetto all’anno precedente. Il 2020 sarà l’anno del fondo nazionale innovazione, uno strumento voluto dal governo italiano che ha l’obiettivo di canalizzare nuove risorse importanti nell’industria del venture capital italiano”.

Quali sono i fattori da monitorare per la selezione delle società target?

“In primo luogo il team. Nella gestione di una startup ai momenti di euforia seguono giorni difficili, di smarrimento, confusione e disorientamento. Si può uscire da queste crisi quando il team trova al proprio interno la forza di reagire e di trovare una nuova strada per lo sviluppo. Per questo motivo è meglio privilegiare i team con competenze complementari, con una leadership chiara, unica, condivisa e riconosciuta da tutti, non gerarchica e autoritaria, grazie alla quale può ritrovare la motivazione e raggiungere gli obiettivi prefissati. Tecnologia e mercato sono gli altri due elementi fondamentali che fanno la differenza tra una startup di successo e una startup che fallisce. Ma, in ogni caso, sarà l’execution a fare la differenza, da intendersi come la capacità di far accadere le cose nei tempi giusti. Magari non nel miglior modo possibile ma far realizzare quanto ci sia prefissato in un budget e in un obiettivo. Questo ridarà fiducia a tutto il team e, soprattutto, agli investitori che hanno deciso di affidare capitali e fiducia in lui”.

Qual è il settore più promettente nel 2020?

“Il deep tech, un’area di investimento in cui la differenza la fanno tanti anni di ricerca scientifica svolta in laboratorio, i know-how e i brevetti registrati. Un’area che, secondo le statistiche nazionali, sta crescendo del 20% anno su anno, questo è successo dal 2015 al 2018, fino a raggiungere la cifra di 18 miliardi di dollari di investimento nell’ultimo anno. Significa investire in advanced materials, biotech, nanotech, quantum computing, intelligenza artificiale, tutto ciò che è difficile da replicare. Non è solo una questione di capitali ma di know-how, dedizione e execution”.