Trend di investimento per il 2019, parla Ubs

05 Aprile 2019 · 4 min

Quali trend di investimento dobbiamo aspettarci per il 2019? Risponde Paolo Federici, market head di Ubs Global Wealth Management Italia

Il 2019 sarà un anno interessante, perché pensiamo che la politica continuerà a generare volatilità. Questa non è di per sé una cattiva notizia, perché per gli addetti ai lavori si creano interessanti opportunità di acquisto. Tuttavia, questo vuole anche dire che – se una persona non si sente un addetto ai lavori – forse farebbe meglio a delegare. Per questo esistono dei prodotti dedicati, come le gestioni patrimoniali. Guardando l’asset allocation, vediamo opportunità sull’azionario globale ma anche sull’azionario dei Paesi emergenti, a patto di saper scegliere i nomi dei titoli. L’altra cosa che ci dà opportunità di creazione di valore è l’emerging market debt in valuta forte, ovvero in dollari. Consideriamo di mettere in portafoglio posizioni anticicliche, come ad esempio lo yen, al fine di stabilizzare la volatilità. Se un investitore non vuole guardare soltanto al breve, ma anche a fenomeni che dipendono poco dall’andamento dei mercati, potrebbe ragionare di mettere deimacrotrend in portafoglio per i grandi cambiamenti di questa epoca, ovvero cambiamenti secolari che trovano poche forze in grado di arrestarli, come quelli ambientali, demografici e tecnologici.

Esg, il trend è duraturo?

Più che considerare l’esg in senso tale, si dovrebbe ragionare su un concetto un po’ più ampio, che è quello di sustainable investing. Qualcosa sta sicuramente succedendo. Basti pensare, ad esempio, che il fondo sovrano norvegese che ha accumulato gran parte della propria ricchezza in funzione del petrolio, abbia deciso esplicitamente di non investire nel petrolio stesso. Ad accorgersene sono stati anche molti nostri clienti, perché – se ragioniamo sul fatto che Ubs è il più grande player al mondo con circa tre trilioni di asset in gestione – più di un terzo è già investito in temi sostenibili. Investire in temi sostenibili non vuol dire fare beneficenza, ma cercare trend che sono lì per restare. Da studi fatti da Ubs, si nota che i trend sostenibili hanno due grandi vantaggi nel lungo termine: performano meglio e hanno minore volatilità. La combinazione tra queste due cose ci lascia immaginare che avremo un trend che è qui per restare, ma che va accompagnato da prodotti tipicamente dedicati, come le gestioni patrimoniali, con grande attenzione allo stock picking.

Riduzione dei costi o ricerca del rendimento, chi vince in questo braccio di ferro?

Pensiamo che il trade off tra costi e rendimenti sia un falso problema. Per quanto riguarda i costi, perché la ricerca del costo più economico in qualunque settore non sempre dà il risultato migliore. Bisogna guardare al miglior prezzo per un certo livello di qualità. Quindi, in questo senso, siamo favorevoli alla trasparenza e a valutare la qualità nel suo complesso. Per quanto riguarda invece la performance, anche in questo caso è un indicatore importante. Sicuramente nel medio termine lo vogliamo vedere, ma è un po’ come la velocità massima di un’automobile, non è detto che l’auto che ha la velocità massima mi interessi di più, ma è la qualità del viaggio che mi interessa. Facciamo questo paragone dicendo che, tipicamente, quando si vuole essere un costruttore di soluzioni complesse – come Ubs Wealth Management – è come scegliere un chirurgo: io non scelgo il chirurgo in funzione di quello che mi fa uscire dalla sala operatoria più rapidamente, ma voglio davvero quello più bravo.