Gestione attiva vs passiva, i nuovi strumenti

25 Marzo 2019 · 3 min

Gestione attiva e passiva, com’è iniziato l’anno? Risponde Michele Quinto, co-branch manager Italy di Franklin Templeton Investments

L’anno è iniziato con una discontinuità rispetto alla fine del 2018, quando il risparmio gestito in Europa aveva subito delle perdite consistenti nell’ordine dei 50 miliardi di uscite. Infatti, nel mese di gennaio abbiamo avuto delle entrate nell’ordine dei 6 miliardi, con un incremento delle masse nella gestione passiva che sono confluite soprattutto nei mercati obbligazionari. Di conseguenza, la gestione passiva inizia a erodere quote di mercato non solo nella parte equity ma anche nella parte bond. Sulla gestione attiva, ci sono notizie confortanti sul lato equity, perché – anche se le perdite sono state abbastanza consistenti – si sono avute delle asset class come i mercati emergenti che hanno ritrovato un po’ di vigore. Una notizia interessante su entrambi i fronti – attivo e passivo – è l’obbligazionario dei Paesi emergenti. Infatti, gli investitori europei, sia retail che istituzionali, si stanno rifocalizzando su questa asset class poiché hanno capito che c’è molto potenziale.

Quali sono i nuovi strumenti della gestione passiva?

I nuovi strumenti della gestione passiva sono gli smart beta, un’evoluzione degli strumenti etf classici che hanno decretato in parte il successo del passivo. Gli smart beta sono un modo di investire attraverso fattori, ovvero quegli elementi che all’interno di un mercato spiegano meglio di altri la performance e il rischio, come le valutazioni, la volatilità e i dividendi. In particolare, noi abbiamo un approccio multi-fattoriale nei confronti del mercato, nel senso che creiamo degli indici che mettono insieme questi fattori, liberando l’investitore dalla necessità di selezionarli.

Quali sono i nuovi strumenti della gestione attiva?

Negli ultimi anni, la gestione attiva ha avuto delle evoluzioni sia sul fronte obbligazionario che azionario. Sul fronte obbligazionario, la cosa più interessante sono le strategie unconstrained, ma in generale tutte quelle strategie che consentono ai gestori di utilizzare degli strumenti short, ovvero di andare corti sul mercato ed essere un po’ più decorrelati rispetto ai rischi. Sul lato equity, invece, l’evoluzione più interessante è sicuramente il mercato degli alternative, ovvero tutto ciò che è di derivazione hedge fund, che è stato portato all’interno di strumenti ucits e che consente ai gestori di avere un panel di strumenti molto più ampio rispetto al passato. Credo che queste evoluzioni possano consentire agli investitori una maggiore diversificazione, ma devono essere usate con una certa parsimonia.