Investitori istituzionali, come affrontare mercati instabili

14 Marzo 2019 · 3 min

Qual è la view di Frame per i mercati? Risponde Michele de Michelis, chief investment officer di Frame

Sui mercati siamo moderatamente ottimisti-preoccupati, perché pensiamo che – dopo quello a cui abbiamo assistito nel 2018 con un crollo verticale negli ultimi tre mesi, adesso la Fed (dopo aver messo per tanti anni la cosiddetta “put” della Fed) con Powell abbia inserito una sorta di “trading range”. Se i mercati si avvicinano pericolosamente alla parte bassa del range, Powell diventa subito pro-mercati; invece, se i mercati salgono in maniera un po’ aggressiva, fa dei discorsi del tipo “attenzione che potrei alzare i tassi”. Pensiamo che la Fed sia molto preoccupata a evitare bolle speculativo ma, allo stesso tempo, anche sapendo che l’economia americana dipende moltissimo dalla borsa, voglia evitare anche dei crolli.

Come prendere posizione in questo momento di grande erraticità e legato a fattori esogeni?

In un contesto di erraticità dei mercati, pensiamo che sia poco corretto cercare di prevedere i mercati e, quindi, sia più adatto avere un approccio agnostico. In altre parole, per coloro che hanno un approccio di multi-strategia, è importante avere un portafoglio diversificato su strategie decorrelate dai mercati sia obbligazionari che azionari, e quindi strategie che possono essere tipiche del long-short credit, piuttosto che gli abritagisti e i market neutral, ovvero coloro che si muovono in maniera non legata alla direzionalità del mercato. Invece, per coloro che hanno un approccio più bilanciato-flessibile, pensiamo che sia giusto avere due tipi di portafogli distinti: un portafoglio di qualità che possa andare bene qualora le cose andassero bene e un portafoglio di protezione che invece possa proteggere se le cose dovessero andare molto male, ovvero composto da call sul vix, e sul rialzo dei tassi e dell’oro.

Cosa stanno facendo gli investitori istituzionali in questo momento?

Stiamo notando un interesse particolare per le attività illiquide, in particolare il private equity, il private debt e il venture capital. In un contesto in cui il sistema creditizio europeo, in particolare quello italiano, ha difficoltà a finanziare le società che non hanno accesso al mercato dei capitali, vediamo che gli investitori, attraverso questi strumenti, danno accesso a capitali a questo tipo di società per crescere. Tra l’altro, pensiamo che siano anche interessanti dal punto di vista del rendimento e abbiano anche una funzione sociale. Pensate soltanto a cosa potrebbe accadere se finalmente i giovani italiani potessero trovare dei capitali per poter fare le proprie attività in Italia senza dover necessariamente andare all’estero. Se guardiamo agli Stati Uniti e all’importanza che hanno avuto i mercati venture capital per la crescita della loro economia, credo sia pazzesca.