Private equity, Italia terza in Europa per volume di investimenti

27 Settembre 2019 · 4 min

L’Italia è al terzo posto in Europa continentale per volume d’investimenti in private equity e venture capital, dopo la Francia e la Germania. Ma quali sono le previsioni per la seconda metà dell’anno? Risponde Francesco Giordano, partner di PwC

Private equity e venture capital italiano: a che punto siamo?

“Siamo il primo paese in Europa a pubblicare le statistiche del mercato per il primo semestre 2019, un dato che ci può rendere orgogliosi visto che l’Italia non è nel novero dei paesi più celeri in Europa. Anche se non abbiamo ancora le statistiche del mercato europeo, l’Italia è stabilmente al terzo posto in Europa continentale per volume d’investimenti dopo la Francia e la Germania, con un trend di crescita molto interessante e positivo. Questo anche grazie al costante e crescente interesse degli operatori internazionali, i cosiddetti ‘fondi paneuropei’, che continuano a investire sul nostro mercato comprando le eccellenze del nostro paese. Se vogliamo trovare degli spunti di miglioramento per il nostro mercato, mancano operatori medio-grandi con una raccolta superiore al miliardo, che possono competere con gli operatori paneuropei o grandi fondi internazionali. Forse questo è anche legato a un aspetto storico, cioè la difficoltà dei nostri fondi locali nazionali di poter raccogliere da fonti istituzionali, quali fondi pensione o cassi di previdenza, che hanno invece cominciato a investire recentemente proprio nel private equity. Questo anche grazie a un’iniziativa da parte dell’Associazione italiana e forse anche grazie a dei rendimenti che sono sicuramente maggiori rispetto alle altre asset class”.

Quali elementi emergono dal report?

“Seppure in leggera contrazione, i dati del primo semestre 2019, confrontati con quelli del 2018, dimostrano che il mercato è in salute. Questo perché, se guardiamo il trend degli ultimi tre anni, si vede un tasso medio di crescita annuo superiore al 15%. Molto bene stanno facendo i buyout, che sono il traino delle nostre statistiche, a dimostrazione ancora una volta dell’interesse degli operatori internazionali. Il dato va comunque letto in un contesto europeo di incertezza, anche a livello economico: la guerra dei dazi Usa-Cina, le elezioni a livello europeo, la Brexit, stanno incidendo. Non abbiamo ancora dei dati e delle statistiche a livello europeo, ma le prime indicazioni ci dicono che in termini di numero di operazioni effettuate a livello globale nel primo semestre del 2019 c’è stata una contrazione del 20%, in Europa addirittura del 40%, prevalentemente legata all’effetto Brexit”.

Quali sono le previsioni per la seconda metà dell’anno?

“Nel periodo tra luglio e agosto ci sono staticlosing di rilevanti operazioni che non sono state catturate nella statistica a nostra disposizione perché si ferma a giugno 2019. Di conseguenza, già sappiamo che ci sono delle operazioni rilevanti – Doc Generici, Forgital o Multiservice – che entreranno nelle statistiche del secondo semestre. Inoltre, in questi giorni sono anche attive delle aste come quella di Telepass, che ha attratto notevoli interessi da parte degli operatori di private equity. Speriamo che ce ne siano anche altre con operazioni così rilevanti per il secondo semestre 2019. Va detto che la grande liquidità a disposizione dei fondi, unita a dei tassi d’interesse bassi, sarà un volano per un continuo incremento degli investimenti da parte degli operatori”.