Come affrontare la volatilità nel 2019

03 Gennaio 2019 · 3 min

Mercati: un bilancio del 2018 a cura di Danilo Verdecanna, country manager di State Street Global Advisors

Il 2018 non è stato un anno positivo per gli investitori, in quanto la maggior parte delle asset class ha registrato delle performance negative. E’ stato, invece, un anno molto positivo dal punto di vista macroeconomico, perché le economie a livello globale si sono sviluppate in linea con la media di lungo periodo (intorno al 3.7-3.8%). L’inflazione è rimasta contenuta, nonostante un livello di disoccupazione molto basso (il 2.5% in Giappone, e al di sotto del 5% in Germania, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti). Un aspetto negativo che vorrei sottolineare è che le armi a disposizione del settore pubblico stanno diventando sempre più spuntate, in quanto le politiche monetarie stanno diventando sempre più restrittive, e non possiamo trovare nemmeno quel supporto all’economia all’interno delle politiche fiscali. Dal 2007 al 2018 tutti i governi hanno utilizzato questi dieci anni per supportare l’economia espandendo i bilanci pubblici, quindi hanno aumentato i deficit e hanno utilizzato il debito come leva per supportare l’economia.

Cosa aspettarsi dal 2019?

Il 2019 sarà un anno pieno di incertezze, con rischi geopolitici innescati in tutte le parti del globo. Ci aspettiamo, nonostante ciò, un’economia ancora in crescita a livello globale, al di sotto del livello di lungo periodo (stimiamo il 3.2-3.3%). Favoriamo ancora gli Stati Uniti e i mercati emergenti, mentre cominciamo a vedere forti segnali di debolezza in Europa, anche perché alcuni indicatori anticipatori, come l’indice manifatturiero, si stanno indebolendo. Dal punto di vista della gestione del portafoglio, favoriamo gli Stati Uniti soprattutto sul lato “equity”, grazie a un’economia molto più forte e utili aziendali più ampi rispetto a quelli che troviamo in Europa. Cominciamo a guardare con maggiore interesse i mercati emergenti anche grazie alle correzioni che ci sono state negli ultimi anni, per cui le valutazioni dei titoli dei mercati emergenti cominciano a diventare interessanti. Sul lato obbligazionario, siamo sottopesati e manterremo questo sottopeso dal lato delle obbligazioni governative area euro, mentre manterremo una posizione neutrale e leggermente positiva sui titoli a spread. In realtà, non ci aspettiamo né una riduzione né un’espansione degli spread, per cui riteniamo che sarà ancora possibile nel 2019 sfruttare il differenziale che c’è tra i rendimenti di titoli corporate e quelli di titoli di Stato.

Le strategie per affrontare la volatilità di mercato

Come anticipato, il 2019 sarà un anno pieno di incertezze. Queste incertezze si tradurranno in volatilità e, per proteggere il portafoglio da quest’ultima, dobbiamo rispettare la regola aurea del risparmio gestito: diversificazione del portafoglio.
“Diversificazione” non vuol dire solamente comprare azioni e obbligazioni, ma diversificazione regionale, ovvero non mettere tutti i propri attivi solo in Italia, in Europa, nei mercati emergenti, e negli Stati Uniti, ma combinarli. Vuol dire anche diversificazione di stile, cioè combinare insieme gestioni indicizzate e gestioni attive. Vuol dire inserire stili diversi, quindi inserire portafogli value azionari insieme a quelli growth. Vuol dire, infine, diversificazione valutaria. Mi sento di suggerire di dare molto spazio a quei gestori che riescono a inserire all’interno dei portafogli azionari processi volti a proteggere l’investitore da correzioni molto forti del mercato azionario.