Elezioni europee e Brexit, cosa aspettarci dai mercati nei prossimi mesi

11 Aprile 2019 · 3 min

Di quali fattori dobbiamo tenere maggior conto nei prossimi mesi? Risponde Andrea Delitala, head of investment advisory di Pictet AM Italia

Nei prossimi mesi dovremo guardare molto attentamente alla macroeconomia. Di fatto, a inizio anno il timore di un rallentamento brusco e di una recessione è stato rinviato, soprattutto grazie all’intervento della Fed, ma non è del tutto scongiurato. Quindi, la dirimente principale per i prossimi mesi per i mercati azionari sarà capire se gli utili potranno contare su un ritmo di crescita ancora robusto, che ha subito semplicemente una piccola pausa, oppure se si cominciano a intravedere veramente i segni di una recessione. A questo ovviamente si aggiungono poi una serie di elementi di rischio più idiosincratici, che spesso hanno natura politica, ma non ci aspettiamo grandissime ripercussioni negative. Dopotutto, il problema del dilagare del populismo, che ha avuto un’affermazione importante in Italia, non si è riproposto altrove in Europa. Piuttosto, Brexit potrebbe mandare delle onde d’urto più importanti, ma al momento sembra non dover succedere nel peggiore dei modi ma essere più o meno rinviata.

Quali strategie di investimento consigliate di adottare?

Dal punto di vista delle strategie di investimento, è chiaro che buona parte del recupero valutativo rispetto a una fine d’anno molto preoccupata dello scenario verosimile, è già avvenuto nei primi tre mesi dell’anno. Quindi, dopo questo rally importante a due cifre per gran parte delle borse mondiali, ci troviamo ormai a livelli valutativi molto coerenti con uno scenario di crescita lenta, ma non di recessione. Da adesso in poi bisogna diventare più tattici. Si può rimanere investiti, ma con un’attenta selezione delle regioni: un po’ meno di America dal punto di vista valutativo, un po’ più di Europa se si risolvono bene gli appuntamenti politici che abbiamo già discusso, ma anche positivi sui Paesi emergenti sia sul lato azionario che sul lato obbligazionario. C’è poco da dire sul fronte delle obbligazioni, che non offrono grandi rendimenti, anzi, scontano forse delle probabilità di recessione più elevate di quelle implicite nelle aspettative di utili azionari.

Fronte valute, come muoversi?

Dal punto di vista valutario, è chiaro che il dollaro in questo momento è sopravvalutato in una logica di lungo periodo ma, finché non c’è un ritorno a economie più sincrone, è probabile che il dollaro rimanga relativamente forte. Questo si spiega anche con il fatto che in Europa ci siano più rischi sia macroeconomici sia derivanti da potenziali di Brexit e dagli esiti elettorali in maggio. Di conseguenza, il recupero del dollaro è rinviato e, soprattutto, dovrà essere condizionato a una risincronizzazione delle economie. E’ interessante quindi usare le valute come strumenti di copertura dai rischi, ovvero il dollaro nei confronti dei rischi politici europei e lo yen nei confronti dei rischi recessivi. Dopotutto, lo yen tende a vedere il rimpatrio di capitali da parte giapponese nel momento in cui le cose vanno male, quindi sono buoni strumenti per coprirsi dal rischio. Il pound, invece, sarebbe il perdente in caso di Brexit dolorosa senza addio.