Private banking, cosa aspettarsi dal 2019

06 Febbraio 2019 · 4 min

Quali fattori influenzeranno l’industria del private banking nel 2019? Risponde Alessandro Varaldo, amministratore delegato di Banca Aletti

Il 2019 è iniziato relativamente bene, con una ripresa dei mercati finanziari. Mentre il 2018 ha segnato risultati particolarmente negativi con il 90% delle asset class che sono andate ben sotto l’inflazione a segno negativo, infatti, il 2019 rimane con un contesto di crescita economica importante a livello mondiale. Ci sono alcuni fattori che indubbiamente creano incertezza, legati alle elezioni europee, alla gestione dei dazi commerciali tra Cina e Stati Uniti e, sicuramente, al tema della Brexit. Detto questo, dal nostro punto di vista, la crescita è a favore degli investimenti finanziari. Quello che stiamo consigliando ai nostri clienti è di incrementare in maniera programmata gli investimenti sulla componente di rischio e, quindi, di cogliere meglio quello che sarà un anno sicuramente migliore di quello appena passato.

Quali differenze prevede tra il primo e il secondo semestre in fatto di investimenti?

Il primo semestre è iniziato bene. Ci sono sicuramente delle incertezze, ma dovrebbe continuare con un recupero dei mercati finanziari soprattutto nel primo trimestre, perché i fondamentali e i risultati delle aziende sono buoni, a cominciare dagli Stati Uniti. Bisogna vedere se ci sarà continuità e, soprattutto, come reagirà l’Europa dal punto vista geopolitico e della crescita. Sicuramente, dopo un buon inizio e un trend positivo, la parte finale del primo semestre potrebbe essere un po’ più incerta, considerando le elezioni di maggio, ma la seconda parte dell’anno dovrebbe essere positiva. Ci aspettiamo che l’industria e la crescita dei mercati finanziari siano in un anno complessivamente positivo tra primo e secondo semestre. Ci sarà sicuramente un po’ di volatilità, che bisognerà gestire molto bene.

Come gestire l’emotività dei clienti, specie alla luce dei risultati deludenti dell’anno appena concluso?

I clienti sono giustamente insoddisfatti. Il 2018 è stato un anno negativo su tutte le asset class e, quindi, né la diversificazione né il classico approccio legato alla direzionalità dei mercati li hanno soddisfatti. Di conseguenza, sono preoccupati rispetto a quello che succederà nel 2019. La Mifid2 rappresenta un momento importante di confronto con i clienti, che deve necessariamente partire dagli elementi qualitativi e quindi da come è composto il portafoglio, con quanto è diversificato ma, soprattutto, qual è la sua potenzialità, considerando che il 2019 sarà un anno migliore del 2018. C’è poi un tema molto importante di natura comportamentale. Bisogna fare molta educazione sui clienti, sui banker e sull’industria, che non fa mai abbastanza nello spiegare quanto tutto quello che viene fatto sia basato su delle fondamenta solide. Un approccio che, alla fine, se andiamo a vedere il portafoglio complessivo dei clienti, non ha performato troppo male nel 2018, rispettando il mandato e i principi della consulenza.