Investimenti sostenibili, parla Degroof Petercam AM

13 Febbraio 2019 · 4 min

A che punto siamo in fatto di investimenti sostenibili in Italia? Risponde Alessandro Fonzi, country head Italy di Degroof Petercam AM

Vorrei rispondere usando i dati di Eurosif, essendo non solo il responsabile per l’Italia di Degroof Petercam Asset Management, società tra le prime in Europa a impegnarsi negli investimenti responsabili, ma anche membro del consiglio direttivo per il Forum della finanza sostenibile. Eurosif è un’organizzazione europea di cui i forum nazionali sono soci, che conduce uno studio biennale sullo stato della finanza sostenibile in Europa. L’ultimo studio del 2018, in particolare, ha mostrato che gli investimenti sostenibili in Europa continuano a crescere ma, negli ultimi quattro anni, è cresciuta soprattutto la percentuale di clienti privati che detiene le strategie Sri. Ormai abbiamo superato la soglia del 30% contro un misero 3% rispetto al 2014. Anche in Italia gli investimenti sostenibili stanno crescendo notevolmente, anche se si concentrano essenzialmente in strategie Sri di esclusione (non investo in armamenti non convenzionali, come il tabacco) o di selezione normativa (non investo in aziende che infrangono leggi e regolamenti).

Com’è cambiato l’approccio degli investitori italiani al tema della sostenibilità?

Anche se l’Italia è un po’ più in ritardo rispetto ad altri Paesi europei, vi sono diversi fattori in comune. Innanzitutto la performance. Gli investimenti responsabili hanno permesso a noi di Degroof Petercam Asset Management e ad alcuni altri gestori di generare per gli investitori finali dei rendimenti corretti per il rischio migliori anche di quelli del mercato, in tutte le classi di attivi. Poi la regolamentazione e l’attività di diverse organizzazioni internazionali, come le Nazioni Unite con i Pri (i principi per gli investimenti responsabili) o gli Sdg (i 17 obiettivi di investimento sostenibile). In particolare in Europa, l’Esma – l’autorità di controllo sui mercati – ha avviato una consultazione pubblica affinché si possano integrare rischi e considerazioni Esg all’interno delle direttive Mifid2 e Ucits. Ad esempio, un domani potremmo e dovremmo chiedere agli investitori le loro preferenze in termini di sostenibilità all’interno dei profili di adeguatezza, e i distributori e i gestori dovranno essere in grado di offrire prodotti e servizi Sri che vadano incontro a queste preferenze. Infine, il terzo vero fattore trainante della domanda sarà il trasferimento della ricchezza verso i Millennials, perché le nuove generazioni sono molto più attente all’uso sociale e responsabile dei propri investimenti e stanno anche influenzando l’atteggiamento dei loro genitori in tal senso.

Quali sono gli ostacoli e in che modo è possibile stimolarne lo sviluppo?

Da un lato, è possibile stimolarne lo sviluppofacendo leva sui principali drivers della domanda e, quindi, facendo fronte alle richieste dei clienti privati, riconoscendo la materialità (l’impatto finanziario dei criteri Esg), supportando iniziative internazionali e considerando tutte le esigenze dei vari stakeholder. Dall’altro lato è però necessario rimuovere gli ostacoli: la preoccupazione per il greenwashing, ovvero l’Sri di facciata fatto solo per inseguire la domanda, e la mancanza di consulenza qualificata e di un’ampia offerta di prodotti e servizi validi. Questo, per i distributori, significa acquisire una maggiore sensibilità e fare chiarezza sulle strategie Sri, collaborando con Degroof Petercam e le altre società che ormai lo fanno da vent’anni. Per noi gestori, invece, vuol dire offrire dei prodotti favorevoli in termini di rischio-rendimento e generare performance, invece di affidarci solo a un marketing che va a diluire questo impegno.
Da un certo punto di vista non è un caso che per noi di Degroof Petercam in Italia i fondi Sri – che sono 7 sui 28 registrati per il collocamento – ormai costituiscano più del 50% della raccolta netta e del patrimonio gestito per conto di clientela italiana, sia privata che istituzionale. Questo grazie alle performance che sono migliori di quelle dei mercati e dei concorrenti, e al nostro impegno vero negli investimenti responsabili.