Gestione attiva vs passiva, nell'obbligazionario fanno la differenza

29 Marzo 2019 · 4 min

Gestione passiva contro gestione attiva, com’è andata nel 2018? Risponde Adriano Nelli, head of the global wealth management Italy di Pimco

Il 2018 ha confermato una tendenza: il successo in termini di raccolta della gestione passiva a discapito di quella attiva. Nel dettaglio, però, bisogna anche considerare che c’è stata una frenata della vendita dei prodotti di risparmio gestito, di fondi comuni di investimento. In particolare, siamo passati da circa duemila miliardi nel 2017 a circa mille miliardi nel 2018. Poi, se andiamo a spacchettare questi dati, ci accorgiamo che la gestione passiva ha fatto circa il 75% della raccolta e, in particolare, la gestione attiva azionaria ha subito dei flussi per 150 miliardi, mentre la gestione passiva obbligazionaria soltanto 16 miliardi. Direi che nel 2018 i veri protagonisti siano stati i fondi obbligazionari a breve termine, gestiti attivamente, che hanno raccolto oltre 300 miliardi di dollari. Quindi, fondamentalmente, nell’ambito azionario i fondi a gestione attiva fanno sempre più fatica a raccogliere masse, che escono anche dalla gestione obbligazionaria attiva, seppur in tono molto minore, mentre sono stati compensati da flussi molto importanti nella gestione obbligazionaria attiva a breve termine.

Il 2019 potrebbe vedere il ritorno dell’alpha?

Crediamo che la gestione attiva e la gestione passiva debbano coesistere. Probabilmente continueremo a vedere la gestione attiva azionaria faticare un po’ di più perché tipicamente c’è maggiore concorrenza. Nel mercato azionario, il 90% degli attori sono protagonisti e hanno l’obiettivo di massimizzare il ritorno. Nel mercato obbligazionario, invece, soltanto la metà degli attori massimizzano la funzione di profitto, mentre gli altri sono detti “attori non economici”, come le compagnie di assicurazione, le riserve di banche centrali o fondi pensione, che non investono per massimizzare il profitto ma sulla base di regole. Di conseguenza, nel mercato obbligazionario è tipicamente più facile generare alpha per un gestore attivo perché c’è un minore livello di concorrenza e una forte presenza di gestori non economici. Inoltre, nel mercato obbligazionario un operatore attivo – come Pimco – può aggiungere valore perché è un mercato molto più standardizzato rispetto a quello azionario. Ad esempio, una determinata società emette una tipologia di azioni, al massimo due, ma può avere sul mercato centinaia di diverse emissioni, ognuna con caratteristiche diverse, e non tutte sono presenti negli indici. Di conseguenza, la gestione attiva nel mondo obbligazionario può cogliere questa complessità e tradurla a proprio vantaggio.

Quali trend potrebbero favorire la gestione attiva e quali la passiva?

Sui trend che possono favorire la gestione attiva, vorrei concentrarmi sui bond. Il debito è cresciuto molto a livello globale, sia quello di matrice sovrana che quello di matrice societaria. Questo significa che bisogna fare sempre più attenzione quando si è sul mercato. Siamo in una fase finale del ciclo di espansione economica e del ciclo di credito, e i prospetti informativi sono spesso meno a tutela degli interessi dei portatori di capitale di debito. C’è bisogno di analisi e di competenze specializzate, proprio perché siamo nella fase finale del ciclo economico. Le politiche monetarie stanno cercando di normalizzarsi, quindi è un contesto ancora più difficile per l’investimento obbligazionario ma, contemporaneamente, un contesto che offre più opportunità per i gestori attivi.