2019 a caccia di rendimento, il valore aggiunto della gestione attiva

15 Gennaio 2019 · 3 min

Volatilità dei mercati e rischi per gli investitori. Come approcciare questa prima fase del 2019? Risponde Matteo Astolfi, country head Italy&Greece di M&G Investments

Veniamo da un 2018 estremamente difficile, probabilmente uno dei più difficili negli ultimi 10 anni. Certamente ci sono state molte discese sui mercati azionari, obbligazionari, flessibili, multi-asset. E’ un momento estremamente complicato, ma è anche un momento in cui il mercato ci viene a consegnare a mani aperte dei rendimenti estremamente interessanti. Quindi è molto pericoloso lasciarsi prendere dal panico e dalla paura. Se gli orizzonti temporali non sono cambiati, varrebbe davvero la pena rimanere investiti in quello che si è scelto uno, due o tre anni fa. Sono fasi momentanee che storicamente non durano per tanto tempo e quindi, quando il mercato ci consegna questi rendimenti così interessanti, vale la pena rifare un asset allocation con il proprio consulente, confermare gli obiettivi di orizzonte temporale e di rischio ritorno degli investimenti, ma non dobbiamo lasciarci spaventare da questa volatilità, che può fare sicuramente male ma è anche una grandissima opportunità.

In questo scenario, dove si possono trovare rendimenti?

In questo scenario, i rendimenti si trovano un po’ ovunque, proprio perché le maggiori asset class hanno perso nel 2018. In obbligazionario la nostra view attuale è quella di una positività quasi unicamente in governativo americano, laddove i rendimenti sono già saliti e cominciano a essere interessanti. Non vediamo altre opportunità in governativo occidentale, riferendomi a bund, gilt, titoli di stato francesi, tedeschi o inglesi, che non sono attrattivi in questo momento, in quanto i rendimenti dovranno salire nei prossimi mesi. Vediamo invece delle opportunità in Europa sui titoli investment grade. Ad esempio, con rating medio BBB abbiamo oggi delle opportunità molto interessanti, con rendimenti intorno al 2%, che è il doppio di quello che avevamo un anno fa. Certamente poi ci possono essere delle opportunità in ambito obbligazionario sui Paesi emergenti dove, grazie ai rendimenti che sono saliti in dollari e al rialzo dei tassi americani, oggi è molto più conveniente investire rispetto a un anno fa.
Anche gli azionari sono molto scesi. In questo caso, bisogna essere molto attenti e scrupolosi nello scegliere i titoli e i settori che potranno performare meglio nei prossimi mesi e anche combinare questo con la volatilità che l’investitore è disposto a sopportare in portafoglio.

Qual è il valore aggiunto offerto dalla gestione attiva?

Nell’ambito della gestione attiva, bisogna ricordare come – in particolare sui mercati obbligazionari – è estremamente importante selezionare i titoli non solo per il rischio di default, ma anche proprio dal punto di vista della liquidità e della liquidabilità dell’investimento obbligazionario. Per cui sconsigliamo fortemente di affidarsi a una gestione passiva in obbligazionario e, in generale, negli investimenti bilanciati, perché c’è il rischio di andare a investire soltanto nelle aziende che hanno emesso più debito e quindi possono diventare molto più rischiose, come abbiamo visto dieci anni fa nel caso di Lehman Brothers.