PREVIOUS ARTICLE NEXT ARTICLE

Titoli di solidarietà e social lending: misure a favore del terzo settore

10 ottobre 2018 · Contributor, G. Sepio e G. Sbaraglia · 7 min

I titoli di solidarietà e il social lending sono strumenti finanziari caratterizzati da un regime fiscale agevolato che offrono agli investitori forme di investimento in grado di favorire il Terzo settore

Al fine di dare maggiore impulso al settore del no profit, il legislatore ha introdotto alcune rilevanti misure concernenti la fiscalità degli strumenti finanziari che facilitano il finanziamento di attività di interesse generale svolte da enti del Terzo settore.
A questo riguardo, possiamo richiamare i cosiddetti titoli di solidarietà e il social lending.

 

Titoli di solidarietà

I primi sono stati introdotti dall’art. 77, D.Lgs. n. 117 del 2017, «Codice del Terzo settore» (o Cts). Si tratta di obbligazioni e altri titoli di debito nonché certificati di deposito, che gli istituti di credito possono emettere allo scopo di raccogliere denaro con l’obbligo, stabilito espressamente dal legislatore, di impiegare il capitale per finanziare le attività istituzionali degli enti del Terzo settore (o Ets) aventi natura non commerciale (ai sensi dell’art. 79, comma 5 del D.Lgs. n. 117 del 2017), tenendo conto degli obiettivi di interesse generale perseguiti da questi.
I soggetti abilitati all’emissione dei titoli di solidarietà sono gli istituti di credito autorizzati ad operare in Italia, in osservanza delle previsioni del Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al Decreto Legislativo 1° settembre 1993, n. 385. Il legislatore, vista la finalità perseguita dall’istituto dell’art. 77 del Cts, ha disposto ad alcuni vincoli i titoli di solidarietà.

Tali titoli – soggetti alla disciplina del Testo unico della finanza e alle disposizioni in materia di trasparenza bancaria di cui al D.Lgs. 385/1993 – consistono in:
obbligazioni e altri titoli di debito, nominativi o al portatore, di durata non inferiore a 36 mesi, non subordinati, non convertibili e non scambiabili, che non conferiscono diritto a sottoscrivere o acquisire altri strumenti finanziari e non sono collegati a strumenti derivati;
certificati di deposito consistenti in titoli individuali non negoziati nel mercato monetario, di durata non inferiore a 12 mesi.

Una particolarità dei titoli di solidarietà è data dal fatto che le banche dovranno rinunciare alle commissioni, mantenendo come unica forma di remunerazione gli interessi attivi sugli impieghi eseguiti a favore degli enti del Terzo settore.
Al fine di favorire lo sviluppo del Terzo settore le banche emittenti potranno, inoltre, erogare a favore degli Ets aventi natura non commerciale, a titolo di liberalità, una somma pari almeno allo 0,60% della raccolta.
Qualora la banca erogatrice raggiunga o superi tale quota avrà diritto a un credito d’imposta pari al 50% della stessa erogazione liberale.
Ai fini della concessione di tale credito occorrerà, tuttavia, attendere il vaglio comunitario, come espressamente chiarito nel testo della norma.

I sottoscrittori dei titoli di solidarietà possono beneficiare di un tasso di interesse vantaggioso, non inferiore a quello relativo ai titoli di Stato aventi pari durata.

Nel dettaglio, gli istituti emittenti devono corrispondere, con periodicità almeno annuale, interessi in misura pari al maggiore:
– tra il tasso di rendimento lordo annuo delle obbligazioni emesse dall’istituto con analoghe caratteristiche e durata
– e quello dei titoli di Stato aventi vita residua similare.

Gli emittenti possono applicare un tasso inferiore a condizione che si riduca corrispondentemente il tasso di interesse sulle correlate operazioni di finanziamento.
Le misure correttive ed integrative in materia di «titoli di solidarietà» sono state oggetto di un apposito Decreto legislativo emanato il 3 agosto 2018, n. 105.
Con il Decreto correttivo è stato specificato che, al fine di applicare un tasso inferiore a quello sovra indicato, gli emittenti dovranno essere in grado di fornire un’evidenza dei tassi che sono ordinariamente applicati sulle operazioni di raccolta e sulle operazioni di impiego, equivalenti per durata, tipologia di tasso fisso o variabile e rischio di controparte se disponibile. La suddetta evidenza dovrà essere oggetto di approvazione da parte dell’organo amministrativo.
Il Correttivo ha, altresì, previsto che gli emittenti siano tenuti alla pubblicazione sul proprio sito internet, con cadenza almeno annuale, dei dati che sono relativi ai finanziamenti erogati compresa l’indicazione dell’ente beneficiario e delle iniziative sostenute.
Tenuto conto delle peculiarità sopra descritte le somme raccolte attraverso i titoli di solidarietà dovranno, dunque, essere integralmente impiegate a favore degli Ets, al netto, ovviamente, della sola erogazione liberale, qualora effettuata.

Per i soggetti diversi dalle imprese che decideranno di sottoscrivere i titoli in esame gli interessi e le plusvalenze saranno assoggettati al medesimo regime fiscale previsto per i titoli di Stato, con tassazione agevolata dei proventi al 12,50%.
Per le imprese, invece, gli acquisti dei titoli di solidarietà non comporteranno l’applicazione della disciplina antielusiva che determina la sterilizzazione dalla base di computo dell’aiuto alla crescita economica (Ace). In sostanza, le imprese potranno godere di un beneficio stimabile in un risparmio di Ires (24% del valore dei titoli acquistati).

I titoli, inoltre, recheranno altri benefici importanti per i sottoscrittori. In particolare non concorreranno alla formazione dell’attivo ereditario soggetto a imposta di successione e non rileveranno ai fini della determinazione dell’imposta di bollo dovuta per le comunicazioni relative ai depositi titoli.
Il comma 14 dell’art. 77 del Cts istituisce, infine, l’obbligo per gli emittenti di comunicare, entro il 31 marzo di ogni anno, all’organismo di vigilanza del Terzo settore, il valore delle emissioni di titoli effettuate nell’anno precedente, le erogazioni liberali impegnate a favore degli enti del Terzo settore e gli importi erogati a titolo di liberalità specificando l’ente beneficiario e le iniziative sostenute e gli importi impiegati specificando le iniziative oggetto di finanziamento.

 

Il social lending

Nell’ambito dei finanziamenti ottenuti attraverso l’esercizio di attività di raccolta in piattaforme di cosiddetto social lending o peer to peer (P2P) lending (di cui alla sezione IX del Provvedimento della Banca d’Italia, emanato il 18 novembre 2016, recante disposizioni per la raccolta del risparmio dei soggetti diversi dalle banche), l’art. 78 del Codice del Terzo settore introduce una importante misura di sostegno che mira a facilitare e incentivare i meccanismi di accesso al credito da parte degli enti del terso settore.
Tali fattispecie, ai sensi dell’art. 78, costituiscono forme agevolate di accesso al credito che hanno lo scopo di mettere in relazione, anche tramite l’utilizzo di piattaforme online, soggetti interessati a prestare denaro (privati o investitori istituzionali) con Ets che hanno la necessità di disporre, a fronte di un rating creditizio positivo, di risorse finanziarie per sostenere la propria attività o per sviluppare progetti rientranti nelle attività di interesse generale (art. 5 del Cts).

L’art. 78 del Cts, in particolare, prevede che i gestori dei portali online che svolgono attività di social lending, finalizzato al finanziamento e al sostegno delle attività di cui all’articolo 5 del Cts, operano, sugli importi percepiti a titolo di remunerazione dai soggetti che prestano fondi attraverso tali portali, una ritenuta alla fonte a titolo di imposta, secondo le previsioni dell’art. 26, comma 4 del D.P.R. n. 600/1973, con l’aliquota prevista per i titoli di Stato (12,5%).

A tal proposito, il recente Decreto correttivo al Codice del Terzo settore (D.Lgs. 3 agosto n. 105 del 2018) ha confermato che le piattaforme gestite da società iscritte nell’albo degli intermediari finanziari o da istituti di pagamento operano quali sostituiti d’imposta in conformità con quanto previsto dell’ultima Legge di Bilancio 2018. Resta ferma la necessità di ricorrere a un successivo Decreto attuativo. Laddove questa modifica dovesse essere confermata, la disciplina del social lending diverrebbe immediatamente operativa nei confronti delle Odv, Aps e Onlus ai sensi dell’art. 104, comma 1, del Cts. Gli importi percepiti, a titolo di remunerazione, dai soggetti che, al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, prestano fondi attraverso i portali di cui al comma 1 dell’art. 78 del Cts, costituiscono redditi di capitale ai sensi dell’articolo 44, comma 1, lettera d-bis), del Tuir, al pari di qualunque altro provento o interesse derivante da finanziamento.

Come visto, dunque, mediante tali strumenti finanziari cui trova applicazione un regime fiscale agevolato, sono offerti agli investitori forme di investimento in grado di favorire il Terzo settore.

 

Articolo a cura dell’avvocato Gabriele Sepio, partner dello Studio legale Acta, Coordinatore del tavolo tecnico per la riforma del Terzo settore e membro del Consiglio nazionale Terzo settore, e dell’avvocato Gianpaolo Sbaraglia, dello studio legale Acta, cultore della materia in diritto tributario LUISS Guido Carli

Contributor
Contributor , G. Sepio e G. Sbaraglia