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Il calcio porta masse al wealth management

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

24 Settembre 2019
Tempo di lettura: 10 min
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  • Il decreto crescita in sede di conversione ha previsto per gli sportivi professionisti la detassazione del reddito imponibile pari al 50% a fronte di un contributo pari allo 0,5% della base imponibile

  • L’agevolazione riguarda specialmente i calciatori dato che il mondo del calcio incide per il 46% sul fatturato dello sport business mondiale e l’Italia si posiziona al quarto posto per quanto riguarda i ricavi medi per club

Quali vantaggi ha il decreto crescita sul sistema paese? Perché scegliere il regime degli impatriati piuttosto che la flat tax di Cristiano Ronando? E soprattutto che implicazioni ci sono per il settore del wealth management? A queste ed altre domande hanno risposto Antonio Tomassini e Christian Montinari, Partner tax di Dla Piper nel nuovo podcast di We Wealth

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Il decreto crescita e in particolar modo l’agevolazione fiscale per gli sportivi professionisti possono portare benefici nell’industria del wealth management. Si parla infatti di sportivi con un patrimonio netto che guarda direttamente all’industria del risparmio gestito. Ma dunque quali vantaggi può dunque portare questa agevolazione fiscale nel settore del wealth management? La risposta è stata fornita da Antonio Tomassini e Christian Montinari partner tax di Dla Piper.

“Intorno al calciatore ruota un meccanismo di interessi, di diritti di immagine, sponsorizzazioni, che oggi le manifestazioni più disparate dai social network alla pubblicità, ai grandi brand del lusso che sponsorizzano il calciatore stesso – spiega Tomassini- e quindi questo crea un indotto dove c’è bisogno di professionalità per gestire i patrimoni”. Ci sarà dunque sempre più richiesta di legali, di private banker e di trust company dato che alcuni calciatori si stanno avvicinando sempre di più al trust. “Al sistema Italia di wealth management questo afflusso di individui potrebbe generare i suoi benefici. Bisogna però stare molto atti a non giocare con star-company estere, anzi – sottolinea Tomassini- le si può farle in Italia e se lo fa in modo individuale si potrebbero anche avere qualche beneficio fiscale”. E’ dunque meglio per il calciatore che arriva in Italia che porti tutti i suoi interessi nel Belpaese per evitare problemi con di natura fiscale con l’Agenzia delle entrate.

Giorgia Pacione Di Bello
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