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Women empowerment: una promessa dell’universo investibile

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Giulia Schiro
Giulia Schiro

03 Aprile 2019
Tempo di lettura: 7 min
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  • In Italia, il costo-opportunità della mancanza di diversità è stimabile a 88 miliardi, ovvero il 5,7% del Pil

  • Un’organizzazione con il 30% di leader femminili potrebbe aggiungere fino a 15 punti percentuali al proprio margine netto

  • In Cina il 22% dei Cfo è di sesso femminile ed è tra le più alte quote a livello globale

Governance al femminile? Ne guadagna la performance. Ha affrontato questo tema Axa Investment Managers, insieme a tre ospiti d’eccezione, durante il Salone del Risparmio 2019, illustrando la soluzione d’investimento nella parità di genere Axa WF Framlington Women Empowerment

Benché nella lista Fortune 500 solo il 5% dei Ceo sia donna, dalle ricerche effettuate emerge che le società con maggiore parità di genere ad alti livelli gerarchici performano meglio. Non solo, anche l’Onu considera la parità di genere come la “più grande sfida per i diritti umani del nostro tempo”.
Perseguire una maggiore gender parity nell’ambiente di lavoro diventa dunque una necessità, ancora più impellente se si considera che la riduzione delle disuguaglianze potrebbe aggiungere circa il 6% al Pil nelle economie avanzate tra uno o due decenni.
Ad oggi, però, nessun Paese ha raggiunto la parità di genere e, in particolare in Italia, il costo-opportunità della mancanza di diversità è stimabile a 88 miliardi, ovvero il 5,7% del Pil. Al ritmo attuale, secondo il World Economic Forum, saranno necessari addirittura 202 anni per colmare il ‘gender gap’ sul posto di lavoro. Cresce, quindi, la pressione in direzione women empowerment, sia sui singoli che sulle organizzazioni.

In questo scenario, Axa Investment Managers si afferma tra gli istituti finanziari più innovativi, grazie al suo impegno a perseguire la parità di genere nell’ambiente di lavoro su scala globale e, in occasione della conferenza al Salone del Risparmio 2019, ha invitato tre donne che hanno sfondato porte in maniera esemplare.

Con la professionalità e la preparazione si combattono i pregiudizi”, sostiene Beatrice Venezi, uno dei tre direttori d’orchestra donna in Italia.

Lo stereotipo è il grande problema della nostra società. Il mio consiglio per le donne, in qualsiasi contesto sociale e lavorativo esse si trovino, è di dimostrare il proprio valore con autorevolezza, non con autorità”, incalza Maria Beatrice Benvenuti, arbitro internazionale di rugby femminile e maschile.

Dobbiamo mostrare alle nuove generazioni esempi per cui le giovani donne non abbiano paura a realizzarsi, a provare a concretizzare le proprie aspirazioni. Dobbiamo educarle ad essere indipendenti”, propone infine Antonella Nonino, consigliere delegato di Grappa Nonino.

L’opportunità per chi investe:
più gender parity, maggiori performance

Come può la parità di genere andare a braccetto con gli investimenti?
Le società il cui management è nel miglior quartile per parità di genere hanno il 21% di possibilità in più di quelle che si trovano nell’ultimo quartile di conseguire maggiori profitti. Lo si apprende dal report di McKinsey “Diversity Matters”.
La conferma arriva anche da un recente studio realizzato dal Peterson Institute for International Economics in collaborazione con EY, dal quale emerge che un’organizzazione con il 30% di leader femminili potrebbe aggiungere fino a 15 punti percentuali al proprio margine netto.
Partendo dai risultati di circa 21.980 società globali quotate in Borsa in 91 Paesi, appartenenti a diversi settori, risulta che in quasi un terzo delle aziende non si trovano donne in posizioni dirigenziali (Ceo, Cfo, Cio o Coo). Inoltre, il 60% di queste realtà non ha membri all’interno dei consigli di amministrazione, il 50% non ha dirigenti di sesso femminile e meno del 5% ha un amministratore delegato donna.
La parità di genere diventa quindi un’opportunità per gli investitori che mirano a conseguire risultati più importanti e sostenibili rispetto ad approcci più tradizionali. Le performance storiche non lasciano spazio a dubbi.

Le società “al femminile” risulterebbero più stabili anche durante i cali di Borsa: dalle ricerche effettuate emerge infatti che le società con maggiore parità di genere ad alti livelli gerarchici sono meglio gestite e sono meno propense ad assumere rischi eccessivi, tanto più se si considera che le differenze di genere diventano più marcate in condizioni di stress. Ma sono anche meno inclini al conformismo e maggiormente innovative rispetto ad aziende con team dirigenti esclusivamente maschili. Tutto questo si traduce in risultati migliori in termini di redditività del capitale e di performance corrette per il rischio.

Axa grafico 1

Axa grafico 2

Axa WF Framlington Women Empowerment

Nel 2017 è nato AXA WF Framlington Women Empowerment, uno dei pochi fondi di impact investing globale e gestito attivamente, che mira a realizzare risultati finanziari nel lungo periodo, producendo al tempo stesso un impatto sociale positivo, attraverso l’investimento in società che testimoniano una cultura e delle prassi positive in ambito di parità di genere, spingendole attivamente a mantenere e migliorare i loro standard.
Questa strategia offre un’alternativa liquida alla clientela retail che non può acquistare i fondi impact investing di private equity.
Il fondo investe almeno due terzi del suo attivo netto in azioni e strumenti legati ad azioni emessi da società che hanno almeno il 20% di presenza femminile nel comitato esecutivo e nel CdA (che si riduce al 10% nei mercati emergenti), che dimostrano un forte impegno nel rafforzarla e che sono firmatarie dei “Principi delle Nazioni Unite per l’Empowerment Femminile”. È adatto soprattutto a investitori di lungo termine, avendo un holding period di 3-5 anni.

Ma come si delinea nel concreto il processo di investimento del fondo?
Lo ha spiegato direttamente la portfolio manager Anne Tolmunen:

Il processo di investimento del fondo

“Partiamo da un universo investibile globale di circa 10mila titoli, small, mid e large cap, presenti nei mercati sviluppati ed emergenti. Inizialmente utilizziamo un filtro quantitativo focalizzato sull’alta direzione, ovvero la rappresentanza delle donne nel consiglio di amministrazione e delle donne dirigenti. In alcuni casi incorporiamo nella nostra analisi dati come la rappresentanza delle donne nel management all’interno dell’organizzazione o il divario retributivo di genere. Includiamo anche società che stanno cercando di fare progressi in direzione di una migliore “diversity & inclusion” ed escludiamo invece i titoli che hanno punteggi Esg scadenti e sono coinvolti in serie controversie come la violazione dei diritti umani, dei diritti dei lavoratori e delle questioni ambientali.

A quel punto svolgiamo un’analisi approfondita bottom-up sui fondamentali per assicurarci che l’azienda abbia le caratteristiche di crescita e redditività che stiamo cercando. Prestiamo molta attenzione a incontrare i team direzionali per valutare meglio la qualità del management e della strategia di bilanciamento dei sessi rispetto a quanto emerge dai vari indici di parità. Questo ci aiuta a distinguere le aziende che considerano seriamente la diversità rispetto a quelle che la reputano un nice-to-have, cioè qualcosa che sarebbe bello e utile avere ma non è strettamente necessario. Guardiamo anche alla natura dei ruoli occupati dalle donne più senior per vagliare se tendono ad essere posizionate in aree tradizionalmente “in rosa”, come le risorse umane, il marketing e la comunicazione, oppure se sono leader in divisioni che hanno maggiore probabilità di influenzare il business.

Infine, costruiamo un portafoglio diversificato di45-55 titoli con l’obiettivo di mantenere un profilo di rischio specifico e una buona influenza in termini di risultati di impatto.

Finora siamo stati piacevolmente sorpresi di trovare molte opportunità in settori come la tecnologia e l’assistenza sanitaria, solitamente meno facili per le donne.
Con riguardo ai mercati emergenti, questi stanno recuperando terreno quando si parla di diversità e stiamo assistendo a segnali di progresso, in particolare in Asia e in America Latina. Ad esempio, in Cina il 22% dei Cfo è di sesso femminile ed è tra le più alte quote a livello globale (contro il 12% negli Stati Uniti e in Europa).
In cima alla lista delle nostre preferenze si trova l’indiana Godrej Consumer Products che, con 6 donne nel consiglio di amministrazione, è esemplare non solo per gli standard locali, ma anche per quelli delle economie sviluppate, seguita dalla statunitense Bright Horizons Family Solutions che, oltre ad avere solidi standard interni di parità di genere, sostiene i genitori che lavorano nell’affrontare le sfide del work-life balance.

Nei confronti di quelle società che invece prestano poca attenzione alla “diversity”, pur non investendo in esse, cerchiamo di trovare il modo di influenzarle con il nostro impegno di responsabilità sociale: questo consente agli investitori di indicare alle imprese e alle generazioni future i comportamenti e i valori che la società civile dovrebbe premiare e incoraggiare, senza peraltro compromettere i risultati finanziari”.

Giulia Schiro
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