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Ubs, la corsa degli investimenti Esg non si ferma

Ubs, la corsa degli investimenti Esg non si ferma

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Francesca Conti
Francesca Conti

08 Marzo 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Nell’ultimo studio di Eurosif si nota una crescita evidente delle strategie di integrazione di tematiche Esg per un totale di circa 4.200 miliardi di euro e delle attività di engagement

  • In Germania, Svizzera e Italia, le strategie di esclusione sono decisamente dominanti. In Italia si parla di 1.450 miliardi in patrimonio gestito

  • Secondo la manager, “il numero di donne che decide di prendere in mano la gestione dei soldi sta aumentando in modo positivo e spesso tale interesse si combina con una volontà di allocare risorse in modo responsabile”

Investimenti Esg, un trend passeggero? Valeria Piani, strategic engagement lead di Ubs Am, assolutamente no. La manager con oltre 15 anni di esperienza nel mondo degli investimenti sostenibili, traccia una fotografia del loro sviluppo

Investimenti Esg sempre più ricercati e richiesti: non solo un trend passeggero, ma un approccio ormai radicato tra gli investitori. Valeria Piani, strategic engagement lead di Ubs Am, con oltre 15 anni di esperienza nel mondo degli investimenti sostenibili, traccia una fotografia del loro sviluppo.

Investimenti Esg. A che punto siamo? Ancora a massimi storici o il trend sta subendo rallentamenti?

Stiamo osservando sicuramente una continua ascesa. La crescita della domanda per gli investimenti sostenibili negli ultimi anni è stata robusta sia sul mercato istituzionale che degli investitori retail. Le classi di investimento interessate sono anche più ampie. Mentre in passato si parlava soprattutto di interesse in fondi etici azionari con l’applicazione di screening negativi o esclusioni su settori quali il tabacco o le armi, adesso i clienti richiedono di considerare le tematiche ambientali, sociali e di governance (Esg) in tutte le decisioni di investimento e su tutte le strategie.

Possiamo fare un bilancio del mercato europeo e italiano?

Nell’ultimo studio del 2018 di Eurosif, si nota una crescita evidente delle strategie di integrazione di tematiche Esg per un totale di circa 4.200 miliardi di euro e delle attività di engagement e voto azionariale su un totale di circa 4.800 miliardi di euro gestiti. I numeri per le strategie con forme di esclusione rimangono sempre alti ma in diminuzione rispetto a due anni fa (circa 9.400 miliardi di euro). In Italia, gli ultimi studi riportano un totale di 70 miliardi in integrazione e 145 miliardi in engagement e voto. E’ da notare poi che solo in Germania, Svizzera e Italia, le strategie di esclusione sono decisamente più dominanti. In Italia, si parla di ben 1.450 miliardi in patrimonio gestito con delle forme di esclusione.

Quali sono le strategie di Ubs per gli investimenti Sgi?

Ubs Am offre diverse opzioni di investimenti sostenibili in titoli azionari, obbligazionari, real estate e infrastrutture, gestiti sia attivamente che passivamente. Alcune strategie sono “sustainable investing focused” perché partono da universi già ristretti in base a criteri Esg. Sono strategie che solo considerano aziende leader nella sostenibilità. Siamo anche il primo gestore in Europa nell’offerta di Etf legati a indici sostenibili. Altre strategie analizzano i dati Esg successivamente alla definizione dell’universo di investimento (cosiddette strategie “Esg integrated”). In questi casi, è possibile che si investa in aziende non necessariamente leader con l’obiettivo di fare engagement e migliorare la performance di sostenibilità e creare valore nel lungo termine. Attualmente gestiamo circa 18 miliardi di euro in strategie “Si focused” e 180 miliardi di euro in strategie “Esg integrated”.

Che vantaggi hanno le aziende che rispettano i criteri di sostenibilità?

Numerosi studi di settore e accademici dimostrano che la considerazione della sostenibilità nella strategia aziendale puo’ portare a migliori rendimenti finanziari e più ampio accesso ai capitali finanziari. Un’azienda che considera attivamente le tematiche Esg nella propria strategia, gestisce meglio i rischi, ha una forza lavoro più stabile e motivata, è più ricettiva ai cambiamenti di mercato e/o legislativi e coglie maggiori opportunità commerciali.

Secondo l’ultimo sondaggio di EY, gli investitori istituzionali chiedono maggiori informazioni Esg alle aziende, circa il 97%. Lei ha rilevato – nella sua esperienza – che i criteri Esg siano effettivamente diventati essenziali nel processo decisionale degli investitori?

La considerazione di criteri Esg permette di migliorare in modo complessivo il processo decisionale negli investimenti. Investire con questa ottica permette di controllare meglio i rischi, ma anche cogliere nuove opportunità. Le informazioni sulla sostenibilità condivise con gli investitori sono ancora parziali, discontinue e diverse in qualità e formato a seconda dei settori e delle dimensioni delle imprese, ma va riconosciuto che abbiamo molti più dati oggi che dieci anni fa. Una standardizzazione è necessaria e con essa anche una definizione più condivisa di quali siano le informazioni materiali da un punto di vista finanziario. In Ubs Am abbiamo determinato chiaramente quali siano le tematiche più importanti per settore e su queste concentriamo i nostri sforzi di analisi, dialogo con il management e richiesta di maggiore trasparenza.

Ci sono aree nel mondo dove sono maggiormente rispettati?

Il concetto di investimento responsabile risale a parecchi decenni fa con i primi movimenti di investimento etico negli Stati Uniti. Il fenomeno si è evoluto significativamente da quel momento. Basti pensare che solo negli ultimi 10 anni, l’iniziativa dei Principi per gli Investimenti Responsabili (Pri) supportata dall’Onu, ha raccolto più di 2.300 firmatari nel mondo tra fondi pensione, gestori e fornitori di servizi Esg. Le regioni leader sono principalmente i paesi nordici europei, l’America del Nord, il Regno Unito, i Paesi Bassi, l’Australia e recentemente la Francia.

È vero che sono soprattutto donne e Millennials ad essere interessati agli investimenti sostenibili?

Le generazioni più giovani sono sicuramente più sensibili alla sostenibilità in tutti gli ambiti del vivere e dell’economia. Non sorprende che con i primi accumuli di risparmi e investimenti da parte delle nuove generazioni si noti anche maggiore attenzione a dove siano destinati. Il numero di donne che decide di prendere in mano la gestione dei soldi sta aumentando in modo positivo e spesso tale interesse si combina con una volontà di allocare risorse in modo responsabile. Cercherei però di limitare ogni generalizzazione. In realtà, la domanda di prodotti e strategie più sostenibili copre tutte le categorie di clienti. La società moderna è sempre più convinta che sostenibile non sia sinonimo di sacrificio finanziario per il bene pubblico, ma anzi di maggiore protezione per i propri risparmi e investimenti.

Francesca Conti
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