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Sycomore, un’azienda sostenibile crea valore per gli stakeholder

Sycomore, un’azienda sostenibile crea valore per gli stakeholder

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Livia Caivano
Livia Caivano

27 Novembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Abbiamo quindi creato una metodologia proprietaria di analisi extra-finanziaria che integriamo automaticamente all’analisi fondamentale e che si chiama ‘spice’

  • Ogni volta che consideriamo di investire in un’azienda, l’analizziamo attraverso il nostro modello

  • ‘Spice’ è un acronimo che sta per gli stakeholders di un’azienda: la società ed i fornitori, i collaboratori, gli investitori, i clienti e l’ambiente

Oggi gli asset manager non possono ignorare il cambiamento culturale in atto: investire non più solo una questione di rischio e rendimento ma anche il rispetto dei valori di sostenibilità. Intervista a Francesca Mozzati e Sabrina Ritossa Fernandez, rispettivamente product specialist e analista esg per Sycomore

Oggi gli investimenti hanno la possibilità di essere non solo fruttuosi ma anche ‘utili’. Questo avviene quando la finanza partecipa attivamente all’economia reale e quando gli investitori possiedono le chiavi per comprendere le loro implicazioni, significato e scopo. Sycomore si pone come obiettivo quello di destinare il capitale ai progetti più promettenti “non solo dal punto di vista finanziario, ma anche in termini di impatto sulla società e sull’ambiente”, precisa Sabrina Ritossa Fernandez, analista esg per Sycomore. “Contrariamente alle credenze popolari, questi due fattori sono in realtà strettamente correlati e si riassumono attraverso l’applicazione di una politica sri attiva”. L’approccio sri integra nella gestione finanziaria e nelle scelte di investimento le questioni legate alla promozione di uno sviluppo sostenibile ed inclusivo. Questa integrazione si basa su criteri extrafinanziari o esg che sono esaminati dai nostri analisti per garantire la promozione di imprese virtuose ed assicurare sostegno al contributo che esse hanno per la società o l’ambiente. “Nonostante quantificare questo contributo resti difficile, definirlo fa parte della nostra missione di investitori responsabili: assicura la credibilità del nostro approccio a tutti i membri del nostro ecosistema. Come recentemente confermato dal Ministro dell’Economia francese Le Maire, è urgente agire: bisogna restituire del significato agli investimenti, facendo in modo che gli operatori del settore finanziario si occupino delle grandi sfide attuali”.

Come funziona il vostro processo selettivo delle aziende in cui investire?

“Partiamo innanzitutto dalla nostra filosofia di investimento che è alla base del nostro processo: una società è sostenibile solo se crea valore per tutti i suoi stakeholder. Abbiamo quindi creato una metodologia proprietaria di analisi extra-finanziaria che integriamo automaticamente all’analisi fondamentale e che si chiama ‘spice’. Ogni volta che consideriamo di investire in un’azienda, l’analizziamo attraverso il nostro modello. Spice è un acronimo che sta per gli stakeholders di un’azienda: la società ed i fornitori, i collaboratori, gli investitori, i clienti e l’ambiente. In tutto ci sono 80 criteri che guardiamo e che valutiamo. Nella parte società ad esempio, andremo a analizzare il modello di business dell’impresa e come questo contribuisce positivamente o negativamente alla società; la fiscalità, l’etica, il rispetto dei diritti umani… Nella parte investitori integreremo da una parte il modello di governance, quindi il track record dell’impresa nel rispetto degli azionisti minoritari, la sostenibilità della politica dei dividendi , e dall’ altra il modello economico e la capacità dell’impresa di creare valore nel lungo termine (posizione concorrenziale, potenziale di mercato). Nella parte C di clienti guarderemo il rispetto della data privacy, la gestione della cybersecurity, la soddisfazione dei clienti. Condurre questa analisi ci permette di avere una visione globale e comprendere quali sono i punti di forza o debolezza di ogni potenziale investimento e dove ci sono eventuali rischi e situazioni di squilibrio. Il risultato della nostra analisi è integrato nell’analisi finanziaria perché impatta il beta quindi il livello di rischio nel nostro modello interno di analisi finanziaria”.

Gli investitori apprezzano davvero il tema Esg o è solo un trend passeggero?

Risponde Francesca Mozzati, product specialist di Sycomore: “La nostra prima responsabilità è occuparci del risparmio e degli assets che ci sono stati affidati per raggiungere una performance sostenibile nel lungo termine. L’integrazione dell’analisi extra-finanziaria all’analisi finanziaria è ormai una necessità e non un trend passeggero di cui possiamo fare a meno. Se si vuole mirare al lungo termine, bisogna osservare elementi diversi dalle cifre, in quanto i numeri non sono abbastanza: sono legati al passato e non raccontano tutta la realtà dell’impresa. Sin dalla fondazione di Sycomore nel 2001 abbiamo scelto di analizzare anche i criteri extra finanziari per valutare al meglio un’azienda nella quale vogliamo investire: questi criteri non si possano ignorare se si vuole generare una performance perenne”.

Quali differenze vede nell’industria del risparmio gestito tra diversi Paesi come Francia e Italia?

“Siamo in un contesto internazionale favorevole all’integrazione delle questioni relative allo sviluppo sostenibile da parte delle imprese e degli investitori – prosegue Mozzati – Francia, Belgio, Olanda ed Austria sono in paesi più sviluppati in questo senso, dove è stato anche creato un label nazionale come ad esempio il label Isr in Francia o il Toward Sustainability in Belgio. L’Italia è in ritardo rispetto a queste tematiche, ma vediamo che l’interesse è crescente e che le istituzioni bancarie italiane stanno sempre di più cercando di integrare queste tematiche nella loro allocazione di capitali”.

Livia Caivano
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