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Sostenibili per obbligo e non per scelta

Sostenibili per obbligo e non per scelta

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

13 Novembre 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Dalla nuova ricerca pubblicata da State Street Global Advisors emerge che chi sta iniziando ad approcciare la materia Esg per motivi regolamentari lo sta facendo in maniera basilare, adottando degli indici che lavorano per esclusione

  • Antonio Iaquinta, responsabile clienti istituzionali, State Street Global Advisors, ha spiegato a We Wealth le difficoltà che stanno incontrando i fondi pensioni nell’approccio Esg

I fondi pensione investono sempre più in tematiche Esg. Il tutto è però guidato da un obbligo normativo sempre più stringente. Questo fa sì che molti fondi pensioni e casse di previdenza si stiano avvicinando in modo superficiale alla tematica Esg

Investimenti in Esg per obblighi normativi. La maggior parte dei fondi pensione sta infatti investendo in investimenti sostenibili quasi esclusivamente per motivi puramente regolamentari.

Antonio Iaquinta, responsabile clienti istituzionali, State Street Global Advisors, ha dunque spiegato a We Wealth come se non ci fosse un obbligo normativo molto probabilmente la maggior parte dei fondi pensioni e delle casse di previdenza non avrebbero scelto un approccio Esg. E questo perché le tematiche sostenibili non sono ancora del tutto capite.

Chi invece ha deciso di dedicare delle risorse al tema Esg, di sua spontanea volontà, si è reso conto studiando la materia  che questo tipo di investimenti può avere un impatto positivo sul portafoglio, non tanto in termini di rendimento ma più che altro nel rapporto raschio rendimento. C’è però anche da sottolineare come “chi sta entrando nella materia Esg sta iniziano anche a capirne la complessità” spiega Iaquinta. Le tematiche possono infatti essere di diverso genere. Si va da cambiamento climatico alle basse emissioni di carbonio e a molto atro. Questo porta destabilizzazione negli investitori che devono capire dove investire e perché. E dunque ritorna essere preponderante il tema della conoscenza  Esg nel dettaglio e in tutte le sue sfaccettature.

A questa difficoltà si aggiunge anche l’aspetto dei dati. Iaquinta spiega infatti come tra i diversi fornitori sul mercato c’è una forte dispersione. E dunque molto spesso capita che tra i dati forniti risultano esserci delle discrepanze alle volta anche elevate. Questo contribuisce ad incrementare l’incertezza nell’investitore, soprattutto se non conosce bene la materia Esg.

Dall’ultima ricerca pubblicata da State Street Global Advisors emerge inoltre come chi sta iniziando ad approcciare la materia Esg per motivi regolamentari lo sta facendo in maniera basilare, adottando degli indici che lavorano per esclusione. Chi invece ha già fatto delle valutazioni sulla bontà dell’approccio Esg investe anche in strategia più avanzate che vanno a fare selezioni in positivo, oltre che per esclusione.

Antonio Iaquinta

Se si sposta lo sguardo a livello internazionale si nota come l’Italia risulta essere pienamente allineata con il trend globale. La ricerca sottolinea infatti come i fattori chiave per le istituzioni finanziarie in tema di approcci Esg sono rappresentati da obblighi fiduciari e dallo sviluppo del contesto normativo.

“Il fatto che gli obblighi fiduciari siano stati largamente citati rappresenta uno sviluppo significativo, poiché in precedenza molti investitori faticavano a stabilire se l’adozione dei criteri Esg fosse contraria ai loro obiettivi fiduciari o meno”, ha dichiarato Rakhi Kumar, Head of Esg Investments and asset stewardship di State Street Global Advisors. “Insieme alla regolamentazione, questo è ora uno dei principali fattori chiave per l’implementazione di fattori Esg”.

Per coloro che hanno indicato gli obblighi fiduciari come elemento di primaria importanza, i successivi e più importanti fattori trainanti dell’adozione dei criteri Esg sono i requisiti di responsabilità etica e sociale per conto dei loro clienti e il desiderio di mitigare i rischi legati ai fattori Esg.

Infine esistono anche differenze regionali per quanto riguarda i principali driver dell’adozione dei criteri Esg. Gli obblighi fiduciari, citati dal 59% degli intervistati, sono maggiormente sentiti in Nord America rispetto all’area Emea e Asia-Pacifico, mentre la principale preoccupazione nella regione è di stare al passo con gli standard di mercato (48%).

Giorgia Pacione Di Bello
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