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La ripresa economica post-covid parte dalla decarbonizzazione

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

24 Settembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Una capacità di spesa per almeno l’80% delle risorse europee potrebbe determinare una crescita del tasso di occupazione per la popolazione in età attiva dal 57% nel 2020 al 68% nei prossimi dieci anni

  • Gli strumenti propri della finanza sostenibile, come i green bond, potrebbero sostenere la raccolta di ulteriori risorse a favore della decarbonizzazione e permettere lo sviluppo di un modello socioeconomico verde, inclusivo e resiliente

Secondo uno studio di Ref-e, agenzia specializzata nella ricerca e nella consulenza per i mercati energetici, un buon utilizzo dei fondi europei in coerenza con le policy sulla decarbonizzazione aumenterebbe il pil del 30% entro il 2030. Ecco come

Una reazione inusuale per uno shock inusuale. La risposta dell’Unione europea allo scoppio della pandemia ha assunto sembianze innovative rispetto alle crisi dell’ultimo decennio. L’accordo politico sul programma Next Generation Eu e il nuovo budget europeo 2021-2027 hanno confermato l’intento di far fluire risorse economiche sugli obiettivi di decarbonizzazione, data la condizionalità di destinare almeno il 30% delle risorse alla transizione climatica. Secondo gli esperti, si tratta di un “profondo cambiamento culturale, con il quale si riconosce che le politiche devono preparare i singoli paesi a fronteggiare un futuro che sarà frequentemente caratterizzato da shock di diversa natura” e la ripresa dell’economia italiana potrebbe dover partire proprio da qui.

Stando allo studio Ossigeno per la crescita. La decarbonizzazione al centro della strategia economica post-covid diffuso da Ref-e, agenzia specializzata nella ricerca e nella consulenza per i mercati energetici, gli investimenti nella decarbonizzione potrebbero di fatto rappresentare un’opportunità di rinnovamento per il sistema produttivo italiano, in grado non soltanto di garantire il superamento degli effetti negativi della pandemia ma anche dello stallo economico nazionale pre-covid. Affinché però questo avvenga, secondo Matteo Leonardi, senior advisor sulle policy per la decarbonizzazione, è necessario superare “le fragilità del nostro sistema decisionale” e tracciare “una strategia coerente e solida nel tempo, capace di innescare l’effetto moltiplicativo degli investimenti privati”.

Considerando i dati macroeconomici relativi all’anno in corso, la caduta del prodotto interno lordo dell’8,4%, un crollo degli investimenti al 16% del pil e un rapporto debito/pil vicino al 160%, lo studio definisce due possibili scenari di ripresa. In uno scenario virtuoso che evidenzia una capacità di spesa per almeno l’80% delle risorse europee in coerenza con le policy sulla decarbonizzazione insieme a una contestuale attivazione degli investimenti nel settore privato, il tasso di crescita medio annuo potrebbe mantenersi intorno al 5%, scendere per qualche anno al 3,5% e convergere nel lungo termine verso il 2%. “Il buon utilizzo dei fondi comunitari – spiegano i ricercatori – riporterebbe il pil al 2030 su un valore del 30% circa superiore a quello in assenza dei finanziamenti comunitari”, ma determinerebbe anche una crescita dei posti di lavoro tale da portare il tasso di occupazione per la popolazione in età attiva dal 57% nel 2020 al 68% nei prossimi dieci anni.

In uno scenario conservativo, al contrario, che prevede una capacità di spesa del 50% delle risorse europee e una riluttanza del settore privato all’innovazione “a fronte della crisi di liquidità a seguito del lockdown non compensata da una chiara direzione della politica economica e delle scelte per la decarbonizzazione”, si legge nello studio, il rimbalzo del pil risulterebbe soltanto parziale. Solo nel 2024 si toccherebbero i livelli del 2019 e bisognerà attendere il 2030 per sfiorare i livelli pre-crisi del 2008. Inoltre, il rapporto debito/pil rimarrebbe al di sopra del 140% e la crescita convergerebbe verso l’1% nel lungo periodo.

All’interno dello studio vengono poi delineate cinque aree di riforme necessarie ai fini di un piano sistemico di decarbonizzazione che sia vero propulsore di una ripartenza. In primo luogo la fiscalità energetica, attraverso l’introduzione di un prezzo minimo del carbonio a parità di gettito, l’eliminazione dei sussidi con effetti negativi per l’ambiente, il bonus auto e l’efficienza energetica. Ma anche un rafforzamento della domanda di prodotti e servizi per la decarbonizzazione, l’implementazione di criteri ambientali minimi per gli acquisti della pubblica amministrazione, la formazione di nuove professioni e di posti di lavoro “green”, l’economia circolare e la finanza sostenibile.

“Gli investimenti hanno un ruolo centrale nella ripresa economica post-covid – spiegano Francesco Bicciato, Arianna Lovera e Federica Casarsa del Forum per la finanza sostenibile all’interno del report – L’esperienza e le competenze acquisite dal comparto della finanza sostenibile, con particolare riferimento al ruolo centrale dei flussi finanziari per gli obiettivi di decarbonizzazione, possono offrire un quadro di riferimento per orientare le risorse messe a disposizione per i piani di rilancio, sia dall’Europa, sia dagli Stati nazionali”. In questo contesto, precisano, le risorse pubbliche rappresentano solo una parte dell’equazione. Affinché si possa parlare di un allineamento delle strategie di investimento agli obiettivi climatici è necessario innanzitutto disinvestire progressivamente dai progetti non compatibili con la decarbonizzazione e, allo stesso tempo, “creare le condizioni che permettano di fare leva sugli investimenti privati nel quadro di una rinnovata cooperazione pubblico/privato”. Per non dimenticare poi gli strumenti propri della finanza sostenibile, come i green bond, che potrebbero sostenere la raccolta di ulteriori risorse a favore della decarbonizzazione e permettere lo sviluppo di “un modello socioeconomico verde, inclusivo e resiliente”.

Rita Annunziata
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