PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Post-covid, gli italiani invocano il green. L’Onu resta pessimista

Post-covid, gli italiani invocano il green. L’Onu resta pessimista

Salva
Salva
Condividi
Rita Annunziata
Rita Annunziata

21 Settembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
Tempo di lettura: 3 min
Salva
  • Il 75% dei cittadini teme che l’impegno nella tutela dell’ambiente possa subire un rallentamento o un blocco

  • Solo il 28% è disposto a versare imposte più elevate sul carburante o sulle auto di proprietà per contribuire al raggiungimento degli obiettivi ambientali

  • L’allarme dalla storia: nel 2009 le emissioni globali di anidride carbonica sono diminuite di 400 milioni di tonnellate, ma hanno conosciuto un rimbalzo di 1,7 miliardi di tonnellate nel 2010

L’81% degli italiani crede che l’emergenza sanitaria possa rappresentare un’opportunità per contrastare i cambiamenti climatici. Tanti i favorevoli a un Green new deal che realizzi investimenti governativi per rendere la nostra economia più sostenibile. Ma per l’Onu resta alto il rischio di un allontanamento dagli obiettivi di Parigi

Gli effetti della pandemia sul benessere degli italiani non sorprendono più: quasi la metà dei cittadini ha vissuto in questi mesi un peggioramento della propria situazione finanziaria, il 42% teme di perdere il lavoro e il 55% sostiene che le difficoltà economiche generate dalla crisi attuale potrebbero protrarsi anche in futuro. Ma nonostante il generale clima di sfiducia, legato anche alla percezione in merito alle capacità del governo di affrontare lo shock, il cuore verde degli italiani non ha smesso di battere.

Secondo lo studio The new normal di More in common, iniziativa internazionale nata nel 2017 con l’obiettivo di creare società più forti, unite e resilienti nei confronti delle crescenti minacce della polarizzazione e delle divisioni sociali, l’81% dei cittadini crede che l’emergenza sanitaria possa rappresentare un’opportunità per contrastare i cambiamenti climatici. Eppure, se da un lato il 90% teme che l’economia entri in una crisi profonda, il 75% pone l’accento su un possibile rallentamento o blocco dell’impegno nella tutela dell’ambiente. I più preoccupati sono soprattutto i giovani tra i 18 e i 29 anni (78%), seguiti dalle donne (77%) e dagli over 55 (76%). In termini territoriali, invece, al primo posto si posizionano i residenti nelle regioni del Sud (79%), seguiti dal Centro (74%) e dal Nord (73%). Il 20% degli italiani, inoltre, ritiene che la protezione del clima e dell’ambiente debba rientrare tra le priorità politiche dei prossimi mesi, accanto alla riduzione della disoccupazione (48%), al miglioramento del sistema sanitario (36%) e al supporto delle piccole e medie imprese (29%).

La maggior parte degli cittadini, spiegano i ricercatori, sosterrebbe un Green new deal che “realizzi investimenti governativi su ampia scala per rendere la nostra economia più rispettosa dell’ambiente”, e tra i più favorevoli si rilevano gli uomini, gli over 55 e i residenti nel Meridione. Per di più, l’81% crede che la contrazione delle emissioni di Co2 cui abbiamo assistito durante il lockdown dimostri che “possiamo ridurre il nostro impatto sull’ambiente se davvero lo vogliamo”, continua lo studio. Eppure, quasi due terzi degli italiani ritiene che il governo non stia ancora facendo abbastanza e solo il 28% è disposto a versare imposte più elevate sul carburante o sulle auto di proprietà per contribuire al raggiungimento degli obiettivi ambientali. Il 90%, infine, dichiara che sosterrebbe politiche che impongano alle imprese di porre in essere misure più ecologiche per ridurre le emissioni di Co2.

Ed è proprio su questo tema che arriva il monito delle Nazioni Unite. Stando al Sustainable development outlook 2020, sebbene le emissioni di anidride carbonica potrebbero subire una contrazione compresa tra il 4 e il 7% entro la fine dell’anno rispetto al 2019, l’impatto della pandemia sulla crescita economica ha acuito ulteriormente le preoccupazioni rispetto alla possibilità di raggiungere i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030. L’organizzazione intergovernativa ha considerato in particolare tre possibili scenari: il “pre-scenario covid-19”, legato alle tendenze verificatesi durante gli anni precedenti allo scoppio della pandemia, il “covid-19 pessimista” e il “covid-19 ottimista”.

Guardando al passato, spiegano i ricercatori, l’esperienza della crisi finanziaria del 2008 non fornisce sufficienti basi di fiducia: nel 2009, infatti, le emissioni globali di anidride carbonica sono diminuite di 400 milioni di tonnellate, ma hanno conosciuto poi un rimbalzo di 1,7 miliardi di tonnellate nel 2010. Qualora la comunità mondiale non intraprenda nuove azioni per sostenere la contrazione di emissioni ottenuta grazie alle misure di contenimento dei contagi, il mondo potrebbe tornare rapidamente sulla traiettoria pre-covid, aumentando la distanza dagli obiettivi di Parigi. Ma c’è una luce in fondo al tunnel. Secondo le Nazioni Unite, bisognerebbe investire nell’azione per il clima “una parte significativa delle risorse destinate a rispondere alle conseguenze del covid-19”, si legge nell’analisi, dissociando la crescita economica dall’aumento delle emissioni di carbonio. Uno scenario ottimistico, in definitiva, dovrebbe partire da una minimizzazione dei danni causati dalla crisi epidemiologica, dal miglioramento dei sistemi di assistenza sanitaria, protezione sociale e governance, ma soprattutto da un rinnovato sforzo verso lo sviluppo sostenibile, in linea con i traguardi raggiunti durante i mesi più caldi della pandemia.

Rita Annunziata
Rita Annunziata
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU:SRI-Impact investingItalia