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Pmi italiane: pronte a uscire dalla crisi a colpi di green

Pmi italiane: pronte a uscire dalla crisi a colpi di green

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

11 Novembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il 37% delle pmi afferma che la situazione legata al covid-19 genererà un incremento dell’attenzione a livello aziendale nei confronti della sostenibilità

  • Eppure, secondo Simone Pizzoglio di Bva Doxa, rivelano un approccio “non ancora completamente strutturato” e tendono a focalizzarsi su progetti singoli e di breve termine

  • L’80% ritiene che gli operatori finanziari dovrebbero affiancare gli indicatori esg a quelli tradizionali per valutare adeguatamente il merito creditizio

Un’azienda su tre ritiene che integrare la sostenibilità tra i criteri che guidano le proprie scelte strategiche le consentirà di uscire più rapidamente dalla crisi. Ma per molte pmi la finanza sostenibile resta un tabù

Mentre la nuova fase della pandemia destabilizza gli scenari sulla chiusura dell’anno, le piccole e medie imprese italiane continuano a fare i conti con la crisi economica. Una crisi cui gli operatori di finanza sostenibile e le stesse aziende potrebbero offrire una via di uscita, “attraverso investimenti e politiche indirizzate verso la transizione a sistemi più inclusivi e a ridotto impatto ambientale”. Sono le parole e le attese di Francesco Bicciato, segretario generale del Forum per la finanza sostenibile, che apre la nona edizione della Settimana sri lasciando spazio alla presentazione dei risultati della ricerca Pmi italiane e sostenibilità condotta dall’associazione in collaborazione con Bva Doxa. Un’indagine che svela il cuore green, e non solo, del tessuto imprenditoriale tricolore.

Secondo la ricerca, infatti, il 30% delle aziende ritiene che integrare la sostenibilità tra i criteri che guidano le proprie scelte strategiche consentirà loro di uscire più rapidamente dalla crisi economica, una percentuale che sale al 39% tra le imprese con almeno 50 dipendenti. Nel nuovo contesto socioeconomico, in particolare, il 37% afferma che la situazione legata al covid-19 genererà un incremento dell’attenzione a livello aziendale nei confronti della sostenibilità, mentre il 27% rivela che l’attenzione “già elevata” ad essa riservata sarà mantenuta nel tempo. Per di più, il 55% ha in programma di estendere le considerazioni legate alle tematiche ambientali, sociali e di governance a tutta l’attività aziendale, integrandole nella strategia complessiva.

Dal punto di vista dimensionale, tuttavia, le piccole e medie imprese rivelano un approccio “non ancora completamente strutturato”, spiega Simone Pizzoglio, partner e head of bu finance & utilities di Bva Doxa. “Ci si rende conto della rilevanza della sostenibilità, ma si tende a focalizzarsi su progetti singoli e di breve termine”, spiega. Le aziende più grandi, invece, rivelano un approccio più evoluto, ricercano la certificazione e abbracciano tutti gli ambiti dell’acronimo esg (environment, social, governance). Certo è che, come rivela la ricerca, la “e” di environment continua a prevalere sulle altre due variabili, perché “viene associata più facilmente, è riconosciuta da tutti gli stakeholder, compresi i consumatori, è più facile da codificare e anche più semplice da comunicare attraverso etichette, certificazioni, spot o comunicati stampa”, spiega Pizzoglio, mentre sia la parte social che quella di governance risultano essere maggiormente codificate nelle aziende più strutturate.

Ma quali sono le principali sfide secondo le pmi per lavorare in chiave sostenibile? Il 52% cita l’aumento dei costi, ma il 50% si focalizza anche sulle difficoltà di natura burocratica, come l’ottenimento delle certificazioni e la capacità di trasferire su aspetti formalizzati tutte le politiche attuate sul fronte ambientale, sociale e di governance. Il 38%, invece, parla dello scontrarsi con un mercato maturo, il 30% del cambiamento di macchinari e processi, il 26% della cultura aziendale e il 17% dei vertici aziendali. Sul versante opposto, i maggiori benefici legati al perseguimento di iniziative di sostenibilità sono legati a strategie di marketing e di prodotto per il 73% delle intervistate e al miglioramento della reputazione e dell’attrattività dell’azienda per il 52%.

Finanza sostenibile ancora poco diffusa tra le pmi

Eppure, solo per l’8% delle intervistate l’offerta finanziaria attuale risulta essere in linea con le esigenze di finanziamento di progetti sostenibili e “il 30% non ha un’opinione chiara in merito perché non ha ancora sviluppato esigenze finanziarie”, aggiunge Arianna Lovera, senior programme officer del Forum per la finanza sostenibile. In questo contesto, la banca si conferma come l’interlocutore principale delle piccole aziende, ma l’80% ritiene che gli operatori finanziari dovrebbero affiancare gli indicatori esg a quelli tradizionali per valutare adeguatamente il merito creditizio e solo un’azienda su tre ha preso in considerazione i prodotti di finanza sostenibile, cogliendone così i vantaggi reputazionali, semplificando l’accesso al credito e migliorando le relazioni con i soggetti finanziari.

“In generale un’indagine qualitativa (rivolta a 10 pmi sensibili al tema della sostenibilità, che hanno dispiegato pratiche virtuose, progetti o piccoli investimenti in chiave sostenibile, ndr) rivela che la conoscenza della finanza sostenibile è ancora poco diffusa tra le pmi, vi è una carenza di promozione e viene percepita come un aspetto poco rilevante per consumatori e aziende clienti”, spiega Lovera. In più, le pmi tenderebbero a interessarsi ai prodotti sri solo “quando emergono bisogni finanziari che non riescono a coprire con altri canali”. Una problematica legata anche a un gap di diffusione sia sul fronte della domanda (il 69% non ha mai chiesto supporto per forme di finanziamento di progetti sostenibili) sia sul fronte dell’offerta (al 70% delle aziende i partner finanziari non hanno mai proposto prodotti specifici sulle tematiche ambientali, sociali e di governance).

Rita Annunziata
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