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Dalla pandemia al clima: l’Europa investe nel green

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

20 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Gerd Pircher: “La sostenibilità, che nel mondo finanziario era un concetto di nicchia fino a qualche anno fa, ricopre oggi un ruolo chiave, riconosciuto da investitori, aziende ed emittenti europei”

  • Sull’onda della crisi, tre quarti degli emittenti europei ha dichiarato di aver incrementato il proprio sforzo verso le tematiche esg o di aver compreso di aver sottovalutato la componente sociale dell’acronimo

  • Le azioni delle grandi aziende che registrano rating esg più elevati hanno sovraperformato la media globale del 4,7% a partire dalla metà del mese di dicembre dello scorso anno

Nel 2019 in Europa sono stati investiti 120 miliardi di euro in fondi sostenibili, il doppio rispetto all’anno precedente. E nel 2020 il cammino verso la finanza green non ha subito una battuta d’arresto. Tutti i dati sul settore ai tempi del covid nella nuova indagine di Hsbc

Il mercato green dei capitali fa breccia nel cuore degli europei. Secondo lo studio Sustainable financing and investing di Hsbc, nel 2019 sono stati investiti in fondi sostenibili 120 miliardi di euro, due volte in più rispetto all’anno precedente. E dalla pandemia potrebbe emergere un’ulteriore spinta alla crescita. Secondo Gerd Pircher, chief executive officer Italy dell’istituto londinese, questo periodo di emergenza sanitaria ha contribuito infatti a insegnare “a tutti che prestare attenzione e agire per la difesa dell’ambiente è sempre più importante”. È evidente, aggiunge, che “la sostenibilità, che nel mondo finanziario era un concetto di nicchia fino a qualche anno fa, ricopre oggi un ruolo chiave, riconosciuto da investitori, aziende ed emittenti europei”.

Stando alla ricerca, dunque, la crisi ha rafforzato la convinzione dell’importanza della sostenibilità per il 36% degli emittenti europei. Tre quarti degli intervistati, invece, ha dichiarato di aver incrementato il proprio sforzo verso le tematiche esg (environment, social and governance) o di aver compreso di aver sottovalutato la componente sociale dell’acronimo. Un numero significativamente minore rivela sul fronte opposto di aver contratto l’attenzione sui temi sostenibili, ma ora considerano questioni come le esigenze della società, la resilienza della catena di approvvigionamento e il benessere dei dipendenti come più rilevanti di prima. Inoltre, gli emittenti europei dimostrano un maggior impegno sul fronte green rispetto alla media globale, con il 95% che considera le questioni ambientali e sociali “molto importanti” e il 19% “abbastanza importanti”. A spingerne l’interesse sono prevalentemente i loro valori (62%) ma anche i potenziali rendimenti (36%), le ong (41%) e i clienti (36%).

Meno del 15% degli investitori, invece, dichiara di aver rafforzato la propria convinzione dell’importanza delle tematiche esg e stanno ridimensionando anche l’interesse per settori come la biodiversità, le relazioni con il governo e il benessere dei dipendenti. In questo caso, il 79% considera i temi ambientali e sociali “molto” o “abbastanza importanti”, contro la media globale dell’86%, e i principali driver della loro attitudine sono le pressioni sociali (47%) e quelle normative (43%). Tra l’altro, il 61% degli intervistati percepisce una maggiore responsabilità nell’evitare investimenti che abbiano un impatto negativo sull’ambiente o sulla società, contro la media globale del 53%.

Un settore su cui i due gruppi riscontrano una convergenza di idee sono gli investimenti nelle infrastrutture sostenibili. Gli emittenti, nello specifico, puntano l’attenzione sulle opportunità legate all’energia a zero emissioni, come quella eolica, quella solare e quella mareomotrice. Inoltre, sono leader mondiali in termini di sostegno all’energia a idrogeno ma anche ai combustibili a basse emissioni di carbonio. Gli investitori, invece, ritengono che le energie rinnovabili godano del potenziale maggiore, ma mostrano interesse anche per le città smart. Per non dimenticare poi che la divisione Hsbc global research ha rivelato come le azioni delle grandi aziende che godono di rating esg più elevati hanno sovraperformato la media globale del 4,7% a partire dalla metà del mese di dicembre dello scorso anno. Un gap che si amplia ancor di più se si considerano i titoli legati al clima, per i quali si parla di una sovraperformance del 13%.

“La finanza sostenibile è diventata uno dei temi cardine dei mercati dei capitali più velocemente di quanto ci aspettassimo e, di conseguenza, gli accordi esg vengono sempre più spesso giudicati come un asset tradizionale piuttosto che un riflesso dell’impegno verso le questioni sociali e ambientali”, spiega Daniel Klier, global head of sustainable finance di Hsbc. “L’Europa – aggiunge Nuno Matos, ceo di Hsbc Bank plc e Hsbc Europe – è in prima linea nel trainare gli sforzi internazionali per combattere il cambiamento climatico ed è leader mondiale della finanza sostenibile” e, in questo contesto, “gli emittenti e gli investitori europei hanno un ruolo chiave da svolgere nella transizione verso un’economia globale a zero emissioni nette”.

Rita Annunziata
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