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Obbligazioni: non chiamateli transition bond

Obbligazioni: non chiamateli transition bond

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Maddalena Liccione
Maddalena Liccione

30 Marzo 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • “Questo nuovo strumento potrebbe aumentare il potenziale per il greenwashing”, spiega Bram Bos, lead portfolio manager green Bond di Nn Investment Partners

  • Negli ultimi quattro anni, gli indici dei green bond hanno registrato in generale una performance migliore rispetto agli indici tradizionali

  • L’Unione Europea ha promosso un piano da mille miliardi di euro di investimenti sostenibili nei prossimi 10 anni e ha stilato una tassonomia delle attività economiche

L’ondata di interesse per gli strumenti di transizione sta suscitando alcune critiche e qualsiasi aumento nell’emissione di transition bond sarà probabilmente controverso, in quanto potrebbe aumentare il rischio di greenwashing

Oltre ai green, social and sustainability bond, che sono già tipi di obbligazioni relativamente ben definite, negli ultimi tempi hanno iniziato a emergere etichette più sostenibili, come ‘transition bond’ o ‘Esg-linked bond’. Si tratta di termini di nuova coniazione del mercato finanziario, cioè obbligazioni che non si possono definire proprio verdi e che si trovano a metà strada fra i bond tradizionali e quelli green.

L’ondata di interesse per gli strumenti di transizione ha suscitato alcune critiche e qualsiasi aumento nell’emissione di transition bond sarà probabilmente controverso. Da un lato i gruppi ambientalisti si chiedono se sia davvero necessario distinguere tra ‘verde’ e ’transizione’, mentre gli scettici temono di offrire alle aziende inquinanti un facile impulso al miglioramento della loro immagine, senza necessariamente richiedere che cambino le loro pratiche commerciali.

“A causa della loro poca trasparenza, tracciabilità e rendicontazione sull’utilizzo dei proventi, questo nuovo strumento potrebbe aumentare il potenziale per il greenwashing”, spiega Bram Bos, lead portfolio manager Green Bonds di Nn Investment Partners. “Consideriamo già i green bond come obbligazioni di transizione.

L’etichetta di ‘transition bond’ potrebbe anche aprire la porta a settori, società e attività che sono ‘marroni’ e che probabilmente rimarranno tali. Ciò potrebbe consentire loro di emettere obbligazioni nello spazio sostenibile, cosa che non ci aiuterà a raggiungere gli obiettivi fissati nell’accordo di Parigi. Quando si tratta di obbligazioni legate alla sostenibilità o Sdg (sustainable development goal), valgono le stesse preoccupazioni. Inoltre, poiché vi sono 17 obiettivi Sdg con 169 target, ogni azienda può affermare che in qualche modo sta progredendo su uno di questi obiettivi. Anche in questo caso, quindi, il rischio di greenwashing è elevato”.

L’utilizzo di green bond in un contesto più ampio

Il mercato dei green bond è in piena espansione ed è cresciuto notevolmente nell’ultimo decennio. Oggi gli investitori obbligazionari che cercano di rendere sempre più sostenibile i propri portafogli hanno una gamma sempre più ampia di opzioni man mano che nuovi paesi e nuove aziende entrano nel mercato delle obbligazioni verdi. Inoltre, “la nostra ricerca e il successo delle nostre strategie d’investimento sui green bond dimostrano che avere un impatto positivo e generare rendimenti spesso vanno di pari passo”, affermano da Nn Investment Partners.  Negli ultimi quattro anni, gli indici dei green bond hanno registrato in generale una performance migliore rispetto agli indici tradizionali. “Le obbligazioni verdi sono tipicamente emesse da emittenti innovativi e lungimiranti, le cui attività si stanno adattando all’urgenza del cambiamento climatico. Di conseguenza, queste società sono meno esposte ai rischi climatici e Esg e sono più trasparenti nelle loro attività”. La costante sovraperformance degli indici di green bond rispetto agli indici obbligazionari ordinari sottolinea questo evento e costituisce un argomento convincente per l’utilizzo di green bond in un contesto più ampio.

“Gli investitori possono rafforzare ulteriormente i loro portafogli optando per le obbligazioni a gestione attiva che sono veramente green – obbligazioni che danno un contributo positivo misurabile alle attuali preoccupazioni di sostenibilità”.

Colmare il divario

“Il 2010 è stato il decennio in cui abbiamo visto un risveglio del concetto di verde, ma quello del 2020 sarà definito dal concetto di transizione”, ha dichiarato Yo Takatsuki, responsabile della ricerca Esg presso Axa Investment Managers, in una recente intervista con il Financial Times. Takatsuki sostiene che “la domanda di investimenti sostenibili è così feroce che non può essere soddisfatta solo dalle industrie tradizionalmente ecologiche. Prestare all’universo molto più ampio delle industrie ‘marroni’ – e incoraggiarle a diventare un po’ più verdi lungo la strada – può aiutare a colmare il divario. Abbiamo iniziato a pensare alla parte centrale del nostro portafoglio, costituita da settori altamente industriali ed estrattivi”, ha affermato. “Se non affrontiamo le emissioni di carbonio che ne derivano, non abbiamo alcuna possibilità”.

Axa Investment Managers ha pubblicato lo scorso giugno le proprie linee guida in materia di transition generando grande interesse. Anche l’Unione europea ha promosso lo European grean deal, un piano che dovrebbe mobilitare più di mille miliardi di euro di investimenti sostenibili nei prossimi 10 anni. Tra le azioni più urgenti messe in campo in questo ambito vi è la creazione di un meccanismo di classificazione delle attività economiche finalizzato proprio a indirizzare gli investimenti verso un’economia ‘low carbon’. Nel giugno del 2019, un gruppo di specialisti di settore nominato dalla Commissione europea (Technical expert group – Teg), ha stilato una tassonomia delle attività economiche sulla base del contributo al miglioramento della sostenibilità ambientale. La tassonomia ha individuato le attività che continueranno a sopravvivere nel contesto di un’economia a zero emissioni nette nel 2050, identificando dei settori target il cui contributo risulta cruciale per innescare processi di climate change mitigation e adaptation. Inoltre, l’anno scorso 50 istituzioni finanziarie e ambientali si sono riunite per formare un gruppo di lavoro incaricato di affrontare i finanziamenti per la transizione climatica. Il gruppo si riunirà per tutto il 2020 per stabilire un quadro comune per rendere i transition bond uno strumento credibile per il futuro.

Maddalena Liccione
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