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La nuova Ue al varco degli investimenti sostenibili

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

11 Giugno 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Per gli investimenti sostenibili e responsabili (Sri), ormai diventati mainstream, il momento attuale è di grande vivacità, come testimonia del resto il fatto che il rating Esg sia una “proxy della qualità del management”

  • Uno dei tre regolamenti ora in bozza in Commissione Europea è sull’integrazione dei fattori Esg nell’accordo di fiduciary duty tra risparmiatori e investitori. Che sono ora col fiato sospeso

  • “Le buone pratiche della sostenibilità passano dall’incentivazione dei fund manager”, dice Maria Lombardo, head of responsible investment Emea di Invesco

  • “L’avanzamento del piano d’azione per la crescita sostenibile della Commissione Europea sarà soggetto ai nuovi equilibri e alle nuove alleanze all’interno del neo eletto Parlamento”, sottolinea infine Gianluca Manca, head of sustainability di Eurizon

“Investimento responsabile e gestione del rischio: nuove connessioni nel panorama europeo” è stato il convegno tenutosi in Bocconi l’11 giugno 2019, alla vigilia dell’insediamento delle istituzioni della nuova Ue. Un incontro a più voci su investimenti sostenibili e soluzioni di asset management

I risultati elettorali che stanno disegnando la nuova Ue dovranno fare i conti con la sostenibilità. Anche alla luce dei buoni risultati dei movimenti di ispirazione verde. E’ la riflessione comune emersa dall’incontro “Investimento sostenibile e responsabile e gestione del rischio: nuove connessioni nel panorama europeo” tenutosi in Bocconi. Per gli investimenti sostenibili e responsabili (Sri), ormai diventati mainstream, il momento attuale è di grande vivacità, come testimonia del resto il fatto che il rating Esg sia una “proxy della qualità del management” (Sara Lovisolo, group sustainability manager – Lse Borsa Italiana e Technical Expert Group, Commissione Europea). Ed “è anche con i fondi di investimento che si determina l’impatto”, come afferma Gianluca Randazzo, head of sustainability presso Gruppo Mediolanum.

L’Action plan Ue per gli investimenti sostenibili

Era il marzo 2018 quando la Commissione Europea pubblicava un Action Plan per la raccolta di capitali privati destinati agli investimenti a impatto. Le “10 azioni” servivano all’Ue anche per rispettare gli impegni assunti con la sottoscrizione dell’Accordo di Parigi, aiutando a concretizzare così il raggiungimento dei Sustainable development goals (Sdg) delle Nazioni Unite entro il 2030.

L’Action Plan è stato poi seguito dalla pubblicazione, a maggio 2018, di 3 regolamenti in bozza. Di questi, uno è sull’integrazione dei fattori Esg nell’accordo di fiduciary duty tra risparmiatori e investitori. “Le buone pratiche della sostenibilità passano dall’incentivazione dei fund manager”, dice Maria Lombardo, head of responsible investment Emea di Invesco. Quindi, da una parte gli asset manager sono chiamati ad aumentare la trasparenza sull’integrazione degli elementi Esg nelle scelte di portafoglio. Dall’altra, le società devono dimostrare di sapere gestire questi rischi e limitarne le eventuali conseguenze.

Gianluca Manca, head of sustainability di Eurizon, nel corso dell’evento si è soffermato inoltre sulla necessità di ribilanciare il portafoglio alla luce degli Esg. Questo, per venire incontro alle esigenze dell’investitore, che in genere non vuole allontanarsi dall’andamento generale del mercato. Ha poi aggiunto che “L’avanzamento del piano d’azione per la crescita sostenibile della Commissione Europea sarà soggetto ai nuovi equilibri e alle nuove alleanze all’interno del neo eletto Parlamento. Cionondimeno, si ravvisa una fase di ammorbidimento dei toni, soprattutto in capo all’obbligatorietà di applicazione dei princìpi e delle pratiche enucleate nell’ultima sfornata di emendamenti”.

Teresa Scarale
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