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Nordea AM, chi vince e chi perde sul fronte sostenibilità

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

19 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Secondo Hilde Jenssen, i deflussi dai mercati azionari degli ultimi anni sono stati legati alle guerre commerciali, alla mancanza di crescita economica e al sentimento di generale incertezza legato alla Brexit

  • “Abbiamo escluso Facebook dall’universo investibile nella primavera del 2018, quando abbiamo scoperto che non erano preparati sul tema della protezione dei dati personali”, spiega la Jenseen

  • Tra i mercati emergenti: India, Indonesia o Brasile tengono il passo del cambiamento

Parlare di investimenti sostenibili non significa considerare solo i vincitori ma anche evitare le aziende “perdenti” nel lungo termine. Come Facebook, esclusa dall’universo investibile di Nordea AM nella primavera del 2018. Come si posizionano i paesi emergenti in questo contesto?

Quando si parla di sostenibilità, il faro tende a essere puntato sulle aziende che hanno un impatto positivo in termini di ambiente, società e governance. Eppure, sebbene la tematica viaggi oggi vorticosamente nell’occhio del ciclone, ci sono alcune società che fanno ancora fatica a tenere il passo del cambiamento. In che modo determinare l’universo investibile e come si pongono i mercati emergenti in questo contesto? Ne abbiamo parlato con Hilde Jenssen, head of fundamental equities di Nordea asset management.

Da una recente ricerca di Morningstar è emerso che, nonostante i tassi bassi, i fondi obbligazionari hanno raccolto di più rispetto agli azionari. Perché? E quali sono le attese?

“Negli ultimi anni c’è stato un deflusso dai mercati azionari, in particolare in Europa. Le motivazioni sono diverse, dalle guerre commerciali alla mancanza di crescita economica fino al sentimento di generale incertezza legato alla Brexit. Penso però che, date le valutazioni odierne, le azioni siano molto interessanti. Il punto è capire in quali aziende investire. Noi cerchiamo aziende che abbiano un cashflow positivo, ma che il mercato sta sottovalutando. Si tratta di società competitive, efficienti in termini di costi, con un forte management e buoni track record. Inoltre, puntiamo sul potenziale di crescita nel lungo termine, tra i tre e i cinque anni”.

Hilde Jenssen di Nordea AM
Hilde Jenssen, head of fundamental equities di Nordea asset management

Qual è l’impatto dei fattori Esg sulle valutazioni azionarie?

“Le informazioni Esg possono rappresentare sia delle opportunità che dei rischi. Un esempio di opportunità è Varian, una società statunitense che fornisce agli ospedali software medici, radiologici e oncologici che garantiscono meno emissioni e meno utilizzo di energia. Una società Esg molto forte, specialmente nei mercati emergenti in cui la maggior parte delle persone non ha accesso all’assistenza sanitaria come accade in Europa. Dal punto di vista del rischio, invece, un esempio è Facebook, che abbiamo escluso dall’universo investibile nella primavera del 2018, quando abbiamo scoperto che non erano preparati per la protezione dei dati personali in tutto il mondo. Parlare di investimenti sostenibili, quindi, non significa parlare solo dei vincitori ma evitare le aziende ‘perdenti’ nel lungo termine”.

Investimenti sostenibili e mercati emergenti: a che punto siamo?

“A mio avviso i mercati emergenti offrono grandi opportunità di investimento in termini Esg. Queste aziende vogliono imparare dai mercati in via di sviluppo, specialmente dall’Europa e dai paesi nordici. Abbiamo visitato società che si trovano in Asia e in America Latina per determinare l’impatto che possiamo avere come investitori. Alcune hanno sede in India, Indonesia o Brasile. Generalmente tendiamo a considerare le aziende in modo separato rispetto al paese, ma non bisogna sottovalutare le dinamiche interne al paese stesso. In Brasile, per esempio, sono in corso molte riforme economiche e pensionistiche dalle quali le società potranno trarre beneficio”.

Rita Annunziata
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