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Mercati green, la “sostenibile” leggerezza dell’essere

Mercati green, la “sostenibile” leggerezza dell’essere

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Marina Balzano
Marina Balzano

22 Gennaio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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Il cambiamento climatico si sta trasformando nell’opportunità finanziaria più ricca di sempre. Mentre l’onda green sta travolgendo incessantemente qualsiasi settore merceologico, la finanza anticipa gli eventi e crea strumenti nuovi per soddisfare la crescente richiesta di sostenibilità

È   in atto una vera rivoluzione. Al pari di quella industriale e tecnologica ora assistiamo a una rivoluzione climatica che parte prima di tutto da una svolta culturale: “green” non è solo una moda, è diventata una necessità impellente e a tal punto prioritaria da scalare la vetta delle agende dei meeting politici e finanziari di tutto il mondo.

È di dicembre 2019 la notizia che l’Ue ha raggiunto un accordo politico su un sistema di classificazione comune per incoraggiare gli investimenti privati nella crescita sostenibile e contribuire a un’economia climaticamente neutra, la cosiddetta “tassonomia” verde. L’intervento era doveroso per fare chiarezza sui criteri che rendono eligibili i progetti ed evitare il cosiddetto “greenwashing”, ovvero la diffusa pratica di attribuire connotati vagamente ecologici a iniziative che non soddisfano realmente seri standard ambientali.

Che il tema sia di grandissimo interesse non solo per la politica ma anche e soprattutto per la finanza lo dimostra il recentissimo intervento di Larry Fink, fondatore e ceo di BlackRock, che ha dichiarato che il cambiamento climatico “trasformerà per sempre la finanza” e ci obbligherà a “riconsiderare le fondamenta stessa della finanza”. Cambiamento e opportunità, dunque, un binomio perfetto dal quale sta nascendo un mercato fecondo di strumenti innovativi figli di una finanza che strizza l’occhio all’ambiente e ne asseconda le richieste.

Il primo mercato è senza dubbio quello dei capitali sul quale si sono già affacciati i green bond e i sustainability bond la cui finalità è quella di sostenere iniziative che rispettino i green bond principals e/o i social bond principals.
Per essere definito “green” un investimento deve contribuire, secondo i criteri stabiliti dal parlamento e dalla Commissione europea a marzo 2019, a sviluppare almeno uno dei seguenti obiettivi: mitigare il rischio climatico, adattarsi al cambiamento climatico, utilizzare in modo sostenibile le risorse marine e idriche, contribuire all’economia circolare, prevenire le emissioni e sviluppare un eco sistema salutare.

In Italia i più utilizzati sono i green bond, per ora appannaggio dei grandi corporates (Enel, Hera, Iren, Generali, A2A, Erg) che oltre ai proventi dello strumento finanziario ne hanno ricavato anche un grande ritorno di immagine. E sempre sulla scia dell’investimento reputazionale si collocano i sustainable bond emessi di recente dalle grandi aziende del lusso come Prada.

Ma il mercato dei capitali non è l’unico a orientare lo sguardo verso il mondo ecologico: lo fa anche il mercato del private equity che nel 2006 ha adottato i sei Principles for responsible investment su impulso delle Nazioni Unite, che sono stati sottoscritti da più di 2600 firmatari tra investitori istituzionali, sgr e fornitori di servizi. Anche in Italia la recezione dei principi Esg (Environmental, social and governance) è ormai cosa nota, a dicembre l’Aifi (l’Associazione italiana del private equity, venture capital e private debt) ha pubblicato le proprie linee guida Esg per la promozione degli investimenti sostenibili e responsabili sottolineando come “per investimento sostenibile e responsabile (Sri), s’intende una strategia di investimento orientata al medio-lungo periodo che, nella valutazione di imprese e istituzioni, integra l’analisi finanziaria con quella ambientale, sociale e di buon governo, al fine di creare valore per l’investitore e per la società nel suo complesso”.

Le premesse ci sono tutte: un contesto di mercato sensibile, enormi capitali a disposizione, un’attenzione politica e legislativa mai come ora disposta a promuovere e sostenere le iniziative che rispecchino i requisiti. Funzionerà? Ci sarà davvero l’attesa rivoluzione finanziaria a servizio della riconversione di una intera economia? Forse è presto per dirlo, certamente nei prossimi mesi assisteremo a un incremento di offerte finanziarie dedicate a investimenti green, nel senso ampio del termine, e probabilmente di produzione di ulteriori e nuovi strumenti finanziari. E in tempi di declino e di finanza poco creativa, già sembra una bella prospettiva.

Marina Balzano
Marina Balzano
È partner nel dipartimento italiano di banking & finance di Orrick. Affianca i maggiori gruppi bancari italiani e internazionali nonchè i fondi di private debt in tutte le tipologie di operazioni di finanza strutturata quali acquisition e leveraged finance, corporate finance, nel contesto di operazioni di acquisizione e aggregazione.
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