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Manager italiani: con il “green” più mercato e finanziamenti

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

19 Febbraio 2021
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il 43% dei manager ritiene che gli incentivi per l’efficienza energetica e le energie rinnovabili rappresentino una priorità d’investimento

  • Per il 66,5% non cogliere la sfida della sostenibilità comporterà forti limitazioni operative, a causa di normative sempre più rigorose

  • Cuzzilla: “La scelta del governo Draghi di istituire due ministeri dedicati alla transizione digitale e a quella ecologica risponde a un fabbisogno presente nel Paese”

Il 58,7% dei manager italiani attribuisce oggi una maggiore urgenza al tema della crescita economica rispetto al passato. La priorità, dichiarano, è digitalizzare la pubblica amministrazione. Ma, per due professionisti su tre, chi non si adeguerà ai paradigmi della sostenibilità resterà fuori dal mercato. E dai finanziamenti

Come dovranno essere investite le risorse del Next generation Eu? Innanzitutto, puntando sulla digitalizzazione. Ma, soprattutto, sul “green”. Una sfida che, per chi non ne coglierà l’opportunità, potrebbe comportare minori spazi di mercato e un minore accesso ai finanziamenti.

A rivelarlo è un’analisi dell’Osservatorio 4.Manager, che ha coinvolto 954 professionisti iscritti a Federmanager nei primi giorni di febbraio e che fa seguito a una precedente survey condotta tra ottobre e novembre 2020. Un contesto diverso, quello attuale, se si considera che il 58,7% degli intervistati attribuisce una maggiore urgenza al tema della crescita economica (19,8 punti percentuali in più rispetto al periodo precedente). Il 74,6%, dunque, ritiene che i fondi del Next generation Eu destinati all’Italia dovrebbero essere indirizzati verso investimenti nella digitalizzazione avanzata della pubblica amministrazione e dei servizi (+3,2% sulla scorsa rilevazione), accompagnati da un 47,1% che punterebbe sulla diffusione sull’intero territorio nazionale della fibra e del 5g per le imprese, le famiglie e la pubblica amministrazione (una percentuale che sale al 52,9% per chi lavora nelle pmi).

Ma è la sostenibilità “il driver obbligato per lo sviluppo”, scrivono i ricercatori. Innanzitutto, il 43% dei manager ritiene necessario che la Penisola investa in incentivi per l’efficienza energetica e le energie rinnovabili, il 39,7% in tecnologie pulite e altamente innovative per la mobilità e i trasporti e il 22,7% nel miglioramento dell’efficienza energetica di edifici pubblici e privati. E le imprese che non si adattano a questo trend, secondo i professionisti, rischiano minori spazi di mercato (67,1%), un minore accesso ai finanziamenti (40,1%), ma anche forti limitazioni operative a causa di normative sempre più rigorose (66,5%).

Le sfide del governo Draghi

“La scelta del governo Draghi di istituire due ministeri dedicati alla transizione digitale e a quella ecologica risponde a un fabbisogno presente nel Paese”, interviene il presidente di Federmanager, Stefano Cuzzilla. “Occorre uno sforzo trasversale per produrre il cambiamento auspicato. E siamo felici di vedere alla guida di questa missione due manager di esperienza, come Colao e Cingolani. Servono competenze manageriali, quelle che si basano su programmazione, pianificazione, esecuzione, controllo e rendicontazione, per trasformare il Recovery plan in una opportunità concreta di sviluppo”.

Sulla stessa linea d’onda anche Maria Cristina Piovesana, vicepresidente di Confindustria per l’ambiente, la sostenibilità e la cultura, secondo la quale, nel breve periodo, “la transizione green implica vincoli più stringenti all’attività industriale e impone un maggiore impulso agli investimenti”, motivo per cui “rappresenta una grande occasione di rigenerazione industriale”. Ma, per l’esperta, è necessario garantire “una transizione armoniosa e giusta, riducendo al minimo gli squilibri tra competenze e posti di lavoro”. “I manager si stanno muovendo in questa direzione – continua Cuzzilla – Sono consapevoli delle conseguenze positive dell’investimento in sostenibilità, ma hanno bisogno di strumenti concreti. Senza un preciso disegno normativo che semplifichi l’accesso ai fondi e snellisca la burocrazia, resteremo ingessati di nuovo”.

Su cosa investiranno le imprese?

Dal canto loro, stando allo studio, le aziende stanno pianificando o hanno intenzione di realizzare investimenti in nuovi prodotti e servizi da offrire ai clienti (58,6% degli intervistati), ma anche in attività di ricerca e sviluppo (30,3%), nell’innovazione dei processi produttivi (25,7%) e nell’innovazione dei processi di marketing e di vendita (22,3%). Pur sempre strizzando un occhio al “green”, con il 17,8% del campione intenzionato a investire in sostenibilità ed economia circolare. Non sono trascurabili, infine, le percentuali di coloro che non hanno in programma alcun investimento (11,8%) o alcuna azione strategica (9,8%). Un dato, conclude Cuzzilla, che “rivela una fetta di Paese che non è reattiva e sta vivendo uno scenario catastrofico. Ecco perché occorre accelerare nella transizione digitale e green. L’unica direzione che può determinare un effetto shock positivo”.

Rita Annunziata
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