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L’Italia degli istituzionali è avanti sugli Esg

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Francesca Conti
Francesca Conti

02 Luglio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • I temi Esg sono considerati dall’85% del campione di investitori istituzionali italiani selezionato da Mercer. Nel 2018 la percentuale era pari al 40%

  • La pressione regolamentare verso gli investimenti Esg, menzionata dal 56% dei rispondenti in Europa, è considerata un driver di integrazione dal 45% del campione italiano

  • Solo il 14% degli intervistati in Europa e il 15% in Italia ha indicato che le decisioni di portafoglio sono guidate dalle sfide poste dai cambiamenti climatici

L’85% degli istituzionali italiani dichiara di considerare i temi Esg nell’attività di investimento, contro la media europea del 55%. Una percentuale che colloca il Belpaese tra i primi posti nella classifica del Vecchio Continente. I dati dell’ultima survey di Mercer

Il tema della sostenibilità guadagna sempre maggiore attenzione tra gli investitori istituzionali europei. E l’Italia è tra i Paesi che guidano la classifica del Vecchio Continente. Secondo l’indagine Mercer European Asset Allocation survey 2019 infatti, il 55% degli investitori istituzionali che ora prende in considerazione i rischi ambientali, sociali e di governance (Esg) come parte del proprio processo decisionale sotteso alle scelte di investimento. Si tratta di un dato in sensibile crescita rispetto al 40% rilevato nel 2018.

Il confronto tra il campione europeo e quello italiano evidenzia le molte peculiarità del mercato nazionale. L’85% del campione italiano dichiara di considerare i temi Esg nell’attività di investimento. Questo dato, in significativa crescita rispetto all’edizione precedente è superiore a quello medio europeo, che si ferma al 55%. I dati 2018 si attestavano su valori meno importanti, pari rispettivamente al 56% e 40%.

“In un contesto di informazione simultanea su scala globale, nel portare a contemplare criteri Esg nelle scelte di investimento, il rischio reputazionale tende ad assumere sempre maggiore importanza – come indicato dal 55% del campione italiano. Si tratta di un dato molto superiore al dato europeo, balzato anch’esso dal 18% del 2018 al 29%”, commenta Luca De Biasi, wealth business leader di Mercer Italia. “È peculiare invece evidenziare come la pressione regolamentare – menzionata dal 56% dei rispondenti in Europa – sia nei pensieri solo del 45% del campione italiano”, aggiunge De Biasi.

Mercer prevede che questa tendenza si rafforzerà, anche in Italia a seguito dell’introduzione della direttiva europea sulle pensioni (2017) Iorp2 e nel Regno Unito per effetto del regolamento del dipartimento del lavoro e delle pensioni (Dwp) che entrerà in vigore nell’ottobre 2019. Secondo De Biasi, “il campione italiano è inoltre molto lucido rispetto al timore degli impatti finanziari che possono nascere dal non considerare i fattori Esg nella redazione di una politica di portafoglio (45%), superando il dato europeo pari a 29%”.

Driver chiave nella considerazione dei fattori Esg per gli istituzionali italiani - Mercer
Driver chiave nella considerazione dei fattori Esg per gli istituzionali italiani - Mercer

L’attenzione agli impatti di portafoglio dei fattori Esg – per il manager – è uno sviluppo positivo per il mercato. “Notiamo poi un rinvigorito focus anche dal punto di vista della stewardship (gestione aziendale) con circa il 27% dei rispondenti alla survey che prendono in considerazione il proxy voting e le attività di engagement quando selezionano gestori di investimento. Un dato ancora maggiore per l’Italia, dove è pari a circa il 38%. Opportunità nel mondo degli investimenti sostenibili sono accessibili anche o principalmente attraverso i mercati privati (private equity, infrastrutture), che consentono di finanziare società non quotate e progetti in grado di apportare reali benefici nella direzione di un’economia sostenibile e a basse emissioni”, commenta ancora De Biasi.

Mentre solo il 14% degli intervistati in Europa (15% in Italia) ha indicato che le decisioni di portafoglio sono guidate dalle sfide poste dai cambiamenti climatici (in lieve calo rispetto al 17% nel 2018), Mercer si aspetta nel prossimo anno di vedere sempre più portafogli istituzionali impostati considerando il potenziale impatto dei cambiamenti climatici. “L’ottica di lungo periodo propria degli istituzionali ha fatto sì che, sia nelle scelte di investimento societario, sia nelle posizioni assunte nel processo di stewardship sia sempre più diffusa l’attenzione ai fattori Esg, anche in relazione alle importanti novità normative, che attestano l’attenzione del regolatore”, dichiara Marco Valerio Morelli, amministratore delegato di Mercer Italia.

“Il Global Risk Report di Mmc Companies, che da 14 anni per il World Economic Forum categorizza e classifica le dimensioni di rischio a livello globale, indica con chiarezza che, per la business community globale è necessario ampliare l’insieme dei fattori di rischio presi in esame per determinare le performance delle attività economiche nel lungo periodo, in relazione alle implicazioni sia materiali – ovvero la profittabilità – che immateriali, ovvero la loro reputazione presso tutti gli stakeholder”, aggiunge Morelli.

“Guardando al futuro, è probabile che sempre più investitori istituzionali incorporino la sostenibilità come parte integrante del proprio processo di investimento strategico. Chi non abbia ancora prestato sufficiente attenzione alla sostenibilità dovrebbe al più presto considerare questa dimensione già nel breve termine per garantire di muoversi nel sempre migliore interesse dei propri stakeholder”, conclude il manager.

Francesca Conti
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