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Life in plastic is (not) fantastic

Life in plastic is (not) fantastic

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Livia Caivano
Livia Caivano

23 Settembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • La responsabilità estesa del produttore prevede che le aziende che producono rifiuti di qualsiasi genere debbano pagarne i costi di smaltimento

  • Il programma più vasto è attuato in Germania dove i proprietari dei brand sono costretti per legge a pagare il 100% del costo netto

  • L’Unione Europea sta riesaminando i requisiti Epr lungo tutta la catena

Il problema della plastica è un’urgenza per il pianeta ma anche per i bilanci delle imprese. Vladimir Demine, head of Esg Research dell’International Equity Team di Morgan Stanley Investment Management spiega a We Wealth come affrontarlo

Secondo un rapporto della Ellen MacArthur Foundation, The New Plastics Economy: Rethinking the future of plastics, sulla base delle tendenze attuali entro il 2050 negli oceani ci sarà più plastica che pesce. Circa la metà della plastica totale prodotta viene usata per il packaging di beni di consumo, e utilizzata solitamente una sola volta. Mentre per motivi economici o tecnici se ne ricicla molto poca. In futuro le tasse sugli imballaggi in plastica comporteranno maggiori costi per lo smaltimento dei rifiuti e potrebbero avere significative conseguenze sulle aziende produttrici di beni di largo consumo.

Vladimir Demine, head of Esg Research dell’International Equity Team di Morgan Stanley Investment Management spiega a We Wealth quale sarà, in termini di costi, l’impattosulle aziende produttrici di beni.“Abbiamo esaminato le società che deteniamo nei nostri portafogli per valutare come questo argomento potrebbe influenzare la sostenibilità dei loro bilanci. Riteniamo che affrontando il problema del consumo di plastica le aziende, oltre a fare del bene all’ambiente, possano anche creare opportunità per distinguersi”.

Plastica vs rendimenti

Imposte e regolamentazione della plastica

“Lo scopo di un’imposta sulla plastica non è tanto quello di incrementare gli introiti o ridurne l’uso, quanto quello di promuovere un incremento del contenuto riciclato. Pensiamo ad esempio all’applicazione di una tassa su qualsiasi confezione con meno del 30% di contenuto riciclato. Riteniamo che un’imposta di questo genere sarebbe abbastanza pesante da essere percepita dai produttori di imballaggi (che lavorano già con margini ridotti) e dai loro clienti (cioè le aziende che producono beni di largo consumo), ma non così ingente da penalizzare la domanda dei consumatori finali, qualora ricadesse anche su di loro.

L’inasprimento delle norme in materia di responsabilità estesa del produttore (Epr) avrebbe un impatto simile all’introduzione di un’imposta. La Epr prevede che le aziende che producono rifiuti di qualsiasi genere devono pagarne i costi di smaltimento. Il programma più vasto è attuato in Germania dove i proprietari dei brand (i produttori) sono costretti per legge a pagare il 100% del costo netto (Fonte: LSE Research Online: “Packaging waste recycling in Europe: is the industry paying for it”). Invece nel Regno Unito il sistema copre soltanto il 10% circa del costo, sebbene sia in fase di riforma. Anche l’Unione Europea sta riesaminando i requisiti Epr lungo tutta la catena. Per quantificarne l’effetto, abbiamo calcolato il potenziale impatto sui costi di un programma del genere su un’azienda americana produttrice di bevande che deteniamo in portafoglio. Qualora tutto il mondo andasse verso il modello tedesco, il costo per questa azienda sarebbe pari al 4% delle vendite, mentre il passaggio al costo medio dell’Ue avrebbe un impatto pari all’1% delle vendite.

I brand più forti hanno un notevole potere di definizione dei prezzi e storicamente sono riusciti a trasferire ai clienti una quota significativa dell’inflazione da costi di produzione. Riteniamo che questo potrebbe verificarsi anche nel caso della plastica. Analogamente a quanto avviene per l’inflazione da materie prime, qualora la normativa incrementasse i costi delle aziende, tutte le imprese di un determinato paese subirebbero conseguenze simili ed è probabile che cercherebbero di scaricare gli aumenti dei costi sui consumatori. Vista la scarsa elasticità dei prezzi dei beni di consumo di prima necessità, riteniamo che l’impatto sui volumi di tali incrementi dei prezzi a livello di settore sarebbe limitato”.

Morgan Stanley spiega le ripercussioni dell'uso della plastica sulle imprese
Vladimir Demine, head of Esg Research dell’International Equity Team - Morgan Stanley IM

Aumento del costo del materiale riciclato

“Ci sono oltre 350 firmatari del New Plastics Economy Global Commitmentdella Ellen MacArthur Foundation, i quali rappresentano circa il 20% dell’utilizzo globale di imballaggi di plastica. Nel complesso, il loro impegno per aumentare il contenuto riciclato ammonta a cinque milioni di tonnellate di domanda supplementare di riciclato entro il 2025-2030, rispetto all’attuale domanda di mercato che calcoliamo essere intorno a tre milioni e mezzo di tonnellate. Un aumento così significativo della domanda potrebbe, nel medio termine, far crescere il sovrapprezzo, almeno fino a quando non avremo a disposizione capacità sufficiente.

Data la crescente attenzione dei consumatori verso le imprese che si comportano in modo responsabile, il nostro coinvolgimento con le aziende produttrici di beni di largo consumo in cui investiamo ci dice che queste stanno prendendo molto sul serio il tema dei rifiuti di plastica e, in vista dell’imminente impatto di una regolamentazione più stringente e di imposte sulla plastica, hanno incrementato drasticamente gli impegni per la riduzione della plastica vergine. Sebbene anche la plastica non rappresenti oggi un rischio materiale per la sostenibilità dei rendimenti delle aziende produttrici di beni di prima necessità, il potenziale che lo diventi in futuro, per non parlare del danno reputazionale, è troppo elevato perché venga trascurato”.

Livia Caivano
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