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Investimenti, Greta bussa alla Bce: Stop al carbonio

Investimenti, Greta bussa alla Bce: Stop al carbonio

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Francesca Conti
Francesca Conti

29 Novembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Tra i 164 firmatari figura, per l’Italia, la fondazione Finanza Etica e di Enrico Giovannini, ex ministro del Lavoro e portavoce dell’Alleanza per lo sviluppo sostenibile

  • “Se la Bce è veramente preoccupata dei rischi legati al clima, dovrebbe riconoscere che la sua attuale politica monetaria è parte del problema e sta rafforzando un pericoloso status quo”, scrivono gli autori della lettera

In una lettera aperta alla neo presidente della Bce, Christine Lagarde, 164 accademici, sindacati, imprenditori, economisti e cittadini chiedono all’Eurotower un impegno concreto nella lotta al cambiamento climatico

I manifesti del Friday For Future bussano alle porte di vetro dell’Eurotower. Oltre 160 accademici, sindacati, imprenditori, economisti e cittadini hanno chiesto alla Banca centrale europea di adottare “azioni concrete” per contribuire a combattere contro la lotta al cambiamento climatico.

In una lettera aperta alla neo presidente Christine Lagarde, i 164 firmatari si sono dichiarati “fortemente preoccupati dai cambiamenti climatici”. Per questo ritengono che “l’istituzione finanziaria più potente d’Europa non possa rimanere passiva di fronte alla crescente crisi ambientale”.

Durante la sua audizione al Parlamento europeo Lagarde “si è giustamente impegnata a mettere ‘la protezione dell’ambiente al centro della missione della Bce’”, ricordano le associazioni. Ma non basta: “Senza ulteriori indugi, la Bce dovrebbe impegnarsi a eliminare gradualmente le attività ad alta intensità di carbonio dai suoi portafogli, a partire dal disinvestimento immediato dalle attività correlate al carbone”.

Tra i 164 firmatari figurano organizzazioni come Greenpeace France e 350.org, la Caritas francese, l’ex presidente della British Financial Services Authority, Adair Turner. A rappresentare l’Italia, la fondazione Finanza Etica e di Enrico Giovannini, ex ministro del Lavoro e portavoce dell’Alleanza per lo sviluppo sostenibile.

Gli autori della lettera esortano Lagarde ad “affrontare la resistenza ideologica di coloro che pensano che le banche centrali dovrebbero lasciare ad altri le politiche climatiche e rimanere neutrali rispetto ai mercati”. Secondo i firmatari, “è ora di rivedere questo principio”, perché “l’idea che la politica monetaria dovrebbe semplicemente rispecchiare il mercato equivale ad aggiungere un fallimento normativo a quello di mercato”.

“Non possiamo aspettare anni per studiare i rischi finanziari a lungo termine. Le banche centrali devono utilizzare tutti gli strumenti a loro disposizione per prevenire proattivamente tali rischi”, scrivono ancora gli autori della missiva. “A questo proposito – proseguono – desta profonda preoccupazione constatare che la Bce, in nome della neutralità dei mercati, stia ancora acquistando su larga scala asset da società che operano in settori ad alta intensità di carbonio e legati ai combustibili fossili”.

“Se la Bce è veramente preoccupata dei rischi legati al clima, dovrebbe riconoscere che la sua attuale politica monetaria è parte del problema e sta rafforzando un pericoloso status quo”, sottolineano le 164 firme.

Francesca Conti
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