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Investimenti Esg? L’Eurozona supera il Nord America

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

15 Gennaio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Nel 2018 sono calati i rendimenti in Nord America

  • In Europa la componente “s” (sociale) prevale sulla componente ambientale e su quella di governance

Il trend positivo non si arresta: se sette anni fa gli investimenti sostenibili tendevano a penalizzare gli investitori, dal 2014 le carte in tavola sono cambiate. Cosa è accaduto negli ultimi 18 mesi? Secondo un report di Amundi, l’Eurozona ha sovraperformato rispetto al Nord America. A prevalere ora è la “s”

L’Eurozona fa un balzo in avanti e supera il Nord America in termini di investimenti sostenibili. Negli ultimi 18 mesi un cambio di guardia ha modificato i pesi del divario transatlantico nelle tendenze azionarie Esg, comportando un calo dei rendimenti  oltreoceano e una parallela sovraperformance dei fattori ambientali e sociali nel continente europeo.

A rivelarlo è l’ultima ricerca di Amundi che, analizzando le performance di 1.700 società, ha cercato di delineare l’impatto dei criteri ambientali, sociali e di governance sulla performance dei portafogli nel periodo intercorso tra gennaio 2018 e giugno 2019. I dati hanno confermato il trend positivo analizzato nello studio precedente: se sette anni fa gli investimenti sostenibili tendevano a penalizzare gli investitori, dal 2014 le carte in tavola sono cambiate.

“In qualità di investitori responsabili, monitoriamo continuamente le dinamiche di investimento Esg in modo da assicurarci di essere ben posizionati per soddisfare le esigenze dei nostri clienti – commenta Thierry Roncalli, head of quantitative research di Amundi – La nostra nuova ricerca indica che gli investimenti Esg continuano a offrire valore, ma che stanno diventando più maturi con trend divergenti per aree geografiche, strategie di investimento e nell’ambito dei tre temi E, s e g”.

La componente “s” prevale

Un altro aspetto da non sottovalutare riguarda la diversa integrazione dei fattori ambientali (e), sociali (s) e di governance (g). Secondo lo studio, tra il 2010 e il 2017 la componente sociale arrancava rispetto alle altre due, un aspetto completamente capovolto nel 2018: registrando le performance migliori, si è trasformata nel pilastro delle preoccupazioni degli investitori.

Inoltre, l’approccio Esg non rappresenta più soltanto una strategia di esclusione delle azioni “worst in class” o di selezione delle “best in class”, ma a prevalere sono anche strategie che puntano sulle società in miglioramento piuttosto che sulle società con una buona posizione in classifica. Non si parla più una “visione binaria” (bianco e nero) delle aziende, come si legge nello studio, ma di una visione dinamica dei rating Esg.

“La complessità e la diversità degli investimenti responsabili comporta che gli investitori debbano essere agili e disposti a rispondere a nuovi temi e driver – aggiunge Vincent Mortier, group deputy cio – Abbiamo rilevato che negli ultimi 10 anni la mobilitazione e la consapevolezza degli investitori hanno portato la materia Esg dall’essere considerata nice to have a must have”.

Rita Annunziata
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