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Imprese sostenibili: qual è il vero ruolo della finanza?

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

12 Novembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • La “e” di environment dell’acronimo esg rappresenta oggi la componente sulla quale gli imprenditori iniziano a intravedere maggiormente un termine di raccordo tra costi e benefici

  • Alfonso Del Giudice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore: “i piccoli imprenditori non posseggono un’elevata cultura finanziaria, ma è legata fondamentalmente al rapporto con la banca”

  • Anna Maria Roscio di Intesa Sanpaolo: “Le pmi devono imparare a valutare il proprio grado di sostenibilità anche con strumenti di self-assessment”

La maggior parte delle pmi italiane riconosce le banche come il principale punto di riferimento quando si parla di sostenibilità, sia nella scelta degli strumenti finanziari che nella promozione di prodotti sri. Ma per Anna Maria Roscio di Intesa Sanpaolo la finanza potrebbe accompagnarle anche verso un cambiamento culturale

Quando si parla di sostenibilità, stando a una ricerca condotta dal Forum per la finanza sostenibile in collaborazione con Bva Doxa e presentata in occasione della giornata di apertura della nona edizione della Settimana sri, le piccole e medie imprese italiane riconoscono le banche come principale punto di riferimento, sia nella scelta degli strumenti finanziari (41%) sia nella promozione dei prodotti sri (35%). Eppure, secondo Alfonso Del Giudice, professore ordinario di finanza aziendale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, oggi è ancora “poco chiaro cosa la finanza possa fare per le aziende” e i piccoli imprenditori faticano a vedere la sostenibilità “non come un elemento aggiuntivo del business ma come l’obiettivo del business”.

“A livello di definizione, manca innanzitutto una condivisione su cos’è l’aspetto social dell’acronimo esg (environment, social, governance), che non vanta ancora una storia come la componente ambientale”, spiega Del Giudice. Il green, aggiunge, detiene oggi una più agevole considerazione in termini di materialità dell’impatto, perché rappresenta il fattore su cui gli imprenditori iniziano maggiormente a intravedere un termine di raccordo tra costi e benefici. Al contrario, la “s” è “di più difficile cattura”, precisa, anche se “la pandemia ha dimostrato che le imprese più resilienti siano quelle che in passato hanno considerato in misura maggiore questo fattore, tra lavoro smart e relazioni con la catena di fornitura”.

“Il messaggio più importante che tuttavia emerge dall’analisi è che se da un lato c’è una consapevolezza diffusa dell’importanza delle tematiche sostenibili, dall’altro non è molto chiaro cosa la finanza possa fare per le imprese”, continua Del Giudice. “Le aziende, innanzitutto, dovrebbero trasferire alle prossime generazioni non solo un capitale economico-finanziario, ma anche un capitale ambientale, sociale, di relazioni e di risorse umane superiore a quello detenuto in gestione. Questo scatto farebbe crescere di molto la loro produttività, ottenendo di conseguenza più attenzione dalla finanza”. Secondo l’esperto, i piccoli imprenditori non posseggono un’elevata cultura finanziaria, ma risulta essere “legata fondamentalmente al rapporto con la banca”, che non risulterebbe “il partner ideale per la crescita”.

Come accompagnare le pmi verso un cambiamento culturale

Sul versante opposto Anna Maria Roscio, executive director sales&marketing imprese di Intesa Sanpaolo, che spiega come l’istituto non metta a disposizione delle piccole e medie imprese “solo mero credito”, ma le accompagni verso un “cambiamento culturale propedeutico alla crescita in generale e alla crescita sostenibile in particolare”. “Nessuna banca – spiega – oggi ha ancora un rating esg, ma è un passaggio verso il quale tutti gli istituti sono orientati. Noi abbiamo fatto passi importanti in questo senso introducendo nel questionario qualitativo le politiche ambientali, gli investimenti sul capitale umano e sulla tutela assicurativa dei dipendenti. Ma riteniamo anche che le pmi abbiano bisogno di un supporto culturale. Abbiamo specialisti formati in tal senso e ci avvaliamo di partnership esterne, perché le aziende devono imparare a valutare il proprio grado di sostenibilità anche con strumenti di self-assessment”. Secondo Roscio, inoltre, le pmi che investono nella propria sostenibilità e nei fattori di miglioramento esg sono “oggettivamente più produttive e rappresentano un nuovo modello per la crescita e lo sviluppo della nostra economia, di cui sono la spina dorsale”.

Rita Annunziata
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