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Impact investing: una fondazione per fare la differenza

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Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri

16 Dicembre 2020
Tempo di lettura: 7 min
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  • Marco Gerevini ( Fondazione Social Venture GDA): “Nella valutazione di un investimento, mentre l’investitore tradizionale valuta principalmente il rapporto rischio/rendimento, l’investitore a impatto aggiunge una terza dimensione all’analisi e valuta il rapporto rischio/rendimento/impatto”
  • “L’esperienza italiana in termini di impact investing è piuttosto recente, ma negli ultimi anni ha visto nascere alcune realtà molto promettenti”

  • “Adottiamo un approccio istituzionale all’impact investing: l’attività di investimento del nostro patrimonio è finalizzata alla promozione del settore, al rafforzamento della domanda e alla crescita dell’offerta di capitale paziente in Italia”

L’intervista a Marco Gerevini, consigliere delegato della Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore, una realtà tutta italiana dedicata alla promozione dell’impact investing

Diffondere la cultura degli investimenti a impatto sociale in Italia. È questo l’obiettivo principale della Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore. Una realtà che ad oggi ha investito in 20 iniziative (4 veicoli, 9 soggetti già operativi e 7 startup) e finanziato percorsi di incubazione/accelerazione e mentorship a 35 startup. We Wealth ha intervistato il consigliere delegato della Fondazione Social Venture GDA, Marco Gerevini, per capire in che modo la Fondazione contribuisca nel concreto alla crescita dell’ecosistema dell’impact investing, cogliendo l’occasione per fare un punto su questa tipologia di investimento e sul panorama italiano.

Cosa contraddistingue l’impact investing dalla finanza tradizionale?

L’investitore a impatto realizza investimenti in iniziative che rispondono a sfide sociali, culturali o ambientali con obiettivi misurabili, ma che sono comunque in grado remunerare il capitale investito e cerca di massimizzare la generazione dei benefici sociali rispetto alla massimizzazione del suo ritorno economico.

Le attività in cui investe devono essere economicamente sostenibili e garantire un ritorno economico, che è tipicamente inferiore rispetto a quello di un investitore tradizionale, perché non intende estrarre quanto più valore finanziario possibile da un investimento, quanto piuttosto generare quanto più valore sociale possibile.

In sintesi, nella valutazione di un investimento, mentre l’investitore tradizionale valuta principalmente il rapporto rischio/rendimento, l’investitore a impatto aggiunge una terza dimensione all’analisi e valuta il rapporto rischio/rendimento/impatto.

L’obiettivo della vostra fondazione è quello di diffondere la cultura degli investimenti a impatto sociale in Italia. Se parliamo di impact investing, qual è lo stato dell’arte nel nostro paese?

La diffusione della cultura dell’impact investing è il nostro obiettivo prioritario e cerchiamo di realizzarlo sia attraverso l’attività di investimento e advisory, sia attraverso lo sviluppo di programmi di capacity building volti a rafforzare la qualità della domanda di capitali, come Get it! dedicato alle startup, sia attraverso una continua attività di diffusione delle migliori pratiche internazionali, sia attraverso percorsi formativi specializzati, come il programma Impact your Talent, realizzato in collaborazione con SDA Bocconi.

Secondo la ricerca Tiresia Social Impact Outlook 2019, sono circa €210 milioni gli asset di gestori e investitori italiani che rispondono a logiche strettamente impact. Con l’eccezione di Oltre Venture, l’esperienza italiana in termini di impact investing è piuttosto recente, ma negli ultimi anni ha visto nascere alcune realtà molto promettenti. E nuove iniziative sono in cantiere. Un mercato ancora piccolo, ma in forte crescita.

Nel concreto qual è la vostra filosofia di investimento?

Al fine di massimizzare il potenziale addizionale del nostro intervento, operiamo con un approccio assimilabile al social venture capital, investendo tipicamente in fondi, imprese e start-up innovative, sostenibili e ad alto impatto sociale, con partecipazioni di minoranza in equity, con obiettivi di rendimento calmierati su orizzonti temporali medio-lunghi. Tuttavia, in funzione della forma giuridica delle società che si candidano per un investimento, del loro stadio di sviluppo e delle caratteristiche del loro modello di attività, possiamo ricorrere anche a strumenti ibridi o a strumenti finanziari partecipativi. Nella selezione delle iniziative adottiamo una definizione inclusiva e ampia di imprenditoria sociale che comprende: soggetti non profit (e.g. cooperative e imprese sociali), ibridi (e.g. Siavs, Società Benefit, B-Corp) e profit (e.g. start-up innovative o altre società di capitali), purché a impatto.

Cosa vi differenzia in quanto fondazione dalle istituzioni tradizionali e come si traduce nel vostro approccio di investimento (impiego del capitale)?

Adottiamo un approccio istituzionale all’impact investing: l’attività di investimento del nostro patrimonio è finalizzata alla promozione del settore, al rafforzamento della domanda e alla crescita dell’offerta di capitale paziente in Italia. Cerchiamo cioè di sperimentare modalità innovative di intervento, al fine di poter poi rendere disponibili a tutti le conoscenze acquisite.

Operiamo in ambiti a elevata rischiosità, a cui altri investitori difficilmente si avvicinano. In questo senso l’addizionalità dei nostri investimenti è spesso un fattore estremamente importante nella decisione di investimento. E ci concentriamo su iniziative che generino modelli a elevato impatto, innovativi e replicabili, sostenendo spesso il loro sviluppo dal loro sorgere, con un modello operativo che definiamo social venture building, ovvero di supporto nella costruzione dell’impresa, coniugando strumenti di capacity building e di impact investing.

Come misurate l’impatto effettivo dei vostri investimenti?

La Fondazione ha un suo evaluation lab, costituito da specialisti nella misurazione di impatto. Il team analizza e valuta l’impatto di ogni progetto imprenditoriale che la fondazione realizza attraverso l’applicazione dellateoria del cambiamento. Attraverso la definizione di un quadro logico in grado di esplicitare i cambiamenti che l’iniziativa vuole generare (outcome) e di illustrare la strategia che i promotori intendono adottare per raggiungere gli obiettivi di cambiamento dichiarati, vengono individuati e quantificati gli indicatori che saranno monitorati durante il periodo di investimento e che sono le precondizioni affinché si possa produrre il cambiamento finale auspicato. Il raggiungimento degli obiettivi di impatto definiti in sede di accordo di investimento può determinare il rilascio di nuove tranche di investimento da parte della Fondazione o portare la Fondazione a rinunciare a parte del rendimento finanziario a fronte di un maggior impatto sociale raggiunto.

Marco Gerevini, consigliere delegato della Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore
Marco Gerevini, consigliere delegato della Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore
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