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Il lato pop della sostenibilità

08 Novembre 2019 · Francesca Conti · 5 min

Le masse gestite secondo criteri di responsabilità sociale e ambientale hanno raggiunto 30mila miliardi a livello globale. L’Italia vale il 9% del mercato europeo e il suo peso è raddoppiato in quattro anni

Se anche la finanza partecipasse alle manifestazioni del Fridays For Future la si potrebbe forse scorgere tra le prime file. E le scritte dei suoi slogan potrebbero avere già qualche anno. È da tempo, infatti, che gli investimenti che rispondono a criteri sociali, ambientali e di governance (Esg, environmental, social, governance) sono richiesti – e scelti dagli investitori.

I numeri del 2019 sono significativi: “A livello globale si stimano oltre 30mila miliardi di masse gestite secondo i criteri Sri (sustainable and responsible investment)”, spiega Francesco Bicciato, segretario generale del Forum per la Finanza Sostenibile, l’associazione non profit, nata nel 2001, per promuovere la conoscenza e la pratica dell’investimento sostenibile.

L’Europa “con quasi 12 mila miliardi di masse Esg – circa il 46% del totale globale dei capitali gestiti con questi criteri – è leader a livello internazionale”. Per Bicciato, “il tema della sostenibilità è ormai esploso. Siamo in un momento storico molto favorevole”. E a conferma di un quadro in decisa accelerazione ci sono i numeri dell’associazione, che ha dato vita alla Settimana Sri, giunta quest’anno alla sua ottava edizione. “Negli ultimi tre-quattro anni siamo passati da 42 a 103 soci: una crescita esponenziale”, ricorda il segretario generale.

Tra i paesi protagonisti della sostenibilità, l’Italia si posiziona ai primi posti. “Il mercato italiano è in forte crescita. Oggi nel Belpaese si registrano circa 1.600-1.700 miliardi di asset under management che rispondono ai criteri Sri”, commenta Bicciato. Secondo i dati dell’Atlante Sri elaborato da EticaNews – il cui aggiornamento verrà presentato al Salone Sri 2019, in calendario mercoledì 20 novembre a Milano – i fondi etici censiti a giugno 2019 sul mercato italiano sono 369 e fanno capo a 79 case di gestione.

A trainare la corsa sono soprattutto gli Etf (exchange traded fund). Quelli che rispondono ai criteri di sostenibilità, in Italia, sono infatti 79 e sono stati emessi da 12 società: più della metà di tutti gli emittenti di Etf su Borsa italiana. Il mercato italiano della sostenibilità pesa circa il 9% del totale europeo. “Tenendo conto che eravamo partiti quattro anni fa dal 5%, significa che il mercato italiano è molto cresciuto e ad un ritmo superiore a quello di altri paesi leader negli investimenti Sri”, sottolinea il segretario.

Considerate queste percentuali, l’Italia si posiziona al terzo posto in Europa per prodotti sostenibili dopo Regno Unito e Francia, prima di paesi come Germania o Olanda. “In Italia i prodotti Sri sono numerosi. Ma non sempre sono i più proposti dai consulenti”, commenta Bicciato. Una criticità che emerge anche dalle ultime indagini del Forum e di Doxa.

Il Belpaese si distingue nel panorama europeo anche per le diverse strategie di approccio all’universo sostenibile. Secondo l’ultimo studio Eurosif (European sustainable investment forum) – l’associazione paneuropea dedicata alla promozione della sostenibilità attraverso i mercati finanziari – datato 2018, l’Italia ha registrato un incremento dei volumi gestiti secondo criteri Sri in tutte le strategie.

Queste vanno dalla più tradizionale esclusione, che consiste nella scelta di non investire in settori controversi (ad esempio, tabacco, armi, pornografia ecc.), a strategie come l’impact investing, che al contrario sceglie attività che generano, oltre che un rendimento finanziario, anche un impatto sociale positivo e misurabile. Sempre secondo i dati Eurosif, anche se gli schemi di esclusione rimangono la strategia dominante (con 9.500 miliardi di euro a livello europeo e circa 1.500 in Italia), sono in calo rispetto ai 10.200 miliardi registrati nel 2016.

Crescono, invece, le strategie di engagement (basate sul dialogo e il confronto diretto con il management delle società per promuovere pratiche sostenibili), che diventano il secondo approccio Esg più praticato con un aumento del 14% degli attivi coinvolti. Sale anche l’integrazione Esg: le attività gestite nell’ambito di questa strategia sono cresciute del 60% dal 2016 fino a raggiungere 4.200 miliardi di euro nel 2018.

“È vero che la strategia prioritaria rimane, soprattutto in Italia, quella delle esclusioni, ma il fatto che si stiano diffondendo anche strategie come l’engagement significa che si sta consolidando il rapporto tra finanza e economia reale. Il mondo finanziario potrà anche continuare a crescere, ma se non c’è un riscontro con l’economia reale viene a mancare un pezzo di questo puzzle di sviluppo sostenibile. Si tratta di un cambiamento di paradigma importante: si passa da un ‘dove non investo’ a un ‘dove investo bene’”, chiarisce Bicciato.

Per il segretario generale del Forum, l’universo Sri è a un punto di svolta: “Cresce il numero dei soggetti finanziari che si orientano sempre di più verso strategie che tengono conto delle variabili Esg. La strada della sostenibilità è ormai ‘obbligata’, non si torna più indietro. Chi ci ha lavorato anni, consolidando una strategia Esg non corre grossi rischi. Gli altri dovranno adeguarsi in tempi brevi”.

Gli investimenti Esg sono diventati core

A prova della sempre più diffusa sensibilità sui temi della sostenibilità, Francesco Bicciato segnala la costante crescita dell’interesse da parte degli investitori privati. “Se qualche anno fa la proporzione era nettamente sbilanciata verso gli istituzionali, oggi gli invrstitori Esg sono rappresentati per il 30,8% dai retail”. Non “è più qualcosa che riguarda solo gli addetti ai lavori – spiega Bicciato -. Il fatto che anche il singolo investitore inizi a occuparsi di questi temi, significa che è diventata una questione più ‘popolare’. E questo è incoraggiante”.

Per Bicciato “gli operatori finanziari ci credono molto. Anche se dovremo continuare a tenere alta l’attenzione sui fenomeni di greenwashing” – strategia di comunicazione di certe imprese o organizzazioni finalizzata a costruire un’immagine ingannevole di sé sotto il profilo della sostenibilità – “credo che ci sia la volontà concreta di spostarsi verso un nuovo modo di fare finanza”, aggiunge Bicciato.

“Non sto dicendo che la questione è risolta: la strada è ancora lunghissima, ma sono tranquillo sul fatto che da ‘moda’ si sia passati a considerare le strategie Esg come core, prioritarie, per adottare un nuovo modello di sviluppo più efficiente ed equo”.

Francesca Conti
Francesca Conti
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