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Esg: greenwashing rischio da evitare. Parla Robeco

11 Luglio 2019 · Teresa Scarale · 3 min

  • Stanno comparendo sempre più etichette Sri e l’Unione Europea sta lavorando per definire un’ecolabel comune. Dire solo “sostenibile” o “Esg” non basta più

  • Secondo la Zandbergen, una strategia si può definire sostenibile solo se lo è anche dal punto di vista finanziario

  • Le etichette attuali differiscono molto le une con le altre, molto probabilmente perché gli approcci all’investimento sostenibile cambiano molto da paese a paese

Il successo dei fondi Esg è sempre più importante, rappresentando una calamita per gli investitori, soprattutto Millennials. E la tentazione di fare del semplice “makeup verde” da parte dei fondi è sempre più grande. Per questo motivo, Masja Zandbergen, head of Esg integration di Robeco, mette in guardia dal greenwashing

Sostenibile è bello ed attraente, soprattutto se si tratta di fondi di investimento. Lo rilevano tutti i report dell’industria. Per questa ragione, l’incentivo per alcuni a fare del veloce “makeup in verde” per rendere sostenibile ciò che non lo è, è diventato prassi. E Masja Zandbergen, head of Esg integration di Robeco, mette in guardia dal greenwashing. Stanno comparendo infatti sempre più etichette Sri e l’Unione Europea sta lavorando per definire un’ecolabel comune. Dire solo “sostenibile” o “Esg” non basta più. Bisogna declinare.

Esg: il “minimo indispensabile”

Evitare il tabacco, le armi, le società che violano gli standard di lavoro e i diritti umani, oltre ad alcuni combustibili fossili come il carbone termico. Vi sono però aree ambigue. Si pensi ad esempio ai combustibili fossili tradizionali: causa del cambiamento climatico ma anche motore indiscutibile di sviluppo. Perciò, essere investiti in queste società e fare attività di engagement è meglio che escluderle totalmente.

Inoltre, secondo la Zandbergen, una strategia si può definire sostenibile solo se lo è anche dal punto di vista finanziario. Per questo è importante pensare in maniera integrata e capire che modo i trend Esg di lungo termine e i costi esterni come il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e le crescenti disuguaglianze influenzino i cambiamenti nei modelli di business.

Per questo è importante saper integrare nella struttura del processo di investimento le informazioni Esg per non ridurre l’universo investibile e non cadere nel greenwashing. “È infatti possibile investire in società dai punteggi Esg inferiori se il rischio connesso è prezzato in maniera adeguata dal mercato. Nel nostro fondo azionario globale, nel corso degli ultimi due anni, il 75% delle valutazioni è stato aggiustato dopo aver preso in considerazioni i criteri Esg”. Non sempre questa integrazione dei criteri Esg è agevole.

Un esempio contro il greenwashing Esg

Si paragoni l’impronta di carbonio di due società che producono ad esempio smartphone. La prima ha esternalizzato tutte le operazioni ed ha ottenuto così una ridotta impronta di carbonio. La seconda invece è integrata verticalmente, avendo di conseguenza un’impronta molto più elevata. “Si tratta ovviamente di un’illusione”, dice Robeco: il processo produttivo di uno smartphone genera più o meno la stessa quantità di Co2. Il che però non è visibile nei dati: servono infatti conoscenza e giudizio per capire come mai il dato differisce così marcatamente tra una società e l’altra. Bisogna guardare ai fatti, sempre.

L’etichettatura: alcuni esempi

Per quanto riguarda il labeling, può essere utile per gli investitori retail avere una sorta di sigillo di approvazione per un fondo. Le etichette attuali però differiscono molto le une con le altre, molto probabilmente perché gli approcci all’investimento sostenibile sono molto variegati. L’etichetta Sri francese, ad esempio, si concentra più sull’approccio all’investimento, sul processo e sulla trasparenza. Viene verificata esternamente e quindi è fondamentale saper dimostrare di avere i dati, i processi e le procedure corrette per l’ottenimento del label. L’etichetta belga è di natura più prescrittiva, in particolare in merito a ciò in cui non investire.

E’ assodato che anche quando sono presenti le etichette, rimane spazio per il dibattito. L’elemento più importante è la chiarezza: gli asset manager devono indicare ciò che è e ciò che non è parte della strategia del fondo, indipendentemente dal fatto che sia definito sostenibile, responsabile o altrimenti.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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