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Green bonds, quando agli investitori basta l’etichetta

Green bonds, quando agli investitori basta l’etichetta

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Francesca Conti
Francesca Conti

18 Novembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Secondo lo studio della Climate Bonds Initiative oltre 2 investitori su 10 non escluderebbero di investire in un’obbligazione ‘verde’ anche se non fosse sicuro che finanziasse progetti sostenibili

  • L’8,4% degli investitori sarebbe meno incline a farlo, ma non lo escluderebbe a priori

  • Un grande investitore su quattro sarebbe disposto ad acquistare un green bond anche se l’uso green dei proventi fosse “poco chiaro”

Tutti pazzi per i green bonds: dal 2007 il valore delle emissioni di questi strumenti ha superato il milione di dollari. Ma finanziano solo progetti green? Secondo uno studio della Climate Bonds Initiative sembrerebbe di no. Ma 2 investitori su 10 sono pronti a investirvi comunque

Diversi sondaggi hanno dimostrato come da anni gli investitori puntino a essere più sostenibili. Ma a volte gli stessi seguaci della sostenibilità si accontentano di una semplice etichetta green. Secondo uno studio, infatti, più di due investitori su 10 non escluderebbero di investire in un’obbligazione etichettata come ‘verde’ anche se non fosse sicuro che i proventi andassero a progetti chiaramente sostenibili.

Le obbligazioni verdi, o green bond, sono obbligazioni tradizionali la cui emissione è però legata a progetti che hanno un impatto positivo per l’ambiente, come l’efficienza energetica, la produzione di energia da fonti pulite, l’uso sostenibile dei terreni ecc. Il fatto che circa il 13% degli investitori – secondo questa survey – acquisterebbe uno strumento green a prescindere dalla verifica della sua sostenibilità e che l’8,4% sarebbe meno incline a farlo ma non lo escluderebbe a priori, non è confortante.

Lo studio non è altro che l’European Investor Green Bond Survey, realizzato dalla Climate Bonds Initiativesulla base di analisi della Henley Business School della Reading University e commissionato da Credit Suisse, Danske Bank, Luxembourg Stock Exchange e Lyxor Asset Management. Il sondaggio ha coinvolto 48 investitori europei che gestiscono complessivamente 13,7 milioni di euro.

Il mercato dei green bond è cresciuto a dismisura da quando gli strumenti sono stati emessi per la prima volta circa 12 anni fa (in Italia nel 2007) e le emissioni di questi strumenti hanno recentemente superato il milione di dollari, comprendendo sia bond sovrani che corporate. I progetti tipicamente finanziati da questo strumento vanno dalla costruzione di parchi eolici a infrastrutture ecocompatibili.

Il sondaggio ha rilevato inoltre che gli investitori di maggiori dimensioni “sembrano molto più propensi ad acquistare un’obbligazione” con un uso green dei proventi “poco chiaro”: sarebbe infatti disposto a farlo circa un investitore su quattro. “Ciò è probabilmente legato al fatto che si concentrano sulle credenziali di credito piuttosto che sulle credenziali ecologiche nell’iniziale processo decisionale”, si legge nel report della Climate Bonds Initiative.

L’indagine ha inoltre rilevato che i gestori patrimoniali di maggiori dimensioni hanno investito una percentuale minore del portafoglio a reddito fisso in obbligazioni verdi. In media, l’allocazione media di un investitore è stata pari al 4,6%, quota che per i gruppi con almeno 68 miliardi di euro di asset scende al 2,8%. Per i gestori con un massimo di 21 miliardi di euro la percentuale sale invece al 7,4%.

Francesca Conti
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