PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Gestori green nella burrasca covid: la “s” si prepara ribalta

Gestori green nella burrasca covid: la “s” si prepara ribalta

Salva
Salva
Condividi
Rita Annunziata
Rita Annunziata

06 Novembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
Tempo di lettura: 3 min
Salva
  • La “g” di governance guida le decisioni di investimento dell’82% degli asset manager a livello globale, una percentuale in calo rispetto al passato (era l’86% nel 2019 e il 91% nel 2018)

  • Il 65% dei gestori con un patrimonio superiore ai 300 miliardi di dollari dispone di un team dedicato alle tematiche ambientali. Si parla del 51% per patrimoni tra i 100 e i 300 miliardi, del 27% tra i 50 e i 100 miliardi e del 9% sotto i cinque miliardi

  • In termini geografici domina l’Europa continentale, con il 90% dei gestori che vanta risorse dedicate, seguita dal Giappone con il 67% e dalla Gran Bretagna con il 55%

Sempre più gestori patrimoniali a livello globale includono i criteri ambientali, sociali e di governance nelle proprie decisioni di investimento. Ma se ancora oggi risultano essere guidati dalla “g” dell’acronimo, la crisi pandemica potrebbe portare la “s” alla ribalta. Lo rivela un’indagine di Russell Investments

Per rispondere alle esigenze di una clientela sempre più attenta alle tematiche green, ma non solo, un numero crescente di gestori patrimoniali a livello globale include i criteri ambientali, sociali e di governance nelle proprie decisioni di investimento. Decisioni che, secondo l’analisi annuale condotta da Russell Investments su un campione di 400 asset manager internazionali, continuano a essere guidate ancor oggi dalla “g” dell’acronimo esg. Ma la burrasca generata dalla crisi pandemica potrebbe portare la “s” alla ribalta.

Stando all’analisi, infatti, il 75% degli intervistati risulta essere firmatario dei Principles for responsible investment (Pri) delle Nazioni Unite, in crescita di tre punti percentuali rispetto al 2019 e di 12 punti percentuali sul 2018. In questo contesto, la “g” di governance guiderebbe le decisioni di investimento dell’82% del campione, anche se in calo rispetto al passato (era l’86% nel 2019 e il 91% nel 2018). A crescere, invece, la “e” di environment che dal 5% di due anni fa balza al 13%, mentre la “s” di social sembrerebbe raccogliere gli interessi di appena il 5% dei gestori, in linea con lo scorso anno, anche se per i ricercatori il covid-19 potrebbe finire per mescolare le carte in tavola.

Gestori green nella burrasca covid: la “s” si prepara ribalta
Fonte: 2020 Annual esg manager survey di Russell Investments

Un numero crescente di case di gestione, inoltre, vanta un team di investimento esg e sta dedicando sforzi a iniziative sul fronte green o aggiungendo risorse all’interno della propria organizzazione, in particolare quelle che vantano una base di asset under management più ampia. Il 65% dei gestori con un patrimonio superiore ai 300 miliardi di dollari, infatti, dispone di un team dedicato, una percentuale che cala al 51% per patrimoni tra i 100 e i 300 miliardi, al 27% tra i 50 e i 100 miliardi e al 9% sotto i cinque miliardi. Mediamente, inoltre, il 43% degli intervistati dichiara di possedere professionisti che investono più del 90% del proprio tempo nelle tematiche ambientali, sociali e di governance. In termini geografici domina l’Europa continentale, con il 90% dei gestori che vanta risorse dedicate, seguita dal Giappone con il 67% e dalla Gran Bretagna con il 55%. Restano indietro gli Stati Uniti con il 36% e il Canada con il 26%, anche se rispettivamente in crescita di cinque e 11 punti percentuali rispetto al 2018.

Rischio climatico al centro

I gestori internazionali, infine, risultano essere sempre più interessati a collegare i portafogli al cambiamento climatico, sulla scia anche delle richieste delle autorità di regolamentazione europee sul tema. E i fornitori di dati, dal canto loro, continuerebbero ad approfondire le loro capacità di reporting sulle emissioni di gas a effetto serra, specialmente se in relazione alla contrazione del riscaldamento globale sotto i due gradi Celsius secondo gli Accordi di Parigi. Anche in questo caso guadagnano il podio le aziende con sede in Europa Continentale, accompagnate da Australia e Nuova Zelanda.

Rita Annunziata
Rita Annunziata
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU:SRI-Impact investingcoronavirusEsg
ALTRI ARTICOLI SU "SRI-Impact investing"
ALTRI ARTICOLI SU "coronavirus"
ALTRI ARTICOLI SU "Esg"