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Il bianco e il nero: l’impatto del “gap razziale” sulla ricchezza

Il bianco e il nero: l’impatto del “gap razziale” sulla ricchezza

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

30 Agosto 2019
Tempo di lettura: 5 min
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  • Il wealth gap fra neri e bianchi costerà di qui a dieci anni fra i 1000 e 1500 miliardi di dollari in mancati consumi e investimenti nell’economia Usa. Un valore atteso fra il 4% e il 6% del Pil per il 2028

  • Oggi i bianchi sono dieci volte più ricchi dei neri. Se la tendenza dovesse proseguire, il 70% degli attuali giovanissimi afroamericani, impoverendosi, usciranno dalla classe media entro 10 anni

  • Il 65% delle famiglie afroamericane vive nei 16 stati con condizioni economiche meno favorevoli del Paese. Si osserva inoltre che la “ricchezza” media di una donna nera è pari a 200 dollari, a fronte dei 28.900 dollari di un uomo bianco

  • Il permanere di questa disparità costerà all’economia americana, nella migliore delle ipotesi, 1000 miliardi di dollari

Crescere del 6% in più, abbattendo il “racial wealth gap”, ossia quella “disparità razziale” che negli Usa è una remora pesante alla prosperità generale del Paese. Assottigliare il divario fra la ricchezza dei neri e dei bianchi avrebbe un impatto economico decisamente forte, e qualcuno lo ha calcolato

Il wealth gap fra neri e bianchi costerà di qui a dieci anni fra i 1000 e 1500 miliardi di dollari in mancati consumi e investimenti nell’economia Usa. Un valore atteso fra il 4% e il 6% del Pil per il 2028. In occasione del secondo Black Economic Forum annuale, McKinsey ha calcolato la variazione di ricchezza che si avrebbe in due diversi scenari. Si  intende qui per ricchezza: reddito, investimenti fisici, investimenti azionari. Premessa: i numeri fanno riferimento alla famiglia media delle classi più numerose (per dirla in termini statistici: la famiglia mediana).

Oggi, il patrimonio medio familiare Usa complessivo è aumentato, passando dagli 83.000 dollari del 1992 ai 97.000 del 2016. Ma i bianchi sono dieci volte più ricchi dei neri. In particolare, se nel 1992 una famiglia “bianca” aveva in media 100.000 dollari in più di una famiglia “nera”, nel 2016 ne aveva 154.000 in più. Un dato allarmante: se la tendenza attuale dovesse proseguire, il 70% degli attuali giovanissimi afroamericani, impoverendosi, usciranno dalla classe media entro 10 anni.

Gap razziale: due scenari

Il divario diminuisce

Si immagini, per un momento, che la crescita della ricchezza “nera” acceleri (3% annuo) e che quella della ricchezza “bianca” rimanga costante (0,8%). Persino in questo scenario, i bianchi sarebbero 7,7 volte più ricchi dei neri, in media. Il guadagno in termini di Pil derivante dal chiudere questo gap sarebbe secondo McKinsey pari a mille miliardi di dollari.

Il wealth gap aumenta

Nello scenario pessimistico, la ricchezza dei bianchi aumenta del 3,4% annuo (il tasso cui è aumentata fra il 1992 e il 2007, anno precedente la grande crisi dei mutui). Quella dei neri, diminuisce della stessa misura, il 3,4%: si tratta in effetti dello stesso tasso di contrazione del patrimonio medio delle famiglie afroamericane fra il 2004 e il 2016. In questo scenario drammatico, i bianchi sarebbero 22,7 volte più abbienti dei neri. In questo caso, chiudere il gap si tradurrebbe in un aumento del Pil di mille miliardi di dollari e mezzo.

Dove si annida il gap razziale nella ricchezza

Ma dov’è che c’è più divario? Nella casa, nei consumi, negli investimenti in titoli. Quali sono le determinanti della ricchezza dei gruppi demografici? Secondo McKinsey: il contesto sociale, la ricchezza familiare, il reddito familiare, i risparmi di famiglia.

La geografia, l’eredità storica

Il 65% delle famiglie afroamericane vive nei 16 stati con condizioni economiche meno favorevoli del Paese. Si tratta di Illinois, Michigan, Stato di NY, New Jersey, Florida, Louisiana, Arkansas, Mississippi, Alabama, Georgia, North Carolina, South Carolina, Tennessee, Virginia, Delaware, Maryland. In tutti questi stati, le performance degli indicatori di benessere sono inferiori a quelle della media nazionale. Cosa si intende per “indicatori di benessere”? Non solo economia e opportunità economiche, istruzione e sanità, ma anche stabilità fiscale, infrastrutture, opportunità, qualità della vita, correzione della criminalità.

E poi, il livello di occupazione, l’accesso alle cure mediche di qualità e alla salute pubblica, alla banda larga. Il livello di ricchezza di partenza della famiglia naturalmente è importante, e le famiglie di colore risultano in partenza meno abbienti a causa della discriminazione. Un cittadino di colore può aspettarsi di guadagnare fino a un milione di euro in meno rispetto a un bianco. C’è di più: vi è un allarmante effetto incrociato che potenzia la discriminazione fra vari gruppi demografici. Si consideri il dato seguente. Non considerando i molto ricchi o e i molto poveri, si osserva che la “ricchezza” media di una donna nera è pari a 200 dollari, mentre quella di un uomo bianco è di 28.900 dollari.

La diretta conseguenza di questo stato di fatto per il mercato del lavoro è che gli afroamericani hanno scarsi ruoli dirigenziali, essendo perciò maggiormente esposti al rischio di automazione.

Lo studio si conclude con l’esortazione a procedere per obiettivi di politica economica. Lasciare che il gap razziale della ricchezza continui a divergere, non invertendo la rotta danneggerebbe infatti l’intera economia americana, non solo quella di un gruppo demografico. Pur tralasciando la questione dell’equità sociale, ci sono almeno 1000 miliardi di dollari di Pil da non bruciare.

Teresa Scarale
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