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Fondo InvestEu e recovery fund all’insegna della sostenibilità

Fondo InvestEu e recovery fund all’insegna della sostenibilità

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Antonio Campagnoli
Antonio Campagnoli

19 Giugno 2020
Tempo di lettura: 3 min
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La recente crisi derivante dal covid-19 testimonia la dirompenza con cui le dinamiche socio-ambientali possono abbattersi sull’economia. Alcune riflessioni sul fondo InvestEu e sul recovery fund

In questo quadro di turbolenza economica, come anticipato nel mio intervento del 15 aprile, ritengo che strumenti, oggi ancora marginali, quali, da una parte, gli Eltif e i Pir alternativi, recentemente introdotti dal decreto legge 19 maggio 2020, n. 34 (il decreto rilancio) e, dall’altra, strumenti di finanza sostenibile come fondi Esg possano, ove opportunamente incentivati, rappresentare la spina dorsale della cosiddetta “Fase 2” che noi tutti auspichiamo possa portare a una graduale ma costante ripresa dell’economia nazionale.

In attesa di capire quali saranno gli sviluppi sul “recovery fund” e nella speranza che le misure adottate con il decreto rilancio e il decreto cura Italia siano adeguate alla difficile sfida che attende l’economia nazionale, tante cose sono state dette e scritte sui possibili interventi da adottare, tanto in ambito nazionale quanto in sede comunitaria, per contenere i disagi economici dovuti alla pandemia e al conseguente lockdown e per rilanciare l’economia nazionale e comunitaria. In questo quadro, secondo me, confidando in un aiuto comunitario, è improcrastinabile una riflessione di ampio respiro da parte delle istituzioni nazionali, volta a individuare non solo e non tanto le misure emergenziali per superare rapidamente la fase contingente di emergenza bensì, soprattutto, misure qualitative di medio e lungo termine capaci di disegnare il futuro prossimo del sistema socioeconomico nazionale e comunitario.

In questo senso mi sento di applaudire le novità introdotte dal legislatore nazionale relativamente ai Pir con l’introduzione dei cosiddetti Pir alternativi che ritengo possano costituire un valido strumento per convogliare capitali verso l’economia reale. Il legislatore ha l’occasione, in questo quadro emergenziale, di accelerare riforme e processi produttivi che, per i più disparati motivi, erano stati solo marginalmente interessati da riforme attese da anni. Basti pensare in questo senso, a titolo meramente esemplificativo, a quanto poco fosse stato fatto, prima del covid-19, sul fronte del lavoro agile (smart working) e a quanto invece sia stato fatto nelle settimane immediatamente successive al lockdown così da semplificare burocraticamente e incentivare, anche fiscalmente, l’adozione di tale forma di lavoro capace (i) nell’immediato a contrastare efficacemente il virus e, soprattutto (ii) nel medio-lungo periodo di ripensare, in prima battuta, l’organizzazione del lavoro (vedi dimensioni degli uffici) e, in secondo luogo la stessa progettazione urbana (vedi mezzi di trasporto e infrastrutture in generale) con inevitabili vantaggi sociali e ambientali (meno smog, più tempo libero e maggiore flessibilità).

In tempi non sospetti, gennaio 2019, il Parlamento europeo aveva deliberato l’avvio del “Piano InvestEu” che accorperà i molteplici strumenti finanziari dell’Ue attualmente disponibili per sostenere gli investimenti nell’Unione, rendendo più semplice, più efficiente e più flessibile il finanziamento dell’Ue di progetti di investimento in Europa. Un ruolo centrale nel progetto InvestEu dovrà essere assolto dal “Fondo InvestEu” che nelle intenzioni del legislatore dovrà consentire di mobilitare investimenti pubblici e privati tramite una garanzia del bilancio comunitario di 38 miliardi di euro. InvestEu, in continuità con l’Efsi, suo predecessore, dovrà concentrarsi su quattro grandi aree tematiche:

  • piccole e medie imprese (pmi);
  • infrastrutture sostenibili;
  • ricerca e innovazione;
  • investimento a impatto sociale.

InvestEu mira ad accelerare gli investimenti legati alle infrastrutture sociali supportando così progetti in settori quali la salute, l’educazione e il social housing considerati come archetipi di una società più equa e sostenibile.

In questo quadro socioeconomico, l’industria del risparmio gestito è chiamata a uno sforzo cruciale: essere un acceleratore dei cambiamenti globali verso un’economia più sostenibile, inclusiva e responsabile.

Antonio Campagnoli
Antonio Campagnoli
Socio fondatore de Il Punto/Corfac International e dello studio legale Lexcc. Ha esperienza nella consulenza immobiliare e nella due diligence immobiliare, strutturazione dell’acquisizione, studi di fattibilità, transactional liability insurance for real estate e diritto finanziario immobiliare incluso equity crowdfunding.
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