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Fondi Esg (veri o riciclati) sempre più da record

Fondi Esg (veri o riciclati) sempre più da record

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Redazione We Wealth
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03 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • I fondi sostenibili europei hanno registrato flussi record nel 2019, pari a 120 miliardi di euro, grazie in particolare alla raccolta nel quarto trimestre (47,3 miliardi)

  • Il patrimonio dei fondi sostenibili ha raggiunto a fine dicembre 2019 i 668 miliardi di euro, in aumento del 56% rispetto al 2018

  • L’offerta di fondi sostenibili ha continuato a crescere. Nel quarto trimestre hanno debuttato 105 prodotti, portando il totale del 2019 a 360. Oggi in Europa, ci sono 2.405 fondi sostenibili

Cresce l’interesse degli investitori per le questioni ambientali, sociali e di governance. Complice il contesto normativo favorevole, il mondo dei fondi sostenibili europei ha registrato afflussi record nel 2019: 120 miliardi di euro, di cui 47,3 miliardi solo nel quarto trimestre (26,8 miliardi di euro nel terzo trimestre).

 

Le attività in fondi sostenibili europei hanno chiuso l’anno a 668 miliardi di euro, in crescita del 56% rispetto al 2018. Lo sviluppo di questo tipo di prodotto non ha mostrato segni di indebolimento: 105 nuove offerte sono infatti state lanciate nel corso del quarto trimestre, portando il numero totale di lanci a 360 per il 2019 e il numero complessivo di fondi sostenibili domiciliati in Europa a 2.405 in totale.

Più di 50 dei 360 fondi lanciati nel 2019 avevano un mandato esplicito orientato al clima. I gestori patrimoniali hanno continuato – come già fatto in passato – a riutilizzare e rinominare i fondi esistenti in mandati sostenibili, mentre alcuni hanno ampliato i loro elenchi di esclusione. Un numero crescente di offerte, soprattutto nei paesi nordici, si sta disinvestendo dalle società di combustibili fossili. I fondi passivi hanno continuato a guadagnare quote di mercato. Nel quarto trimestre, i fondi indicizzati e i fondi negoziati in borsa hanno raccolto appena 13 miliardi di euro in flussi di fondi sostenibili, pari al 27% dei flussi trimestrali totali. Attualmente rappresentano il 21% delle attività dei fondi sostenibili europei.

I dati di flusso comprendono 2.405 fondi comuni di investimento e etf domiciliati in Europa che utilizzano i criteri esg come parte fondamentale della selezione della sicurezza e del processo di costruzione del portafoglio o indicano che perseguono un tema relativo alla sostenibilità, o cercano un impatto positivo misurabile a fianco del settore finanziario ritorno. Il gruppo di fondi sostenibili non contiene fondi che impiegano solo schermi di esclusione limitati senza un’enfasi più ampia su esg, né contiene il numero crescente di fondi che ora considerano formalmente i fattori esg in modo non determinante nella loro selezione di sicurezza. Per questa revisione sono stati esclusi fondi del mercato monetario, fondi feeder e fondi di fondi.

I forti afflussi del quarto trimestre sono stati trainati principalmente dal crescente interesse degli investitori in questioni esg e investimenti sostenibili. Gli investitori desiderano sempre più allineare i propri investimenti ai valori e alle preferenze di sostenibilità. Un altro fattore che ha contribuito è stato l’aumento del numero di offerte sostenibili.

Rating esg: istruzioni per l’uso

Secondo Jeroen Bos, head of Specialised Equity & Responsible Investing di NN Investment Partners è sempre più diffuso l’utilizzo dei rating esg come importante strumento per la selezione di titoli, fondi e mandati. È quindi aumentato notevolmente anche il numero di fornitori di rating e dati esg. “Nella pratica, però, i rating esg lasciano aperti importanti interrogativi di cui asset owner e asset manager devono essere consapevoli quando valutano la sostenibilità di titoli, fondi e mandati”. Da un recente confronto con un’agenzia di rating esg, è emerso per esempio che una grande società tradizionale del settore oil& as aveva un punteggio esg superiore rispetto a una mid-cap attiva nelle energie rinnovabili. NN Investment Partners ha identificato cinque trappole comuni che gli investitori devono affrontare quando utilizzano agenzie di rating esg esterne:

  1. Attenzione al “size bias”

I rating esg rivelano spesso un bias sulle dimensioni delle società: le più grandi ottengono in media migliori punteggi esg, ma questo non significa necessariamente che siano più attente all’ambiente o alle società in generale. Spesso questo bias deriva invece dal fatto che le società di maggiori dimensioni hanno più risorse per sviluppare e comunicare le proprie politiche e attività esg.

  1. La neutralità rispetto ai settori può dare esiti controintuitivi

Quasi tutte le metodologie di calcolo dei punteggi esg prevedono ancora una sorta di neutralità rispetto ai

settori, ovvero affermano che in ogni settore ci sono società con punteggi esg positivi e altre con punteggi negativi, indipendentemente dall’ambito di attività. Potrebbe quindi emergere un evidente conflitto con la sostenibilità, in quanto anche le società attive in settori sicuramente non considerati sostenibili, come le armi, il tabacco e l’energia tradizionale, possono comunque ottenere punteggi esg elevati, superiori alla media di mercato, grazie alle proprie politiche e a questa caratteristica di neutralità settoriale.

  1. Bassa correlazione tra le diverse agenzie di rating

Spesso si osserva una bassa correlazione tra i punteggi esg di diversi data provider. CSRHub ha dimostrato che la correlazione tra i punteggi esg forniti dalle diverse agenzie di rating può scendere anche a 0,3, un livello che indica una chiara mancanza di coerenza, e un recente studio condotto dal Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha confermato questa discrepanza. Ciò dimostra che i punteggi esg sono soggettivi, anche a causa delle diverse metodo-logie applicate. Questa osservazione, è importante notarlo, non cambia il fatto che gli insight e le argomentazioni alla base di tali punteggi possono comunque rappresentare un valido input per il processo di investimento.

  1. I rating tendono a diventare obsoleti

I punteggi esg delle tradizionali agenzie di rating esg vengono raramente aggiornati; in altre parole, l’attuale punteggio esg di una società è sostanzialmente comparabile, in media, con il suo punteggio di tre anni fa. Questo dipende in parte dai cicli di revisione poco frequenti e dal fatto che i punti dati specifici per l’esg tendono a non cambiare molto, ma c’è il rischio che passi molto tempo prima che le variazioni nei trend esg sottostanti traspaiano nei relativi rating. Per questo motivo iniziano ad affermarsi nuove agenzie di rating esg che, utilizzando nuove tecnologie, si concentrano maggiormente su dati esg tempestivi e basati sui flussi di notizie, fornendo quindi aggiornamenti più frequenti.

  1. Mancano ancora gli standard di rendicontazione

Rimane difficile raccogliere dati completi e di elevata qualità, soprattutto perché le società non hanno l’obbligo di comunicare buona parte dei dati esg. Per quanto possano farlo su base volontaria, le informazioni esg risultano spesso incoerenti perché gli enti normativi non prevedono standard come quelli applicati, invece, ai dati finanziari.

 

Redazione We Wealth
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