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Fondazioni in campo per una crescita più verde

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

20 Novembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • 14 fondazioni di origine bancaria associate ad Acri effettuano oggi investimenti sostenibili, mentre 10 affermano di aver avviato valutazioni in merito

  • La decisione di implementare tale tipologia di strategie è legata principalmente alla volontà di gestire in modo efficace i rischi finanziari

  • Francesco Bicciato: “gli approcci della finanza sostenibile possono rappresentare uno strumento utile per rafforzare il ruolo naturale delle fondazioni nella promozione dello sviluppo economico e sociale del nostro Paese”

Le fondazioni di origine bancaria possono supportare una crescita più verde e inclusiva, anche nel post-covid? Secondo un’indagine condotta dal Forum per la finanza sostenibile in collaborazione con Acri e MondoInstitutional, sì. Ecco perché

Riconosciute come enti non profit che ricoprono un ruolo fondamentale nel rilancio socio-economico dei territori, le fondazioni di origine bancaria potrebbero assumere una funzione ancora più rilevante nell’ottica di una crescita post-covid più verde e inclusiva. Secondo un’indagine condotta dal Forum per la finanza sostenibile in collaborazione con Acri e MondoInstitutional presentata in occasione della nona edizione della Settimana sri, il 50% oggi effettua investimenti sostenibili, spinte in primis da una più efficace gestione dei rischi finanziari, da rendimenti migliori e da una mitigazione del rischio reputazionale.

L’analisi ha coinvolto 83 fondazioni di origine bancaria associate ad Acri, con un attivo patrimoniale in gestione di oltre 44 miliardi di euro. Le rispondenti, nello specifico, sono 32 e rappresentano l’80% del totale attivo (circa 35 miliardi). Stando allo studio, 14 di queste effettuano investimenti sostenibili, di cui solo le prime 10 gestiscono complessivamente 27 miliardi di euro pari al 61% del totale attivo. Delle rimanenti 18, che dichiarano di non applicare strategie di investimento green, 10 affermano di aver avviato valutazioni in merito, principalmente fondazioni medio-grandi con un attivo patrimoniale pari al 15% del totale. E in sette casi, inoltre, tale cammino potrebbe concludersi già entro la fine dell’anno.

I vantaggi dell’sri: più rendimenti, meno rischi

In generale, secondo i ricercatori, la decisione di implementare strategie di investimento sostenibile e responsabile è legata principalmente alla volontà di gestire in modo più efficace i rischi finanziari, ma anche di ottenere rendimenti migliori, di mitigare il rischio reputazionale e di allinearsi al contesto normativo di riferimento, specialmente in ambito europeo. Le strategie sri più diffuse sono l’impact investing, le esclusioni, gli investimenti tematici e l’adesione a convenzioni internazionali. Inoltre, le 14 fondazioni sopracitate effettuano investimenti “mission related” (correlati alla missione), con progetti focalizzati principalmente nel settore dell’housing sociale.

“Le fondazioni di origine bancaria sono attori fondamentali per la crescita sostenibile dei territori e sono una componente importante della comunità sri”, spiega Francesco Bicciato, segretario generale del Forum, in apertura del convegno. “L’integrazione dei criteri di sostenibilità nell’attività di gestione patrimoniale, una tendenza importante e in crescita, testimonia che gli approcci della finanza sostenibile possono rappresentare uno strumento utile per rafforzare il ruolo naturale delle fondazioni nella promozione dello sviluppo economico e sociale del nostro Paese, anche e soprattutto in questa fase interessata dagli effetti della pandemia”.

Investimenti alternativi, equity e corporate bond

Secondo Stefano Gaspari, amministratore unico di MondoInvestor, inoltre, le principali asset class “per le quali vengono adottate strategie sri da parte delle fondazioni sono gli investimenti alternativi e, a seguire, l’equity e il corporate bond”. Per quanto riguarda il primo fronte, la motivazione potrebbe essere legata al fatto che le fondazioni hanno dedicato già da tempo risorse in settori come quelli della produzione di energia rinnovabile, ma anche “in progetti di microfinanza, private equity e venture capital legati al territorio, o ancora di housing sociali”, conclude Gaspari.

Ma quali sono gli ambiti in cui le fondazioni potrebbero incrementare ancor di più il proprio impegno sul fronte green? Stando allo studio, si parla innanzitutto di innalzare la porzione di attivo patrimoniale gestito secondo strategie d’investimento sostenibile (ora compresa tra lo 0 e il 25%), di approfondire il confronto con le imprese investite e l’esercizio del diritto di voto per promuovere pratiche aziendali più sostenibili, e di divulgare più informazioni sul tema.

Rita Annunziata
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