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Faro acceso sulla finanza verde

08 Novembre 2019 · Rita Annunziata · 5 min

  • L’84% dei gestori ha considerato in maniera attiva di integrare i fattori Esg nel processo di investimento

  • La crescente trasparenza richiesta da parte degli organismi regolatori è uno dei trend che traina la crescita di questa tipologia di investimenti

  • I green bond, tra il 2017 e il 2018, hanno superato i 100 miliardi di dollari di emissioni

Serve più trasparenza e coerenza nella definizione dei processi di integrazione tra analisi finanziaria e criteri di responsabilità sociale e ambientale. Uno studio di Boston Consulting Group spiega perché

“Vi tengo d’occhio”. Una frase dal tono minaccioso, se non fosse che a pronunciarla davanti al comune di Stornarella, in provincia di Foggia, è soltanto un ragazzino. Potito Ruggiero ha soli 12 anni, ma con le idee chiare e sorprendentemente più sofisticate di quanto la sua età suggerirebbe. È stato definito dai media nazionali “il Greta Thunberg italiano”, mentre stringeva tra le mani un cartellone con il disegno di una torta farcita di materiali inquinanti, unendosi all’appello delle manifestazioni del Global Strike for future.

La sostenibilità è sulle labbra di tutti. Masticata, a volte senza diritto, è diventata il simbolo di una popolazione che, pian piano, sta diventando sempre più consapevole di un futuro che le sta sfuggendo dalle dita, ma che non è ancora pronta a demordere. Anche le grandi società di gestione del risparmio hanno fin da subito cavalcato l’onda del cambiamento, celando, talvolta, strategie di marketing travestite da buonsenso.

Come si evince dai dati della Global Sustainable Investment Association, gli investimenti sostenibili stanno crescendo in misura costante in ogni parte del globo. L’84% dei gestori, spiega uno studio di Morgan Stanley del 2018, ha considerato in maniera attiva di integrare i fattori Esg (environmental, social e governance) nel processo di investimento, e il 60% ha già preso iniziative in tal senso negli scorsi quattro anni.

Secondo un report di Boston Consulting Group, How asset managers can seize the lead in sustainable investing, sono diversi i trend che trainano questa crescita. In primo luogo, la crescente trasparenza richiesta da parte degli organismi regolatori alle aziende e agli investitori in termini di impatto sociale e ambientale. Una trasparenza, tuttavia, difficile da realizzare, se si considera il fatto che mancano effettivamente indicatori comuni a livello globale sulle tematiche ambientali, sociali e di governance. “Il mondo degli Esg è piuttosto confuso – commenta Douglas Beal, partner e responsabile del team Total societal impact & sustainability di Bcg New York – perché, a differenza dei dati finanziari, non esiste un unico set di indicatori standardizzati”. Secondo Beal, infatti, le differenze geografiche, settoriali e di “anzianità” delle imprese rappresentano un vero e proprio limite alla creazione di criteri comuni.

Faro acceso sulla finanza verde
Douglas Beal, partner e responsabile del team Total societal impact & sustainability di Bcg New York

Di conseguenza, nonostante alcune indicazioni di massima – basti pensare alle definizioni dell’International Finance Corporation del World Bank Group – determinare cosa è più o meno sostenibile diventerebbe un’impresa ardua. Eppure, l’interesse degli stakeholder non sembra volersi arrestare. Perché? La risposta, secondo Boston Consulting Group è semplice: gli investimenti che integrano fattori Esg “semplicemente rendono di più” e gli investitori sono ormai coscienti del fatto di vivere in un mondo che sta implodendo.

A trainare la crescita tra i diversi approcci che gli asset manager possono adottare nei confronti degli investimenti sostenibili resta il cosiddetto “screening negativo”, che nel 2018 ha raggiunto i 20mila miliardi di investimenti. “Le persone adottano lo screening negativo ormai da decenni – chiosa Beal – evitare di investire in tabacco, pistole, munizioni o armi nucleari è piuttosto facile. Un terzo di tutte le risorse finanziarie del mondo viene gestito adottando queste metodologie”. Segue al secondo posto la strategia che prevede l’integrazione dei fattori Esg nei processi di gestione, con oltre 17mila miliardi di dollari.

Sempre più importante è accendere un faro sulla coerenza tra gli intenti dichiarati e le azioni concrete intraprese sul piano della sostenibilità. Si parla infatti di greenwashing per definire la strategia di alcune organizzazioni che consiste nel costruire in modo fittizio una decorosa immagine positiva, in tema di responsabilità sociale e ambientale, che però non trova riscontri concreti. Riguarda anche il modo in cui alcuni asset manager interpretano l’investimento “verde”. “Mentre il dibattito su sostenibilità e cambiamento climatico è più acceso che mai – aggiunge Beal – il ricorso a fattori Esg nella propria strategia di investimento può essere visto come semplice iniziativa di marketing per vendere un prodotto già esistente, senza che vi sia una reale strategia in questo senso”.

Secondo Boston Consulting Group, esistono alcune strade che gli asset manager possono intraprendere verso una chiara e reale sostenibilità. Innanzitutto, creando degli strumenti proprietari per il monitoraggio e la valutazione delle performance Esg, che tengano conto anche delle nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale, per cogliere, comprendere e analizzare i dati non strutturati provenienti da una pluralità di fonti. In secondo luogo, bisognerebbe puntare sulle obbligazioni, “eccellenti per veicolare un impatto sociale positivo”. Basti pensare ai green bond che, tra il 2017 e il 2018, hanno superato i 100 miliardi di dollari di emissioni.

Infine, gli asset manager dovrebbero adottare un approccio “autentico e credibile”, spiegano gli analisti della società di consulenza internazionale. Ma come possono documentarlo? “Ad esempio, dimostrando che tutti gli analisti e gli investment manager hanno competenze effettive in materia di Esg, e adottano un approccio coerente”, si legge nel report sopraccitato pubblicato da Bsg. Insomma, un nuovo approccio e nuovi talenti, adeguatamente formati e in grado di fare corretta educazione finanziaria a favore dei partner che distribuiscono strategie e prodotti.

Non solo Co2

Le emissioni di carbonio non incidono necessariamente sul conto economico, eppure rappresentando il principale argomento che gli investitori attratti dall’investimento sostenibile prendono in considerazione. Tra le prime motivazioni, la presenza di normative ad hoc su questa materia, come la “carbon tax”, la tassa sulle prodotti energetici che emettono biossido di carbonio (Co2) nell’atmosfera.

Ma quale sarà il tema dominante del futuro? Secondo Douglas Beal, sarà sempre più spesso la lotta contro le disuguaglianze a guidare le decisioni di molti investitori, anche se fattori come le emissioni inquinanti resteranno pur sempre centrali. “Ho visto un cartone animato divertente l’altro giorno – racconta Beal, con un sorriso di rammarico che gli incornicia il volto – C’era un gruppo di persone sedute attorno a un fuoco, indossavano abiti sfilacciati e dicevano qualcosa del tipo: lo so che abbiamo distrutto il mondo, ma per qualche anno abbiamo creato molto valore per gli azionisti”.

Rita Annunziata
Rita Annunziata
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