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Esg, riuscirà l’umanità a digerire la “zuppa di plastica”

Esg, riuscirà l’umanità a digerire la “zuppa di plastica”

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Maddalena Liccione
Maddalena Liccione

22 Gennaio 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • La “zuppa di plastica”, una metafora molto meno gustosa di quanto possa sembrare

  • In qualità di azienda sostenibile, Candriam contribuisce alla soluzione di inquinamento da plastica attraverso numerose iniziative

  • Gli investitori possono contribuire allo sviluppo di un’economia circolare collaborando a finanziare le imprese che mirano alle sfide più urgenti del nostro tempo

Gli attivisti dei movimenti ambientalisti accusano le classi dirigenti di non fare nulla per salvare il pianeta dalla plastica e dalle emissioni di Co2. Rimuovere o affrontare il problema? Questi quesiti, e le relative soluzioni, comportano dei rischi ma offrono anche delle opportunità

La ‘zuppa di plastica’ sono quei diversi miliardi di tonnellate di plastica che galleggiano impercettibilmente sotto la superficie dell’oceano. “Una metafora molto meno gustosa di quanto sembri”, afferma Wim Van Hyfte, global head of Esg investments and research di Candriam.

La maggior parte dei commensali non riesce a rendersi conto che, quando si ordina la zuppa di pesce in un ristorante, ci sono buone probabilità che le microplastiche siano sul menu. La plastica è il simbolo dell’inquinamento. Poiché è creata con il preciso scopo di perdurare nel tempo, la plastica rappresenta uno dei materiali più durevoli ma proprio per questo ha creato un enorme problema di inquinamento globale.

Secondo il World economic forum e la Ellen MacArthur foundation entro il 2050 gli oceani conterranno più plastica che pesci. “Il costante aumento della produzione di plastica e l’incredibile durata del prodotto sicuramente giocano un ruolo in tutto questo”, spiega l’esperto. Per fare qualche numero, la produzione annuale globale di plastica è passata da 1,5 milioni di tonnellate nel 1950 a 359 milioni di tonnellate nel 2018.

La plastica ‘usa e getta’, è ben lontana dall’essere facilmente smaltibile, ma rimarrà in circolazione per secoli, considerando che il tempo di decomposizione di questo materiale varia dai 450 anni delle bottiglie fino ai mille anni di altre tipologie di rifiuti. “Non tutto è negativo, bisogna anche riconoscerne i benefici”, avverte Van Hyfte. Tra i suoi vantaggi, bisogna riconoscere che la plastica è un prodotto resistente, leggero, versatile e relativamente a basso costo. Ogni tipologia di plastica, (Pet, Pvc, Pp), presenta differenti caratteristiche, ma il principale lato negativo resta lo smaltimento. Essendo un prodotto duraturo, uno smaltimento adeguato è fondamentale. “Le soluzioni che sono state finora adottate sono state miseramente insufficienti, e hanno portato la Terra a una poco salutare dieta a base di zuppa di plastica”.

Rimuovere o affrontare il problema?

“Per risolvere questo dilemma, si possono seguire due vie: eliminare la fonte della causa dell’inquinamento o curarne le conseguenze”. Per quanto riguarda la fonte, esistono una serie di regolamenti a livello globale. Il più famoso è la Direttiva europea sullo Single use plastic, che entro il 2021 vieterà in tutta l’Unione Europa l’uso di cotton fioc, cannucce, piatti, posate e altri articoli monouso in plastica. Non è la sola direttiva in questo senso, una infografica sulla storia dei regolamenti sulla plastica monouso, fornita da Un Pri, dimostra come l’attenzione sull’argomento stia crescendo. “È necessario che le aziende prendano nota di questo. Queste norme relative alla plastica monouso stanno trattando la causa dell’inquinamento, un inizio logico per contrastare il problema l’inquinamento da plastica”.

Riciclare può aiutare a evitare le conseguenze

Ci sono tre metodi principali per smaltire la plastica: riciclo, incenerimento e discarica. Purtroppo, oggi più del 40% della plastica globale finisce nelle discariche. I rifiuti destinati alle discariche provenienti da paesi occidentali, comprese le materie plastiche, sono stati spediti per decenni in Paesi in via di sviluppo privi di una forte regolamentazione in merito. I tempi tuttavia stanno cambiando e i rifiuti vengono… rifiutati. In particolare, si ricorda il divieto cinese di importare rifiuti in plastica. I paesi occidentali esportatori di rifiuti si trovano quindi ad affrontare nuove circostanze. “Non possiamo esportare il problema e continuare a chiudere gli occhi. Ora dobbiamo occuparcene”. Secondo il responsabile degli investimenti Esg di Candriam anche “la raccolta della plastica è fondamentale affinché le operazioni di riciclo abbiano un impatto significativo”.

L’attuale tasso di raccolta della plastica è insufficiente a soddisfare la crescente domanda di materie prime riciclate. Questo mette sotto pressione il prezzo. Secondo Ihs Markit, la plastica rPet (per il Pet riciclato) attualmente costa fino a 40 centesimi in più per libbra rispetto alla resina vergine importata. Applicare una tassa rimborsabile sui prodotti in plastica, come le bottiglie o altri contenitori, potrebbe essere un primo passo, perché aumenterebbe del 90% il tasso di raccolta di questi materiali, come avvenuto in Germania e Norvegia.

Investitori, prendete nota

“Questi problemi, e le relative soluzioni, avranno inevitabilmente un impatto sull’intera catena del valore della plastica, che comporta dei rischi ma offre anche delle opportunità per gli investitori – sottolinea l’esperto – Si comincia con le società oil e gas che, pur non essendo state direttamente prese di mira dalle nuove normative, possono affrontare il rallentamento della domanda di petrolchimici da parte dei produttori di plastica vergine. Le aziende chimiche che producono polimeri potrebbero perdere terreno in favore di altri settori come la biochimica e il riciclo chimico. I beni di consumo vedranno probabilmente la sfida più grande, poiché le aziende devono affrontare direttamente una regolamentazione più severa e una crescente consapevolezza da parte dei consumatori di questioni quali gli imballaggi sostenibili e riciclati. Inoltre, le società di gestione dei rifiuti avranno naturalmente il loro ruolo da svolgere nel ciclo di vita della plastica, dai servizi di riciclo e smistamento alle iniziative relative alla raccolta”.

Una grande sfida, per la quale sono necessarie e a breve, soluzioni rivoluzionarie

La gestione dell’inquinamento da plastica è perfettamente in linea con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile promossi dalle Nazioni unite. La crescente attenzione dei leader mondiali, dei consumatori e delle aziende illustra il senso dell’obiettivo n. 12, ‘Garantire modelli sostenibili di consumo e produzione’. “Il pianeta Terra ha bisogno degli esseri umani per sviluppare un’economia circolare. Gli investitori possono contribuire allo sviluppo di un’economia circolare collaborando a finanziare le imprese che mirano alle sfide più urgenti del nostro tempo e rispondono all’obiettivo, dichiarato dall’Unione europea, di implementare il Piano d’azione per l’economia circolare”.

Ogni anno l’umanità richiede l’equivalente di 1,7 pianeti per soddisfare la domanda di risorse naturali, un numero che si prevede aumenti a 3 entro il 2050. “Questi problemi non sono ovviamente limitati alla plastica, ma le materie plastiche esemplificano la necessità di trovare presto delle soluzioni e le opportunità di mercato”. L’attenzione dei media sull’inquinamento da plastica continua ad aumentare, mentre il panorama normativo e la consapevolezza generale del problema stanno subendo rapidi cambiamenti. “La questione non è esagerata; questa è una grande sfida, per la quale sono necessarie e a breve, soluzioni rivoluzionarie. Per sviluppare soluzioni praticabili, dobbiamo tenere a mente che la plastica non è del tutto un male. La plastica può contribuire a un futuro più sostenibile. Dobbiamo ridurne il consumo, raccogliere correttamente i materiali usati e riciclarla e riutilizzarla il più possibile”.

In qualità di azienda sostenibile e da sempre impegnata per lo sviluppo di iniziative in tema di Rsa (Responsabilità sociale e ambientale) Candriam contribuisce alla soluzione di inquinamento da plastica attraverso iniziative interne a livello locale, molte delle quali suggerite dai dipendenti. “Ad esempio, riduciamo il consumo di plastica eliminando progressivamente le bottiglie di plastica nelle sale riunioni e fornendo refrigeratori d’acqua direttamente collegati alla rete di distribuzione dell’acqua, piuttosto che raffreddare l’acqua in bottiglia. Condividiamo idee attraverso iniziative specifiche organizzate intorno a temi come la Settimana europea della riduzione dei rifiuti e la Settimana dello sviluppo sostenibile. La plastica è progettata per durare. Continuare a godere dei suoi benefici significa riconoscere e trattare i problemi derivanti dalla sua longevità”, conclude l’esperto.

Maddalena Liccione
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