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Esg, non solo moda ma vero alpha

16 Maggio 2019 · Redazione We Wealth · 3 min

  • A livello globale, il 59% dei consulenti finanziari, il 57% dei fund buyer professionali e il 56% degli investitori istituzionali ritiene che gli investimenti Esg siano una fonte di alfa. In Italia, la percentuale arriva fino al 70%

  • Il 55% degli investitori istituzionali sta pianificando un aumento dell’allocazione agli Esg nel corso del 2019

  • L’81% degli investitori individuali richiede un allineamento tra gli investimenti e propri valori personali

L’industria concorda: il rispetto dei criteri per le strategie ambientali, sociali e di governance generano rendimento. Secondo una ricerca Natixis però, analisi e misurazione spaventano ancora gli addetti ai lavori

L’interesse per le strategie ambientali, sociali e di governance è in aumento tra investitori e addetti ai lavori, perché sono innegabili le opportunità di generare alfa. Per gli investitori professionali però, secondo quanto emerge da una ricerca di Natixis Investment Managers, reporting e misurazione sono i maggiori ostacoli. L’analisi raggruppa e analizza i dati di quattro indagini globali brandizzate Natixis e condotte tra professionisti della finanza, investitori individuali, investitori istituzionali e fund buyer professionali.

I risultati parlano chiaro: sei consulenti finanziari su dieci (circa il 59%), il 57% dei fund buyer professionali e il 56% degli investitori istituzionali, ritengono che gli investimenti Esg siano fonte di alfa, ma anche che allo stesso tempo possono ridurre l’esposizione ai rischi legati a governance e aspetti sociali non identificati dall’analisi tradizionale. Oltre la metà degli investitori individuali, poi, ritiene che le società che saranno maggiormente in grado di dimostrare integrità supereranno le altre in termini di performance.

Gli investitori istituzionali sono un passo avanti agli altri nell’adozione di strategie Esg nei loro portafogli. Quasi i due terzi ritengono che l’Esg diventerà una pratica standard nei prossimi cinque anni, rispetto al 60% del 2017. Tra coloro che già oggi implementano le strategie, il 46% ritiene che questa analisi sia importante per il proprio processo di investimento tanto quanto l’analisi fondamentale tradizionale.

L’indagine, tuttavia, ha anche dimostrato la necessità di una migliore modalità di reporting e misurazione. Più dei due terzi dei consulenti finanziari intervistati hanno dichiarato che sarebbero più propensi a raccomandare i prodotti Esg se una migliore documentazione fosse resa disponibile. In Italia questa percentuale arriva al 70%.

“In qualità di gestore attivo, consideriamo i fattori ESG come parte integrante delle strategie attive di investimento di lungo periodo. Gli investitori sono sulla stessa lunghezza d’onda. Le strategie di investimento legate agli ESG sono ora riconosciute al di là del ristretto ambito di screening negativo a cui un tempo erano associate. La domanda di strategie ESG è superiore all’offerta. E considerato il continuo ampliamento su un insieme più ampio di processi di investimento, aumenta anche la domanda di chiarezza e di spiegazioni da parte degli investitori sulle strategie ESG, sul modo in cui sono implementate, sui benefici in termini di ritorni degli investimenti e sulla società in senso lato”, ha commentato Jean Raby, ceo di Natixis Investment Managers. “Vi sono alcune chiare iniziative da adottare, tra cui una migliore tassonomia e classificazione nell’industria e una maggiore trasparenza in materia di reporting su clima e ESG”.

Investitori professionali

Le istituzioni integrano una gamma sempre più ampia di strategie Esg, più frequentemente attraverso l’integrazione ESG, aspetto che rende l’analisi fondamentale. Gli investimenti sostenibili stanno aumentando anche nel segmento wholesale, dove il 65% dei fund buyer li ritiene parte integrante delle operazioni. In questo campo, una quota leggermente inferiore fa ricorso all’integrazione piena (28%) e allo screening per esclusione (22%), ma un numero maggiore preferisce un approccio combinato tra impact investing e approccio best in class (15% ciascuno).

“Come accade quando si ha a che fare con la maggior parte delle innovazioni in materia di investimenti, gli investitori istituzionali sono in testa alla classifica in materia di Esg – commenta Antonio Bottillo, country head per l’Italia di Natixis Investment Managers – Sei su dieci incorporano già i criteri Esg all’interno dei propri portafogli e la maggioranza (55%) prevede di aumentarne l’allocazione nel 2019. Dovendo far fronte a maggiori requisiti interni di rendicontazione, faranno sempre più affidamento sull’industria degli investimenti per fornire la misurazione e il reporting di cui hanno bisogno, aspetto in grado di generare benefici a livello generale”.

Investitori più giovani

A differenza delle generazioni precedenti, la maggioranza degli investitori millenial e della generazione X (poco meno) ha dichiarato di voler attribuire ai propri investimenti un impatto positivo sul mondo. Sulla stessa lunghezza d’onda solo il 41% dei baby boomer e il 30% della silent generation.

Redazione We Wealth
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